Perché Frida Kahlo è ovunque? Le ragioni di un’icona dei nostri giorni

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Froda Kahlo foto di Nickolas Muray
@Nickolas Muray, “Frida sulla panchina bianca” – New York, 1939

Sto cercando di ricordare quando ho sentito parlare per la prima volta di Frida Kahlo. Probabilmente al liceo, anche se dubito rientrasse nel nostro limitato programma scolastico. Forse la prima volta in cui l’ho davvero presa in considerazione è coincisa con l’uscita nel 2002 del film sulla sua vita diretto da Julie Taymor. Avevo 18 anni e ricordo di aver appuntato sul mio diario una frase:

“Ero solita pensare di essere la persona più strana del mondo ma poi ho pensato, ci sono così tante persone nel mondo, ci dev’essere qualcuna proprio come me, che si sente bizzarra e difettosa nello stesso modo in cui mi sento io. Vorrei immaginarla e immaginare che lei debba essere là fuori e che anche lei stia pensando a me. Beh, spero che, se tu sei lì fuori e dovessi leggere ciò, tu sappia che sì, è vero, sono qui e sono strana proprio come te.”

Molto lontana da quella che all’epoca era, nel mio immaginario, una donna-artista, mi ha colpita profondamente. Poi, non è che abbia approfondito molto. Ho cercato i suoi quadri, letto qualcosa su di lei, è finita lì. È tornata alla mia attenzione solo nel 2014, in occasione della mostra che si è tenuta a Roma. Mostra che non ho visto, ma della quale conservo i souvenir che mi ha portato mia madre. Da allora c’è la faccia di Frida a tenere il segno delle pagine di ogni nuovo libro che leggo.

Sarà per questo, per questa familiarità con il suo volto, che ho iniziato a fare caso quando, da un certo momento in poi, la sua immagine e il suo nome hanno iniziato ad essere sempre più presenti nella dashboard dei miei profili social. Ho visto e vedo ogni giorno centinaia di prodotti dedicati a Frida Kahlo: spille, borse, illustrazioni, quaderni, ogni genere di cosa. Ho visto nascere progetti editoriali con il suo nome, ho partecipato ad un workshop a lei ispirato e sento canzoni che parlano di lei o ne sfruttano semplicemente il nome. Una presenza costante al limite dello stalking visivo.

Frida Kahlo icona prodotti
Alcuni prodotti e un tatuaggio ispirati a Frida Kahlo

Quando stavo quasi per non poterne più di vederla ovunque e prima che la non sopportazione prendesse il sopravvento così tout court, mi sono detta che volevo capirne di più. Perché da un momento all’altro Frida Kahlo è diventata icona venerata e ispirazione di un’intera generazione? Perché proprio lei, perché adesso?

In questo articolo ho raccolto le mie considerazioni e il mio personale punto di vista, che mi piacerebbe ampliare e approfondire nel confronto con chi lo leggerà.

Frida Kahlo: la vita e la resilienza

Per capire perché Frida Kahlo sta ricevendo tutta questa attenzione bisogna prima di tutto guardare alla sua vita e alle sue opere. Così ho visitato la mostra “Frida Kahlo. Oltre il mito” (in corso a Milano fino al 3/06/2018) che si sviluppa in quattro sezioni: donna, terra, politica, dolore. Sezioni che riassumono perfettamente chi è Frida e sono un ottimo inizio per capire la sua ascesa a icona.

Frida Kahlo è una donna che ha molto sofferto, profondamente legata alla sua terra e alle sue tradizioni, ha diviso la sua vita tra arte, impegno politico e amore.

Nata in Messico è fin da giovane una ragazza dal carattere vivace e ribelle, a 13 anni entra a far parte della gioventù comunista e più tardi si lega al gruppo studentesco dei Cachuchas; nella vita voleva fare il medico. Un incidente terribile e dai dettagli sconvolgenti al quale sopravvive in maniera incredibile le rivoluziona la vita e ne segna il futuro. Costretta a letto, inizia a dipingere e una volta ristabilitasi porta i suoi primi quadri al pittore Diego Rivera (il pittore messicano più famoso e importante del momento). Ne diventa la moglie e spronata da lui continua a dipingere sviluppando uno stile personale, intimo e visionario che la renderanno una delle artiste più acclamate del suo periodo e dell’arte mondiale.

