Perché vale la pena guardare Tredici?

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ATTENZIONE: CONTIENE SPOILER

perché guardare tredici

Tredici è la serie televisiva più chiacchierata del momento, tra chi la vorrebbe vedere trasmessa in tutte le scuole del pianeta, chi pensa sia pericolosa per il pubblico adolescente, chi la trova geniale e chi stereotipata.

E chi, come me, crede che meriti di essere vista anche se non necessariamente da tutti. La serie è senza dubbio riuscita, ma i temi trattati sono esplosivi, in particolare per gli adolescenti: suicidio, bullismo, violenza sessuale. Insomma, ci sono aspetti crudi che un pubblico sensibile potrebbe non apprezzare.

Ma iniziamo dalle basi: Tredici, o 13 reasons why nel titolo originale, è uscita su Netflix il 31 marzo 2017, è prodotta da Selena Gomez ed è tratta dall’omonimo romanzo del 2007 di Jay Asher.

La serie narra la storia della liceale Hannah Baker e delle sette audiocassette da lei incise e che raccontano i motivi (o meglio, le persone) che l’hanno indotta a suicidarsi. I nastri arrivano a Clay Jensen, il suo migliore amico, che li ascolterà uno per uno, in ogni puntata lato A e lato B. Attorno a questo ingegnoso meccanismo narrativo si dipana la narrazione.

Tredici a me è piaciuta e, con le cautele accennate sopra, la consiglio vivamente perché… perché… ecco, ho dovuto difendere e argomentare talmente tante volte, online e offline, la mia passione per Tredici che mi sono decisa a scrivere un elenco di motivi per cui vale la pena guardare Tredici. Guarda caso, sono 13.

Perché guardare Tredici?

1. Parla di cose che tutti abbiamo vissuto, magari non direttamente, magari solo di sfuggita, magari vedendole succedere ad altri, amici o persone di cui abbiamo sentito parlare: la dannata reputazione sociale, il tentativo disperato di rientrare in un gruppo per identificarsi a livello collettivo e individuale, il desiderio di crescere in fretta bruciando le tappe. Guardando Tredici vi sembrerà di rivedere un film già visto: quello ambientato nelle scuole che abbiamo frequentato, con gli amici che abbiamo avuto, con le paure e le ansie che abbiamo provato almeno una volta nella nostra vita di adolescenti.

2. È un racconto lento, che si sofferma su dettagli che sembrano insignificanti ma che sono invece importanti per Hannah, che incamera come una scatola cinese, pezzo dopo pezzo, tutto il male e la violenza (psicologica e fisica) che arriva dall’ambiente scolastico e dal tessuto sociale in cui è immersa.

3. Ci fa capire davvero cosa si intende per reputazione sui social network. Quanto spesso ne sentiamo parlare? Che valore possiamo dare all’influenza dei social sulla nostra vita quotidiana? Tredici ci fa capire cosa vuol dire nella quotidianità degli adolescenti. Chi non emerge inevitabilmente affonda, ed è quello che succede ad Hannah, che cerca in tutti i modi di cancellare quello che è stato detto o mostrato di lei. Nel mondo crudele di internet però nulla si cancella, tutto rimane lì, dov’era stato pubblicato.

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4. Dà l’idea di quanto la vita degli adulti possa essere distante da quella degli adolescenti. I tempi cambiano in continuazione, è vero, e la vita degli adolescenti del 2017 non è come quella di dieci o venti anni fa. Ma non è più una scusante valida: è necessario che anche chi non fa più parte dello stesso mondo ne abbia una visione completa per prevenire problematiche come quelle di Hannah. Per questo consiglio senza dubbio la visione della serie ad un pubblico adulto.

5. Il punto di vista della vittima emerge sempre, attraverso la voce fuoricampo delle registrazioni del nastro. Ma emerge anche quello del carnefice e, almeno in parte, possiamo identificarci anche nelle sue, di ragioni. E pensare che sì, anche io una volta ho fatto questo ad un mio coetaneo.

6. Ci fa entrare nel vivo della sofferenza di una persona. Molti hanno etichettato Tredici come una serie che incita al suicidio o a commettere gesti folli. Io credo ci sia molto più di questo, e che questa sia una chiave di lettura davvero riduttiva. C’è prima di tutto la sofferenza di una persona davanti a fatti e comportamenti che vengono considerati leciti, se non addirittura ordinari. Il vero interrogativo è cosa la scuola, le associazioni e il mondo degli adulti avrebbero potuto fare in un caso come quello di Hannah. Come si sarebbe potuto prevenire un gesto tanto estremo?

