WeChat raggiunge 1 miliardo di account: le ragioni del fenomeno

di
Come si usa WeChat
Fonte| Pagina Facebook @wechatapp

WeChat ha raggiunto da poco 1 miliardo di account registrati e il suo modello di funzionamento può dirci molto su come potrebbero diventare le nostre società digitalizzate. Cerchiamo di capire perché.

WeChat: come funziona

WeChat è una piattaforma sociale, proprietà della società cinese Tencent, che aggrega molte delle funzionalità che in Occidente sono spalmate su app differenti. Innanzitutto, WeChat è un sistema di instant messaging, come WhatsApp. Collegandosi con il proprio profilo e numero di cellulare si possono aggiungere amici per chattare, videochiamare, inviare link, emoji, musica e file.

WeChat ha anche la possibilità di pubblicare status che vengono visualizzati dai propri contatti: proprio come su Facebook e Instagram, un wall che si chiama WeChat Moments vede scorrere gli aggiornamenti, le immagini e le notizie pubblicate da amici e account seguiti. Non solo. Come spieghiamo più avanti, con WeChat è anche possibile pagare prodotti e servizi a qualunque soggetto abilitato a ricevere transazioni mediante WeChat Pay, il sistema di WeChat collegato al conto corrente personale.

WeChat ha attualmente 1 miliardo di account attivi registrati ed è l’app di messaggistica più usata in Cina e in Bhutan. Il traffico sulla piattaforma rappresenta il 34% del totale del traffico dati in Cina. È, per ovvie ragioni, anche l’app più utilizzata dai cinesi nel mondo, con circa 100 milioni di utenti attivi fuori dalla Cina. I paesi occidentali, tra cui l’Italia, stanno iniziando ad abilitare pagamenti tramite WeChat Pay per permettere ai cittadini cinesi nel mondo di fare acquisti con più facilità. Il Comune di Prato ha addirittura aperto un account WeChat per comunicare con la comunità cinese e renderla partecipe delle attività cittadine.

WeChat, dal social network a piattaforma di micro-pagamenti

Come dicevamo, WeChat è anche una piattaforma mediante la quale si possono acquistare beni e servizi, pagare le bollette, prendere appuntamenti medici, prenotare mezzi di trasporto e scambiare denaro tra amici. Ad ogni account WeChat è associato un QR code che permette di connettersi con i profili di altre persone, attività commerciali e brand. Le transazioni sono mediate dal sistema WeChat Pay che, grazie all’uso dei QR code abbinati ai prodotti in commercio, ne permette la scansione diretta dall’app. WeChat Pay è collegata al portafoglio elettronico del proprio account, che è a sua volta agganciato ad un conto corrente (necessariamente cinese).

Stando a un report di iResearch nel 2017 il 44% delle transazioni online in Cina sono avvenute da mobile e la maggior parte tramite WeChat Pay e AliPay. Ricordiamo infatti che, oltre a WeChat, l’altro grande player dei micro-pagamenti è proprio AliPay, proprietà di Alibaba, la più grande società di commercio elettronico della Cina.

La prima cosa interessante è che WeChat sta contribuendo a creare in via indiretta milioni di posti di lavoro, grazie alle transazioni economiche che passano per la piattaforma. Secondo Technode sarebbero oltre 4 milioni di posti di lavoro collegabili ad attività commerciali dirette e oltre 15 milioni di posti di lavoro indiretti generati nel solo 2017.

Questi dati ci portano ad una prima considerazione di carattere sociale: in Cina, prima o poi, la moneta cartacea è destinata a scomparire. I cittadini cinesi potrebbero non avere più bisogno di portafogli dove conservare contanti, monete o carte di credito e, forse, neanche più il documento d’identità, che come riportavamo in questo articolo sarà soppiantato dall’ID personale WeChat. In alcune province, infatti, come il Guangdong, è già possibile registrare la carta d’identità digitale su WeChat: invece di mostrare un documento, basta scansionare il proprio volto.

