Adem come sopra

di
adem ljajic inter-genoa
Adem Ljajic con quella faccia un po’ così | @inter

Se non capite il titolo tranquilli, è una cazzata. Basta cambiare una vocale e forse è più chiaro. No, non vi dico quale, non è che posso fare tutto io. 

Comunque sia, il discorso è che io sabato ero ad un matrimonio: l’unico modo per essere aggiornato era, visto quanto poco prendeva il telefono, il caro e vecchio diretta.it. Che, soprattutto se la navigazione è lenta, fornisce solo il risultato. Tra una portata e l’altra (soprattutto tra un bicchiere e l’altro, ma questo è altro discorso), ho visto solo che il punteggio diceva Inter-Genoa 1-0, con gol di Adem Ljajic. Mi sono detto: “Il classico 1-0, magari in un’azione un po’ così, dopo le solite sofferenze, magari con Handanovic chiamato ad un paio di mezzi miracoli sui contropiedi del Genoa”. E invece.

E invece domenica l’ha partita l’ho vista. Non benissimo, tra una curva e l’altra in macchina, ma l’ho vista, tranquilli. Una domanda mi sorge spontanea:

Se l’Inter può giocare a calcio, perché non lo fa spesso?

La risposta più facile sarebbe “non c’hanno voglia, sono come me, massimo risultato col minimo sforzo”. E non avrebbero tutti i torti. La sensazione, in realtà, è che con 2/3 giocatori molto mobili davanti lo sviluppo di gioco migliori, se non altro perché non ci sono punti di riferimento e lo stesso Palacio, seppur in condizioni rivedibili, sa muoversi senza palla come pochi. Tutto questo senza volerne fare una colpa a Icardi: se fosse già un attaccante fatto e finito forse non giocherebbe già più in Italia. Il che non vuol dire che va bene così, ma che deve migliorare e capire, di nuovo (e senza Palacio, il cui apporto l’anno scorso è stato sottovalutato), come essere utile alla squadra. 

La sostanza comunque è che l’Inter, quando vuole, sa giocare. È un po’ come Adem Ljajic: uno che c’ha quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così, ma poi ti dribbla senza manco che te ne accorgi. Genio e sregolatezza, credo siano le parole più usate per lui negli ultimi anni, forse più la seconda che la prima. Eppure, in un ambiente pazzo come l’Inter, pare abbia il suo senso. Fa come vuole, svaria a tutto campo, poi però si applica e non poco anche se c’è da correre. E segna, che non è una brutta cosa per una squadra che continua a non segnare con enorme frequenza.

E se non segna, magari, ti piazza l’assist decisivo come a Palermo per Icardi, dimostrando che forse non è così egoista come in molti sostengono. Il tutto con una certa costanza, tanto che senza dubbio nelle ultime partite è stato lui l’uomo in più. Da qui il titolo, perché è sempre l’ora di Adem. Per anni si sono invocati un po’ di piedi buoni lì davanti, tra lui e Jovetic Mancini può dirsi discretamente soddisfatto. Almeno per ora l’ipotesi “sberle in faccia al povero Adem in panchina è scongiurata”.

E il resto? Miranda e Murillo hanno “passat’a nuttata” di Napoli, dove Higuain ha fatto un po’ quello che ha voluto. Sarei stato curioso, invece, di parlare con Felipe Melo dopo la botta in testa: credo che ci sarebbe stato da ridere e nemmeno poco (in bocca al lupo). Chissà se si ricorda del doppio palo di Napoli. Noi non più (forse). 

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Classe 1990, trapiantato a Milano ma orgogliosamente friulano, collaboro dal 2011 con il Messaggero Veneto, dal 2013 con Libero e dal 2015 su FabbricaInter, occupandomi prevalentemente di sport. Il mio film preferito è "The Blues Brothers" e John Belushi è la mia guida spirituale, anche se Dio è portoghese.

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