7. Ha un’ottima regia, e un’ottima fotografia, che meritano in ogni caso la visione di queste puntate. Le prime due sono dirette da Tom McCarthy, vincitore dell’Oscar per Il Caso Spotlight. Il tutto è condito con un piacevole pizzico di anni ottanta (il registratore per le audiocassette, la musica avvolgente, la macchina e il taglio di Tony, l’amico gay in cui Hannah ripone totale fiducia).

8. Non idealizza l’amore, anzi ci ricorda di quanto può far male. Sappiamo tutti, se siamo stati innamorati almeno una volta da ragazzini, che l’amore ai tempi del liceo è qualcosa di distruttivo e di incontrastabile. Ed è esattamente così che viene riportato nella serie: come qualcosa a cui soccombere, qualcosa di inevitabile, a volte inafferrabile, che fa più male che bene.

9. Ha qualcosa di importante da dirci anche sulla diversità. In un episodio Courtney, una coetanea di Hannah, è spaventata nell’apprendere la propria omosessualità, e reagisce dirottando su Hannah la colpa di alcuni avvenimenti. Anche questo ci invita a fare una considerazione profonda: la nostra società è davvero pronta ad accogliere chi ha questi profondi contrasti con se stesso e vorrebbe solo venire allo scoperto per esser accettato anche nella sua diversità?

10. Ci fa vedere la violenza. La crudeltà della violenza fisica viene riportata in scene esplicite e gli abusi sono mostrati per intero: la telecamera non smette mai di inquadrare il protagonista della scena in questione, come a dire: le cose succedono proprio così, non vogliamo indorarti la pillola. Per questo Tredici è una serie che va guardata senza mai staccare gli occhi dallo schermo: bisogna assaporarne e viverne ogni istante per comprendere appieno i drammi e le sofferenze di Hannah.

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11. L’attrice protagonista è bravissima. Parliamo di Katherine Langford, che interpreta Hannah, riesce a trasmettere sul suo volto una miriade di emozioni diverse, a far trasparire ogni sofferenza, ogni accenno di dispiacere e ogni volontà di sorridere alla vita, anche se per poco. Lontana dallo stereotipo dell’attrice teenager americana, longilinea e ragazza pon pon, incarna perfettamente il suo personaggio e questa parte le calza a pennello. Hannah è bellissima nella sua diversità, e anche lo spettatore se ne rende conto.

12. È la serie tv Netflix più twittata di sempre: nella prima settimana ha generato più di 4 milioni di tweet e la canzone The night we met di Lord Huron è svettata in cima alle canzoni più ascoltate su Spotify. Forse per alcuni non sarà un motivo sufficiente, ma io credo tutto ciò che fa discutere merita un nostro approfondimento che porti alla formazione di un nostro parere personale. Tredici ha una serie vastissima di sfaccettature e può essere letta in moltissimi modi diversi, proprio in questo sta anche la sua grandezza.

13. Ci sarà una seconda stagione, nonostante le polemiche e lo scalpore che aveva suscitato fin dall’inizio la possibilità che la serie continuasse. La seconda stagione parlerà di come procede la vita dei 13 personaggi dopo la morte di Hannah e di come la sua scelta abbia in qualche modo modificato i percorsi di vita e le scelte di tutti. Io non vedo l’ora, e voi?

Immagini | facebook.com/13reasonswhy

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Lettrice, idealista, riservata ed amante dell'arte in ogni sua forma. Ha lavorato come guida alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia, ha collaborato al Festival Internazionale del Teatro in Piazza di Santarcangelo di Romagna, e non ha mai smesso di lavorare nel mondo dello spettacolo e nell'allestimento di mostre. E non ha mai smesso di scrivere.

1 Comment

  1. E’ la famiglia, la GRANDE ASSENTE! Tutte le brutture e le distorsioni che ci propinano ogni giorno da ogni parte andrebbero mediate dal DIALOGO. Ce n’è in tutte le famiglie? Io dico di no. Noi adulti non diamo un bell’esempio alle nuove generazioni e piuttosto che esaltare la solidarietà (quella vera, non il pietismo), invece di raccontare ai nostri figli che qualunque traguardo inquinato solo dall’egoistico tornaconto diventa il misero esercizio di una miserabile ambizione, continuiamo a spingerli verso mete più alte, dove non c’è posto per l’altruismo. Sembra retorica e forse, per chi ha smarrito la coscienza, posso sembrare noiosa, ma anche la verità può esserlo, senza, per questo, perdere la sua centralità nelle nostre vite.

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