Invecchiamento della popolazione in Italia: un paese che muore?

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invecchiamento della popolazione in italia

Nel 2015 sono nati in Italia 488 mila bambini, il peggior risultato dall’Unità d’Italia ad oggi. Sono dati che parlano chiaro: l’invecchiamento della popolazione in Italia è un elemento strutturale, reso ancora più evidente dalla crisi economica.

Analizziamo allora il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione cercando di capire meglio cosa ci dicono gli indicatori che lo descrivono. Utilizziamo gli ultimi dati disponibili validati da Eurostar, relativi al 2014.

Invecchiamento della popolazione in Italia: speranza di vita

La popolazione italiana vive sempre più a lungo: la speranza di vita alla nascita è di 80,7 anni per gli uomini e 85,6 per le donne, dati entrambi superiori alla media europea, che è di 78,1 e 83,6. Le differenze regionali in questo caso sono minime.

In Europa (intesa come Unione Europea) siamo secondi nella classifica maschile (Cipro è a 80,9 anni), tra le donne invece ci superano solo la Spagna (86,2) e la Francia (86).

Invecchiamento della popolazione in Italia: tasso di fecondità

Altro indicatore dell’invecchiamento della popolazione in Italia è il tasso di fecondità, ossia il numero medio di figli per donna. In Italia il tasso di fecondità è di 1,37 contro una media europea di 1,58. Gli altri paesi dell’Europa mediterranea (Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro) sono messi anche peggio, così come la Polonia.

Il dato era sceso ai minimi storici (1,19) nel 1995, per poi risalire fino a 1,46 nel 2010, anno in cui a ripreso a scendere. Si tratta di una tendenza diffusa in tutta Europa, anche se nell’ultimo anno il tasso di fecondità ha ripreso a salire in molti paesi tra cui Austria, Danimarca, Germania, Polonia, Spagna e Ungheria.

In questo caso le differenze regionali sono notevoli: il tasso di fecondità è dell’1,46 al Nord, 1,36 al Centro e 1,32 al Sud. Gli analisti tendono a correlare questi dati a quelli sulla presenza di residenti stranieri, che hanno un tasso di fecondità più alto degli italiani. È per questo che a Nord, dove la presenza di stranieri si attesta attorno al 9-10%, il tasso è più elevato mentre a Sud, dove gli stranieri sono il 3%, è decisamente più basso.

Invecchiamento della popolazione in Italia: indice di vecchiaia

La combinazione tra aumento della vita media e decremento del tasso di fecondità genera un indice di vecchiaia alle stelle in Italia, per lungo tempo il più alto del mondo. Ma cos’è l’indice di vecchiaia? È il rapporto tra popolazione over 65 e popolazione in età lavorativa, cioè tra i 15 e i 64 anni. Si esprime ponendo a 100 la quota degli adulti in età lavorativa. In sostanza, più è alto il dato, peggio è.

I risultati sono per noi sconcertanti: ogni 100 persone in età lavorativa ci sono in Italia 33,1 persone oltre i 65 anni. Si tratta del dato peggiore d’Europa (28,1 è il dato medio europeo). I paesi dove questo rapporto è migliore sono Slovacchia (19), Irlanda (19,3) e Cipro (19,9).

Secondo Istat, la regione più vecchia d’Italia è la Liguria, seguita da Friuli Venezia Giulia e Toscana. L’indice di vecchiaia più basso si riscontra in Campania, seguita da Trentino Alto Adige e Sicilia.

Questo indicatore è particolarmente importante perché esprime il cosiddetto “debito demografico” che un paese ha nei confronti delle generazioni future in termini di sanità, assistenza e previdenza.

Invecchiamento della popolazione in Italia: over 65

Altra conseguenza di una vita media molto lunga unita ad un tasso di fecondità molto basso è, intuitivamente, che in Italia ci sono molti anziani. In effetti è così: la popolazione anziana (da convenzione gli over 65) rappresenta il 21,4% della popolazione, contro una media europea del 18,5%. È il dato più alto di tutta Europa.

Storicamente siamo sempre stati tra i paesi con una maggiore quota di anziani, certo le proporzioni sono aumentate in modo molto significativo con il passare del tempo, basti pensare che nel 1983 la quota di ultrasessantacinquenni era del 13,1%.

Invecchiamento della popolazione in Italia: età mediana

Altro valore in cui ci distinguiamo in Europa è l’età mediana della popolazione, che da noi si attesta a 44,7 anni contro una media europea di 42,2. Entrambi i dati sono in aumento di 0,3 anni rispetto al 2013 e di circa tre anni rispetto a dieci anni fa.

L’età mediana, da non confondersi con la media delle età, è quel valore che ripartisce una popolazione, ordinata appunto secondo le età dei suoi componenti, in due gruppi ugualmente numerosi. È considerata una misura più affidabile perché meno influenzata dagli estremi di quanto non sia l’età media.

Anche in questo caso la Germania ci supera (a 45,6) e anche qui siamo sempre stati tra i paesi con un’età mediana molto elevata, che nel 1983 era però di 34,8 anni. Il paese più giovane d’Europa è l’Irlanda (età mediana 36 anni), seguito da Cipro (36,8) e Slovacchia (38,6).

Un dato su cui riflettere: rispetto al 2013 l’età mediana avanza in tutti i paesi europei, eccetto la Svezia dove rimane uguale. Svezia che nel 1983 aveva un’età mediana superiore alla nostra (36,9), dato che ora si attesta a 40,9 anni, +4 anni rispetto al nostro +9,6. Cosa è successo? Che nel frattempo la Svezia ha sviluppato delle politiche sociali di sostegno alla natalità che hanno mantenuto tassi di fecondità prossimi al 2.

Invecchiamento della popolazione in Italia: le previsioni

Tutte le previsioni demografiche indicano che i processi in corso fotografati dai dati sopra riportati proseguiranno il loro trend, aggravando il processo di invecchiamento della popolazione in Italia, a meno di una svolta epocale nelle politiche sociali che sia in grado di mutare i comportamenti degli individui e delle famiglie.

Ma quanto è corretto parlare di invecchiamento della popolazione piuttosto che di semplice allungamento della vita? Ce ne occupiamo qui, cercando di capire quando una persona diventa anziana.

Fonti dei dati: Istat e Eurostat

Immagine | Chris Marchant

A pagina 2, i dati sull’invecchiamento della popolazione relativi al 2013

Sociologo, frequenta un dottorato che non esiste più e si occupa di progettazione e ricerca sociale. Ama scrivere, soffriggere e dimenticare. A Le Nius è caporedattore della sezione Società. fabio@lenius.it

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