Tre fattori che hanno reso possibile lo sviluppo del mobile payment

1. Innanzitutto, in Cina i grandi player globali come Google e Facebook non sono di fatto mai entrati. Le limitazioni governative non consentono agli utenti di navigare sul social network di Mark Zuckerberg, di usare WhatsApp, di fare ricerche su Google o di guardare video su YouTube. Il cosiddetto “Great Firewall” è attivo dai primi anni 2000 e blocca l’accesso alle principali piattaforme web mondiali. Questo ha consentito la diffusione di piattaforme “made in and for China“, senza che la concorrenza estera ne intaccasse lo sviluppo. Tra le altre citiamo, oltre alla stessa WeChat, Renren, Weibo, Baidu e Youku.

Nel 2017 il governo centrale ha anche emanato un provvedimento che obbliga le piattaforme cinesi a mantenere i server sul suolo nazionale, al fine di poter gestire direttamente i dati sugli utenti e non doverli richiedere all’estero.

2. In secondo luogo, fino a qualche anno fa in tutta la Cina il mezzo principale di pagamento era il contante. Una serie di fattori geografico-culturali ha però accelerato il passaggio diretto dai pagamenti in cash al mobile payment.

I pagamenti tramite smartphone sono oggi accettati dalla maggior parte dei commercianti cinesi, dalla grande catena di supermarket al piccolo negozio di strada.

3. Il terzo fattore, collegato al punto precedente, riguarda i costi di transazione molto più bassi applicati da WeChat Pay e Alipay rispetto alle banche occidentali. Le piattaforme di mobile payment cinesi, infatti, prendono una percentuale ben inferiore all’1% del costo totale della transazione, mentre le commissioni applicate dal sistema bancario standard si aggirano tra il 2 e il 3%.

wechat per pagare
Immagine| facebook.com/wechatapp

Il rapidissimo tasso di adozione della tecnologia è un fattore culturale

Come si spiega a livello sociale una così rapida diffusione della tecnologia, in generale, tra la popolazione?

Partiamo dal fatto che è difficile dare una risposta valida per tutta la popolazione cinese. Da un lato, le differenze generazionali impattano in modo differente nell’attitudine all’adozione delle tecnologie, dall’altro esistono differenze geografiche e culturali enormi tra le varie aree. Le grandi metropoli come Pechino, Shanghai, Canton e Shenzhen rappresentano il ritratto parziale di un paese composto anche da vaste zone rurali dove sono ancora carenti molte delle infrastrutture basilari.

Nonostante questo, la diffusione rapidissima di queste tecnologie è confermato dai dati: nel giro di un paio d’anni ogni esercente si è dotato di dispositivi per i pagamenti in app e gli utenti hanno adottato altrettanto velocemente il mobile payment per ogni tipo di acquisto. Il fatto che il settore non è frammentato in una moltitudine di app e soluzioni differenti, ma regolato da due sole corporation (Tencent e Alibaba), ha reso lo sviluppo ordinato ed omogeneo.

In un paese dove le città cambiano volto nel giro di pochissimi anni, la flessibilità è una “virtù” imposta dall’incalzare del progresso, che compie passi da gigante alla velocità della luce. Citando Sebastian Mueller, direttore operativo di MING labs, società tedesca che sviluppa applicazioni e design digitali, con uffici anche in Cina,

“In China there is a general willingness, across generations, social groups and geographies, to adopt new technologies quickly. With China’s incredible rise over the past decades, life has looked completely different for hundreds of millions of people, year after year. Change has been ever-present: in lifestyle, affluence, infrastructure, opportunity, amongst other related fields. Continuous change and adaptation to new circumstances is the norm to the Chinese, a factor which has been crucial to driving rapid adoption of new technologies”.

Traduciamo: “In Cina c’è la volontà generale, comune a tutte le generazioni, i gruppi sociali e territoriali, ad adottare velocemente le nuove tecnologie. Con l’incredibile crescita della Cina negli ultimi decenni, la vita viene vista in maniera completamente diversa da centinaia di milioni di persone, anno dopo anno. Il cambiamento è presente ovunque: nello stile di vita, ricchezza, infrastrutture, opportunità e negli altri ambiti collegati. Il continuo cambiamento e adattamento alle nuove circostanze è la normalità per la persona cinese, fattore che è risultato cruciale nel portare alla rapida adozione delle nuove tecnologie”.

