Bangladesh, terra di martirio per blogger e attivisti

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Omicidi mirati. I recenti avvenimenti ci hanno abituato a pensare a stragi ed attentati compiuti su larga scala, ma nel mondo l’estremismo scatena odio e violenza senza sosta soprattutto su singoli soggetti, spesso indifesi.

Bangladesh. Questo accade per esempio in Bangladesh, uno degli stati più popolosi al mondo, con un alto e diffuso livello di povertà, nonostante la recente ripresa economica. Il Bangladesh si costituisce stato all’inizio degli anni ’70 dopo una sanguinosa guerra contro il Pakistan, a cui apparteneva nonostante in mezzo ci fosse l’India; il governo democratico si instaura dopo 15 anni di feroce dittatura, ma la scena politica è rimasta confusa ed intrisa di derive estremiste. Le divisioni governative e la componente religiosa a maggioranza musulmana hanno portato ad una rapida e pericolosa crescita del fondamentalismo islamico con derive terroristiche.

Xulhaz Mannan. L’ultimo omicidio è quello di Xulhaz Mannan, 35 anni, fondatore di Roopbaan, primo ed unico magazine LGBT (lesbian, gay, bisexual, transgender) presente in Bangladesh.

Brutale assassinio. Si sono presentati come corrieri di consegne, e dopo essersi introdotti nel suo appartamento di Dhaka, capitale del paese, hanno brutalmente assassinato sia lui che Tanay Mojumdar, anch’esso attivista per a difesa dei diritti LGBT in Bangladesh, un paese dove l’omosessualità è considerata reato. Entrambi consapevoli del pericolo portato dall’esprimere apertamente la propria omosessualità all’interno della società bangladese, hanno combattuto per affermare il diritto a vivere la loro affettività alla luce del sole. L’ambasciata USA in Bangladesh ha condannato pesantemente l’accaduto: Mannan era vicino all’ambasciata a stelle e strisce e lavorava per l’organizzazione governativa americana usaid.

Chi è stato. La prima ministra bangladese Hasina ha accusato l’opposizione del BNP (Bangladesh Nationalist Party) e i suoi alleati del gruppo Jamaat-e-Islami di essere i mandanti di questi omicidi, atti a destabilizzare il paese.

L'omicidio di Xulhaz Mannan, fondatore del primo ed unico magazine LGBT e gli attacchi a blogger e attivisti bangladesi da parte di terroristi e governo.
pinknews.co.uk

Minacce di morte ed esecuzioni. Non è solo la comunità omosessuale ad essere minacciata ed attaccata in Bangladesh: numerosi blogger e personalità accademiche importanti sono stati minacciati ed uccisi negli ultimi mesi. Imran Sarker, un noto blogger che dal 2013 ha diretto proteste di attivisti laici contro alcuni leader islamici, ha ricevuto minacce di morte telefoniche proprio durante la giornata di domenica.

Samad, Siddique e tanti altri. Sempre all’inizio del mese di aprile 2016 è stato ucciso Nazimuddin Samad, 28 anni, studente di legge e blogger ateo che si batteva per uno stato laico. E solo due giorni prima dell’omicidio di Mannan è stato assassinato Rezaul Karim Siddique, professore di inglese, 58 anni, direttore di numerosissime iniziative d’istruzione e cultura.

Fondamentalismo islamico. Entrambi gli omicidi di Mannan e Siddique, per natura e modalità degli attacchi, sembrerebbero opera di gruppi fondamentalisti islamici; nel caso di Mannan, gli autori apparterrebbero alla cellula Ansar al-Islam, affiliata ad al-Qaeda. Durante lo scorso anno sono stati quattro i blogger che hanno perso la vita in seguito a violenti omicidi: tutti loro appartenevano alla lista nera di 84 blogger infedeli, redatta nel 2013 da gruppi islamici.

Il caso Tavella e l’omicidio Hoshi. Ma non sono solo omosessuali e minoranze religiose ad essere obiettivo di questa cieca violenza: già nell’autunno del 2015 sono stati due gli attacchi compiuti senza apparente ragione a danno di stranieri recatisi in Bangladesh per lavoro. Il primo è Cesare Tavella, operatore umanitario italiano attaccato ed ucciso durante una sessione di jogging in una delle parte più eleganti di Dhaka; la seconda vittima porta il nome di Kunio Hoshi, giapponese che si trovava in Bangladesh per promuovere un progetto di agricoltura per il nord del paese. Le conseguenze di questi sporadici ed apparentemente immotivati attacchi sono nefaste anche per la nascente economia del Bangladesh: l’allerta da parte delle ambasciate straniere sui viaggi nel paese e le cancellazioni di incontri di lavoro danneggiano un paese già in grande difficoltà.

Violenza di stato. Le responsabilità degli omicidi, attribuibili per gran parte a gruppi islamici estremisti, hanno confini molto labili: la violenza nel paese è infatti da imputare anche al governo sempre più autoritario di Sheik Hasina; secondo i report delle Nazioni Unite in Bangladesh sono limitate libertà fondamentali come il diritto di parola e di assemblea, le minoranze vengono strenuamente perseguitate e sono frequenti detenzioni ed uccisioni extra-giudiziali. Anche nel campo dei diritti femminili si registrano pesanti soprusi: il Bangladesh è infatti il paese con il più alto tasso di matrimoni di ragazzine sotto i 15 anni. Governo e polizia sembrano però impegnati a combattere più gli oppositori politici che l’estremismo violento, e la fine degli assassini non pare proprio una delle priorità del governo Hasina.

Migranti e rifugiati. Le migliaia di bangladesi che ogni anno fuggono dal Bangladesh non evadono solo da povertà e disoccupazione ma anche da repressione, carcere e violenza di stato. Tanti arrivano anche in Italia, spesso non trovando accoglienza e rifugio per il semplice motivo di non provenire da uno stato in guerra. Secondo gli ultimi dati la comunità bangladese in Italia rappresenta il 2,3% della popolazione immigrata, con 115.301 persone.

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23 anni, ho studiato Scienze Linguistiche a Milano. Eternamente indecisa. Ho vissuto un mese a Valencia e forse ne passerò un altro in Inghilterra; dopo aver partecipato come volontaria in un'associazione culturale ed in un festival di fotografia, ho iniziato a scrivere, l'unica passione sulla quale non ho mai cambiato idea.

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