Il terrorismo nel mondo attraverso i dati

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Parigi, Beirut, New York, Istanbul, Bruxelles, Karachi, Londra, Damasco, Madrid, Manchester, Kabul, Barcellona, Orlando, Oslo, Mogadiscio, Berlino, Nizza, Baghdad, Stoccolma, Bir al Abed, Marsiglia. Sono alcune delle città in cui ha colpito il terrorismo nel mondo negli ultimi anni.

Un fenomeno, il terrorismo, che esercita una presa emotiva molto forte che può rendere poco lucida la nostra analisi. Per questo ci vengono in soccorso i dati, che ci offrono utili spunti e strumenti di riflessione per analizzare il terrorismo nel mondo dal punto di vista storico e geografico.

Pocket Nius: da sapere in breve

1. Secondo il Global Terrorism Database, da cui sono tratte le elaborazioni di questo articolo, sono 384 mila le vittime del terrorismo nel mondo dal 1970 ad oggi.

2. Gli attacchi terroristici su scala globale sono in aumento dal 1980, con un’impennata dal 2010.

3. Negli anni settanta l’Europa era l’area geografica più colpita – circa il 50% degli attacchi – e l’IRA era il gruppo terroristico più attivo. Da allora l’Europa ha un peso sempre minore nella distribuzione degli attacchi su scala globale, fino a scendere al 5% del periodo 2010 – 2016.

4. Negli anni ottanta più del 50% degli attacchi avveniva in Centro e Sud America, soprattutto in Perù, ad opera di Sendero Luminoso, e El Salvador, ad opera del Fronte di Liberazione Nazionale.

5. A partire dal 2000 la scena è dominata dai gruppi jihadisti (Talebani, Al Qaeda, Isis, Boko Haram, Al Shabab), che colpiscono soprattutto nei paesi di Nord Africa, Medio Oriente e Asia del Sud – in particolare Iraq, Afghanistan e Pakistan.

6. Negli ultimi anni la tendenza è ancora più evidente: nel 2016 nove dei dieci paesi più colpiti dal terrorismo sono a maggioranza islamica, una situazione simile si verifica anche nel 2017.

Terrorismo nel mondo: una panoramica

Il Global Terrorism Database, messo a punto dall’Università del Maryland, raccoglie tutti i dati relativi ad azioni terroristiche a livello planetario dal 1970 al 2016, classificati secondo il seguente criterio: “l’uso minacciato o effettivo della forza e della violenza illegale da parte di un attore non statale per raggiungere un obiettivo politico, economico, religioso o sociale attraverso la paura, la coercizione o l’intimidazione”.

Da una prima elaborazione dei dati statistici, dal 1970 ad oggi sono circa 384 mila le persone rimaste uccise in attacchi terroristici e 496 mila quelle ferite, per un totale di persone colpite pari a 880 mila soggetti.

terrorismo nel mondo
Fonte: analisi ed elaborazione di Fabrizio Ciocca su dati del Global Terrorism Data Base – Maryland University

Gli attacchi terroristici cominciano ad aumentare in maniera significativa a partire dall’inizio degli anni ottanta, con una media annuale costante intorno alle 6-7 mila vittime fino al 2009 incluso. Anche il numero di soggetti colpiti (morti e feriti) cresce costantemente: 116 mila nel decennio 1980-89; 144 mila tra il 1990-1999; 214 mila tra il 2000-2009.

A partire dal 2010 il numero delle vittime sale in maniera esponenziale: 170 mila i caduti per mano del terrorismo e 218 mila i feriti. Dato ancor più drammatico se si considera che questi valori, calcolati su sette anni, sono superiori al totale dei colpiti tra il 1990 e il 2009. Anche il numero degli attacchi è aumentato in maniera vertiginosa dal 2010 in poi, triplicandosi rispetto al decennio precedente.

terrorismo nel mondo
Fonte: analisi ed elaborazione di Fabrizio Ciocca su dati del Global Terrorism Data Base – Maryland University

Storia e geografia del terrorismo nel mondo

Utilizzando le macro aree geografiche/geopolitiche definite dai ricercatori dell’Università del Maryland, si osserva che nel decennio che va dal 1970 al 1979 quasi la metà degli attacchi terroristici colpirono l’Europa.

terrorismo nel mondo
Fonte: analisi ed elaborazione di Fabrizio Ciocca su dati del Global Terrorism Data Base – Maryland University

In questi anni in Europa abbiamo la presenza di un terrorismo “da sinistra”, un terrorismo “da destra” e vari movimenti nazionalistici che utilizzano il terrorismo come strumento di lotta per ottenere l’indipendenza nazionale.

