Sondaggi politici: governo, tempo di rimpasto?

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Il governo pare, ogni giorno di più, in bilico. Sospeso com’è tra la necessità di protagonismo di Matteo Renzi e i costanti scivoloni dei suoi ministri, pare accreditarsi sempre di più l’ipotesi di un rimpasto. La squadra, usando la metafora calcistica tanto cara alla politica nostrana, in effetti pare indebolita. La litigiosità, più o meno autentica, dei componenti unita ad una serie di gaffes dei ministri hanno minato la credibilità di un governo, al di là di quello che possono raccontare giornali e tv.

L’evasione dell’ICI e dell’Imu da parte del ministro per le pari opportunità, lo sport e le politiche giovanili Josefa Idem, il rapimento di Alma Shalabayeva e di sua figlia che ha dimostrato tutta l’inadeguatezza del ministro dell’interno Angelino Alfano, l’amicizia decisamente inopportuna tra il ministro della giustizia Cancellieri e la banda Ligresti, le richieste di rimborso di Saccomanni rivolte agli insegnanti, la gestione molto poco raffinata del potere ad opera del ministro Nunzia De Girolamo così come emerso dalle sue telefonate, dimostrano tutta l’inadeguatezza di un governo raccogliticcio formato con la scusa della crisi istituzionale ed economica, ma assolutamente inadeguato. La cosa più triste, a pensarci, è che fino ad ora l’unica a pagare con le proprie dimissioni è stata l’ex campionessa mondiale ed olimpica di origine tedesca.

Nel sondaggio curato da Ipsos per Ballarò, tuttavia, il 56% degli intervistati si dichiara contrario all’ipotesi di rimpasto giudicandolo una mossa da vecchia politica, mentre il 30% valuterebbe in modo positivo l’ipotesi considerandola uno strumento utile al rilancio dell’azione di governo.

L’incognita Renzi sul destino del governo

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Anche il sindaco di Firenze dice di non voler sentir parlare di rimpasto, a suo dire strategia di un mondo vecchio e inciucista. Eppure sono in molti ad attribuire al rottamatore parte delle responsabilità delle possibili difficoltà del governo. La sua vittoria alle primarie ha innegabilmente ridisegnato gli equilibri all’interno del Pd, azionista di maggioranza del governo.

In un altro momento storico questo avrebbe certamente significato qualche cambio in qualche dicastero che avrebbe ridisegnato la geografia del governo in modo da renderla più rappresentativa delle mutate circostanze. Ma Renzi si sa, vuole rappresentare il nuovo e continua a dichiararsi disinteressato ad incarichi e poltrone e molto più attento alla concretezza delle azioni, lamentando la lentezza e l’immobilismo di Letta e gli altri.

Il rapporto tra i due si presenta dunque ambiguo e difficile lettura. Secondo il 41% degli intervistati, però, i due non sarebbero in conflitto, mentre il 37% ritiene che i due siano nemici e che alla fine sarà Renzi a prevalere in questa specie di battaglia. Soltanto il 10%, invece, crede che sarà l’attuale primo ministro Enrico letta ad avere la meglio. Chi vivrà vedrà.

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L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. (Italo Calvino)

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