Cosa succede in Egitto? | La repressione del regime di Al Sisi e le scelte del governo italiano

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16 luglio 2016
Nel 2013 il Presidente Morsi, eletto coi Fratelli Musulmani alla guida dell’Egitto, viene destituito un colpo di Stato dai militari. Il generale Abd al-Fattah al-Sisi assume il controllo ad interim del Paese, per poi venire eletto Presidente nelle elezioni del 2014. In questo triennio sono molte le ombre che hanno caratterizzato il governo dell’ex-generale egiziano.

Il regime e le sparizioni. La crescente influenza di al-Sisi in tutti gli apparati statali e il controllo degli organi di stampa da parte del governo, hanno trasformato la Repubblica Egiziana in un vero e proprio regime. Sono ormai mesi che Amnesty International muove forti accuse nei confronti dello strapotere del Presidente. Secondo un dossier pubblicato questa settimana proprio da Amnesty, fra il 2015 e il 2016 sarebbero migliaia le persone arrestate per aver manifestato la propria opposizione ad al-Sisi. Tra loro molti studenti, accademici, ingegneri e medici professionisti, sequestrati e portati in una destinazione ignota per essere interrogati e torturati. Queste torture, condotte dall’Autorità nazionale per la sicurezza, sono spesso sfociate in veri e propri delitti, prontamente insabbiati e fatti passare come fenomeni di criminalità locale. Il caso del ricercatore italiano Giulio Regeni è solo uno dei tanti esempi di sequestri finiti in tragedia.

La situazione economica: di male in peggio. Dall’insediamento di al-Sisi, l’economia egiziana ha subito una consistente recessione, con l’inflazione che ha raggiunto livelli elevatissimi. La poca trasparenza delle autorità di sicurezza nazionale (vedi il caso del volo Egypt Air) e la costante paura dei sequestri hanno contribuito fortemente al rallentamento della crescita. A risentire negativamente di questa situazione di terrore è stato sopratutto il settore del turismo, colonna portante dell’economia egiziana fin dai tempi di Mubarak. La riduzione della spesa pubblica e il rilancio di progetti per nuove infrastrutture nazionali non sono state sufficienti per spingere la ripresa economica e l’abbattimento dei livelli di disoccupazione.

La lotta al terrorismo. Malgrado il consolidamento del regime e la crisi economica, al-Sisi continua a mantenere i favori del mondo occidentale. Lo stesso premier italiano Renzi nel luglio del 2015, in un’intervista alla televisione del Qatar, Al Jazeera, definì il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi “un grande leader” e “l’unica speranza per l’Egitto”. L’atteggiamento della comunità internazionale nei confronti del leader egiziano è giustificato dalla sua lotta contro i jihadisti attivi nelle valli del Sinai e in tutta la regione araba: attraverso il coordinamento internazionale, gli aerei egiziani hanno più volte condotto raid contro le basi dell’Isis sia in Iraq che in Siria e al-Sisi non ha mai nascosto il proprio supporto al generale Haftar in Libia, principale oppositore degli estremisti in Cirenaica. La posizione strategica dell’Egitto e le difficili situazioni diplomatiche in Siria e in Libia, rendono al-Sisi uno dei più influenti interlocutori di tutto il Medio-Oriente. Un alleato prezioso per l’Occidente per ridefinire nuovi equilibri geo-politici per tutta la regione araba.

Il difficile rapporto con la Turchia. Il Presidente turco Erdogan e al-Sisi non sono mai stati in buoni rapporti a causa delle profonde differenze ideali che guidano il loro operato: Erdogan è tra i maggiori sostenitori della Fratellanza Musulmana, mentre il Presidente egiziano ne è un convinto oppositore; il primo è paranoico riguardo alla minaccia rappresentata dai propri generali (paura che si è materializzata con il tentato golpe nella notte di venerdì 15 luglio), mentre l’altro è un ex-generale che ha preso il potere con un colpo di stato ai danni di un governo con chiare simpatie islamiste; e ancora, gli sforzi della Turchia contro lo Stato Islamico sono stati decisamente blandi rispetto alla guerra senza quartiere condotta dall’Egitto nei confronti dell’Isis.

Il gelo tra Egitto e Turchia. Il leader egiziano ha più volte accusato la Turchia di aver offerto rifugio ai sostenitori di Morsi in fuga dalla stretta mortale dei tribunali egiziani mentre, dal canto suo, Erdogan ha condannato dal principio il colpo di Stato dei militari contro i Fratelli Musulmani. Riguardo le accuse lanciate da al-Sisi, il Presidente turco ha dichiarato:

Respingiamo i verdetti della giustizia egiziana. Le sentenze pronunciate contro Morsi e i suoi amici nascono da invenzioni. Queste persone sono nostri fratelli, non possiamo accettare le decisioni di un regime oppressivo.

Al momento i rapporti diplomatici fra i due Paesi sono congelati e non sembra esserci alcun segnale di disgelo. Interrogato dall’agenzia di stampa ufficiale Anadolu, secondo Erdogan “il problema con l’Egitto riguarda la sua amministrazione, in particolare il suo governante”, mentre al-Sisi continua a chiedere che la Turchia riconosca la legittimità del suo governo per tornare a confrontarsi alla pari su un tavolo diplomatico.

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Fiorentino di nascita, nativo digitale e content creator di professione, anche se ancora devo capire in cosa consiste questo mestiere. Da nerd di prima categoria ho scelto di seguire la più emozionante delle mie passioni: la politica.

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