Il maggior numero di attacchi avviene in Irlanda del Nord (Ulster), in un’area grande quanto la Toscana: da una parte l’I.R.A., l’esercito repubblicano cattolico che punta all’annessione con il resto dell’Irlanda, con 1.084 attacchi, dall’altro la UVF, corrispettivo dei protestanti, con 265 attacchi. Seguono poi i nazionalisti baschi dell’ETA in Spagna e le Brigate Rosse in Italia con circa 100 attacchi ciascuno.

Fonte: analisi ed elaborazione di Fabrizio Ciocca su dati del Global Terrorism Data Base – Maryland University

Nel decennio 1980-1989 il fenomeno del terrorismo in Europa comincia a ridursi drasticamente, passando dal 48% al 15% come ‘peso’ di tutti gli attacchi terroristici mondiali, e l’epicentro mondiale del terrorismo diventa il continente americano.

Oltre la metà di tutti gli attacchi terroristici nel mondo avviene in Centro e Sud America, per la contemporanea presenza di: movimenti di guerriglieri di ispirazione comunista, forze paramilitari, cartelli di narcotrafficanti organizzati con veri e propri eserciti, dittature militari.

Tutti questi soggetti fanno sì che dal 1979 al 1998 il terrorismo in questa area aumenti dal 29% al 55% di tutto il terrorismo mondiale. I movimenti più attivi sono quelli guerriglieri di Sendero Luminoso in Perù, con 3.132 attacchi, ed il Fronte Martì Liberazione Nazionale in Salvador con 2.543 in soli dieci anni. Minima invece la quota di attacchi in Medio Oriente e Nordafrica, pari al 9% di tutti gli attacchi terroristici.

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Fonte: analisi ed elaborazione di Fabrizio Ciocca su dati del Global Terrorism Data Base – Maryland University

Alla fine degli anni ottanta la caduta del Muro di Berlino e la disintegrazione dell’Unione Sovietica decretano la fine della guerra fredda ed incidono decisamente sull’evolversi del terrorismo nel mondo: alcune aree geopolitiche perdono di importanza e molti movimenti guerriglieri storici che operano in Sud America tendono a scemare, tanto che dal 1999 al 2009 il peso del terrorismo mondiale in questa area del continente americano si riduce dal 20% al 5%.

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Fonte: analisi ed elaborazione di Fabrizio Ciocca su dati del Global Terrorism Data Base – Maryland University

Il decennio successivo è marchiato dall’attacco terroristico di Al Qaeda dell’11 settembre 2001, che nell’immaginario collettivo costituisce una sorta di “dichiarazione di guerra” da parte dei fondamentalisti islamici all’Occidente.

Evento che a sua volta ha determinato una serie di interventi militari da parte di coalizioni a guida americana, quali l’intervento in Afghanistan (2001) per combattere il movimento terroristico di Osama Bin Laden e la guerra ed occupazione dell’Iraq (2003).

Questi sconvolgimenti degli equilibri geopolitici – per esempio la caduta di Saddam Hussein – danno il via ad una serie mai registrata prima di attacchi terroristici: 5.190 in Iraq, 1.948 in Afghanistan e 1.978 in Pakistan, così che per la prima volta l’area definita come “Asia del Sud” compare nella mappa mondiale del terrorismo, con un terzo di tutti gli attacchi avvenuti nel decennio.