Nel mentre, c’è la vita. La poliomielite** che la colpisce all’età di sei anni e la costringe a letto per nove mesi lasciandole per tutta la vita una gamba più sottile, debole e dolorante e una certa indole all’introversione. L’incidente nel 1925 all’età di diciotto anni, i dolori continui e le operazioni (tantissime) che dovrà sopportare per gran parte della vita. La sofferenza per la fine del suo primo grande amore (Alejandro Gòmez Arias) in seguito all’incidente. Più avanti l’infedeltà di Diego Rivera, inguaribile donnaiolo che la tradirà addirittura con Cristina, la sua sorella preferita. I figli che non riesce ad avere, con aborti dolorosi che mettono ulteriormente alla prova la sua salute. La solitudine fisica ed emotiva che ha sofferto per gran parte della vita. Abbandonata dai vecchi amici nel periodo successivo all’incidente, nascondeva l’intensità della sua sofferenza anche alla famiglia: “Nessuno in casa crede che io sia davvero malata, visto che non posso neppure parlarne perché mia madre, che è l’unica ad affliggersi un po’, si sente male e loro dicono che è colpa mia, che sono molto imprudente, sicché sono io e soltanto io a soffrire”.

Insomma, Frida è una donna che è passata attraverso molte vicissitudini, vivendo momenti di crisi in vari ambiti della vita. Sicuramente non è l’unica persona al mondo ad aver sofferto però, siamo sinceri, ha avuto una sfiga davvero particolare. Ma si è sempre rialzata. “Dal momento dell’incidente in poi, dolore e forza diventarono i temi centrali della sua esistenza” scrive Hayden Herrera in “Frida. Una biografia di Frida Kahlo” del 1983.

Due dei tratti caratteristici di Frida Kahlo che sempre vengono citati in libri e racconti su di lei sono l’ironia pungente e il sorriso. Ed eccoci quindi a uno dei motivi per cui Frida Kahlo è diventata un’icona dei nostri giorni: è una donna che non si abbatte.

@Lucienne Bloch, Frida a New York, 1933 e Frida mentre dipinge, 1936

Probabilmente avrete già sentito parlare di resilienza. In psicologia, la resilienza è la capacità di una persona di affrontare e superare in modo positivo eventi difficili o traumatici della vita grazie a un insieme di comportamenti, strategie e risorse. Oggi si parla moltissimo di resilienza in diversi ambiti, su Le Nius abbiamo scritto di resilienza in politica, in ambito urbano, climatico ed economico. Per la società contemporanea essere resilienti è diventato quasi un imperativo e, in un mondo sempre più complesso, mi viene da dire, una tecnica di sopravvivenza.

Siamo quindi di fronte a un tema estremamente contemporaneo e Frida Kahlo ne è una rappresentazione perfettamente calzante. Ha affrontato avversità notevoli (sia per la quantità, che per la gravità), ma è andata avanti. Non solo: l’ha fatto senza perdersi d’animo, con coraggio e allegria, diventando una delle artiste più influenti della sua generazione.

Dice lei stessa a proposito dell’incidente: “Poiché ero giovane all’epoca la disgrazia non assunse l’aspetto di una tragedia: sentivo di avere energie a sufficienza per fare qualsiasi altra cosa invece di studiare per diventare medico. E senza farci molto caso, cominciai a dipingere”.

Frida è stata creativa e reattiva: ha saputo adattarsi a quello che la vita le metteva davanti e trovare di volta, in volta una chiave di lettura nuova per la sua esistenza.

L’arte e il coraggio di essere se stesse

Scrive ancora Hayden Herrera: “In particolare per le donne la natura estremamente personale e femminile delle immagini di Kahlo e la sua autonomia artistica sono diventate un fatto di grande significato”.