L’attitudine al cambiamento è dunque una caratteristica sociale e intergenerazionale. Proprio come noi italiani siamo tradizionalmente immobili e, in alcuni casi, anche salubremente restii all’innovazione a tutti i costi, il popolo cinese sembra risiedere alla polarità opposta. Se una tecnologia conviene, facilita la vita, se ci si può guadagnare, viene adottata e si diffonde a macchia d’olio. Se non serve, la si scarta e si prova la successiva.

La diffusione della tecnologia è anche una questione di identità collettiva?

Queste considerazioni aprono a loro volta una finestra sulla storia della Cina degli ultimi decenni. Con la rivoluzione culturale a cavallo degli anni ’70 si è rasa al suolo la millenaria tradizione cinese: il patrimonio di sapere confuciano che ha caratterizzato per secoli l’identità del paese è stato cancellato dall’avvento del maoismo e della Grande Rivoluzione Culturale. Solo con il successivo passaggio ad una fase di riforme e apertura verso il mondo esterno e l’arricchimento di alcune aree del paese (quelle oggi più tecnologicamente avanzate) si sono gettate le basi della Cina moderna. Gli ultimi 30 anni hanno visto una ricostruzione ex-novo di città e tecnologie e la formazione di nuove classi sociali ed abitudini collettive assai distanti dal passato. La stessa idea negativa di imprenditoria e di mercato è stata rigettata a favore di un’apertura graduale alla partecipazione degli imprenditori nel Partito.

L’identità cinese è, dunque, in una fase di progressiva ri-costruzione. Ed è probabile che la diffusione di innovazioni su larga scala sia agevolata, tra gli altri fattori, dalla mancata resistenza di tradizioni radicate che vanno ad ostacolare il progredire delle forze di cambiamento.

WeChat in Cina leader
Immagine| facebook.com/wechatapp

Da fabbrica del mondo a fucina globale dell’innovazione

La Cina, dunque, è ormai ben oltre l’anacronistico stereotipo del “prodotto contraffatto” e della “fabbrica del mondo”, ed è diventata il banco di prova di molte innovazioni e uno schermo sempre acceso sul nostro possibile futuro. Anche se ogni tecnologia passa attraverso le strette maglie governative, ha molte più probabilità di essere adottata e di diffondersi rispetto all’Occidente, dove l’establishment da un lato e la società dall’altro tendono a frenare il nuovo che avanza.

Pensiamo, a titolo di esempio, ai timori occupazionali e al potere dei sindacati che nel nostro Paese rallentano lo sviluppo e la diffusione di tecnologie che potrebbero sostituire il lavoro dell’uomo. In Cina, invece, quello dell’automazione e della robotica è uno dei settori prioritari di un piano di ristrutturazione che sta rivoluzionando l’industria dell’intero paese.

Il miliardo di account raggiunti da WeChat e la repentina rivoluzione delle abitudini di pagamento, insomma, sono solo alcuni esempi dell’incredibile capacità economica e produttiva di un paese che è in grado di passare dal dire al fare in men che non si dica e che ha già pianificato a tavolino il proprio futuro.

Articolo scritto con la preziosa collaborazione di Laura Torbidoni.


5 link per saperne di +

1. Il + esemplificatore

Chinadaily scrive (in inglese) del primo punto vendita Carrefour in Cina, a Shangaii, aperto a maggio del 2018.

2. Il + guanxi

Gabriele Battaglia, direttore dell’agenzia China Files, descrive per il tascabile cosa significhi l’innovazione in Cina.

3. Il + AI

Per Eastwest Simone Pieranni illustra il ruolo che l’Intelligenza Artificiale, di cui Pechino punta a diventare leader mondiale, ricopre nella strategia cinese.

4. Il + pechinese

Nel documentario Inside Beijing di 50′, che fa parte di un più ampio progetto crossmediale, Claudia Pozzoli con il già citato Gabriele Battaglia guardano dentro alle trasformazioni della capitale cinese e della sua cultura negli ultimi decenni.

5. Il + yankee

Lo sguardo che FastCompany porta su WeChat è strettamente statunitense, e hanno embeddato lo stesso video che abbiamo scelto noi.

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Consulente di marketing e comunicazione digitale, è titolare di contratto integrativo nel corso di Comunicazione Aziendale e Internet Marketing all’Università degli Studi di Urbino. Fa parte del team di Warehouse Coworking Factory, il principale spazio di coworking delle Marche.

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