Accanto all’incremento della capacità di azione dei movimenti jihadisti, registriamo durante questo ventennio la tenuta del movimento Sendero Luminoso, che rimane ancora il più pericoloso, con 1.253 attacchi, seguito dal PKK (partito dei lavoratori del Kurdistan), con 838 attacchi in Turchia e le Tigri del Tamil in Sri Lanka, con 746 azioni. L’Europa invece, a partire dagli anni duemila esce dalle classifica delle area geografiche più colpite nel mondo.

terrorismo nel mondo
Fonte: analisi ed elaborazione di Fabrizio Ciocca su dati del Global Terrorism Data Base – Maryland University

A partire dal 2010, complice anche una serie di fattori concomitanti quali l’intervento internazionale in Libia e la relativa caduta del paese in diverse zone di controllo, l’inizio delle Primavere Arabe, la guerra pressoché permanente in Siria, si delinea uno scenario per cui quasi il 40% di tutti gli attentati terroristici nel mondo avvengono in Nord Africa e Medio Oriente.

I movimenti più attivi sono quelli jihadisti: 5.439 attacchi dei Talebani in Afghanistan, 4.337 dell’Isis, 2.594 di Al-Shabab in Somalia. Esce invece definitivamente il continente americano dalle aree più colpite.

Terrorismo nel mondo: gli sviluppi più recenti

Se consideriamo solo l’ultimo anno per cui sono disponibili dati completi, il 2016, notiamo che nove dei dieci paesi più colpiti dal terrorismo nel mondo sono stati a maggioranza islamica; quasi 20 mila dei 25 mila morti di terrorismo nel 2016 sono musulmani, corrispondente all’80% di tutte le vittime.

terrorismo nel mondo

I dati del 2017, seppur parziali, confermano questa tendenza: vengono riportati 1081 attacchi terroristici nel mondo e 7397 vittime, concentrati soprattutto nei paesi islamici.

terrorismo nel mondo
Fonte: Esri Story Maps e PeaceTech Lab

I movimenti terroristici più attivi sono quelli jihadisti, che sono anche i più letali: i cinque gruppi più attivi hanno da soli provocato la morte dell’80% di tutte le vittime del 2017.

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Fonte: elaborazione di Fabrizio Ciocca su dati Esri Story Maps e PeaceTech Lab

Gli Stati Uniti, paese che da sempre definisce come prioritaria nella propria agenda politica la lotta al terrorismo, sono tra i paesi al mondo meno colpiti dal fenomeno in termini numerici: dal 1970 al 2016 si registra la perdita di 6.124 cittadini americani, pari all’1,6% di tutti i morti per terrorismo degli ultimi 47 anni.

Ancora osservando i dati appare chiaro che quasi sempre il terrorismo colpisce i paesi più instabili, instabilità cui molte volte hanno contribuito scelte politiche effettuate da altri paesi per tutelare i propri interessi, ma che alla lunga si sono rilevate disastrose per la sicurezza e la stabilità di quei paesi, dando il via ad un escalation terroristica in quei territori.

È naturalmente diritto-dovere di ogni Stato affrontare il terrorismo sul piano militare, sempre in un ambito di diritto internazionale, ma è altresì fondamentale agire per rimuovere le condizioni sociali, economiche e politiche che favoriscono la nascita e la crescita dei movimenti terroristici.


5 link per saperne di +

1 . Il + sociologico

La rivista Pandora delinea un profilo dei terroristi che agiscono in Europa sotto la bandiera dell’Isis a partire dall’analisi di Olivier Roy, uno dei più lucidi osservatori del fenomeno Isis.

2. Il + culturale

Giuliano Battiston su il Tascabile analizza la produzione e i consumi culturali della militanza jihadista.

3. Il + irish

A proposito di Irlanda del Nord negli anni settanta, non possiamo che riascoltarci questa.

4. Il + luminoso

La storia di Sendero Luminoso e la sua pesante eredità raccontata su Q Code Mag.

5. Il + italiano

Questa puntata de La storia siamo noi di Giovanni Minoli racconta con documenti storici e interviste il più grande attentato terroristico della storia d’Italia: la strage di Bologna del 2 agosto 1980.

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Nato a Trastevere, Roma, sociologo con un master in sistemi urbani multietnici, è studioso dei flussi migratori, ed è convinto che numeri e tabelle possano aiutare l'opinione pubblica a comprendere fenomeni complessi.

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