È vero, Frida è una donna con una forte capacità di autodeterminazione. Basti pensare a come e perché decide di cambiare la sua data di nascita. “Frida era nata il 6 luglio del 1907. Forse reclamando una verità più grande di quella riconosciuta dai fatti nudi e crudi, aveva scelto come anno di nascita non quello reale ma il 1910, l’anno in cui era scoppiata la rivoluzione messicana. Poiché era figlia del decennio della rivoluzione […] aveva deciso che lei e il Messico moderno erano nati insieme”.

La messicanità. Il radicamento profondo alle sue origini, alla cultura e alle tradizioni del Messico fanno sì che Frida Kahlo venga spesso citata come icona indiscussa della cultura messicana del ‘900. Ma prima di tutto, messicana è quello che lei è e ha scelto di essere. Frida era nata in un ambiente borghese e cresciuta in un contesto alto-bohémien ben lontano dalla vita degli indiani messicani e dai loro costumi. Ad un certo punto della vita, però, decide di iniziare a indossare i costumi messicani tradizionali, in particolari quelli delle donne di Tehuantepec famose per la loro solennità, la bellezza, la sensualità, l’intelligenza, il coraggio e la forza. Valori in cui lei si rispecchia e che fanno parte di un immaginario che vuole dare di sé. Nel tempo la mexicanidad diventerà per lei non solo uno stile, ma una posizione politica e un sostegno psicologico.

Provate a guardare delle fotografie di Frida in contesti come pranzi, cene o inaugurazioni. Vederla così tutta agghindata al tavolo con altri artisti o magnati dell’industria in giacca e cravatta ha qualcosa di magico. Nonostante le immagini in bianco e nero la sua figura spicca dalla foto e ti domandi: ma come faceva? Un tripudio di colori e tintinnii tra i tailleur neri. Gli occhi e i giudizi di tutti addosso. Io sarei sparita dalla vergogna… ma, è risaputo, la sua eccentricità ammaliava, così come il suo carattere. Nel tempo, i suoi look sono diventati iconici, hanno influenzato la moda e sono stati copiati dalle più grandi artiste, da Madonna a Amy Winehouse, dagli stilisti e anche da noi che compriamo coroncine di fiori e lunghe gonne colorate. Uno stile personale e fortissimo, maschera e cornice insieme, profondamente collegato all’affermazione di sé e che secondo la giornalista Elle Susana Martínez Vidal autrice del libro Fashion as the Art of Being*: “le ha permesso di attraversare il nuovo secolo con una forza straordinaria”.

Frida Kahlo look
Frida in costume tehuana e un look a lei ispirato della stilista Lena Hoschek

Frida aveva capito quanto fosse importante essere se stessa (o, meglio, mettere in scena la sé che voleva essere) e a questo stile unico che la rendeva magnetica e visibile, al centro dell’attenzione ovunque andasse, abbinava un carattere forte, coraggioso, ironico, gaio e sensuale. Questo le serviva anche per mantenere il legame con Diego, sensibile alle menti brillanti e alle belle donne, e le procurò la stima, l’amicizia e l’intimità di uomini e donne del calibro di: Tina Modotti, Nickolas Muray, Lev Trockij, per citarne alcuni. Da un certo punto della vita in poi, è stata una donna libera anche nell’amore, amando uomini e donne in egual misura, e ha vissuto con grande passione.

Se pensiamo al nostro presente, in un periodo storico in cui scegliamo con massima cura l’immagine che vogliamo dare di noi stesse per determinarci e affermare con forza chi siamo e la nostra libertà, Frida non può che rappresentare un modello a cui ispirarsi.

Frida Kahlo, quindi, ha sempre fatto quello che le pareva e piaceva, seguendo i suoi istinti e il suo intuito sia come donna che come artista; e pur ruotando per tutta la vita nell’orbita di Rivera ha saputo trovare un suo spazio definito, personale e indipendente essendo altro da lui. E tanto era libera e originale nell’espressione di sé, tanto era libera nell’arte.

Fu incoraggiata prima da suo padre Guillermo, di professione fotografo, e poi da Diego Rivera a sviluppare anche nell’arte il suo stile personale. Una delle sue citazioni più famose è: “Dipingo me stessa perché sono il soggetto che conosco meglio”. Come si può vedere leggendo le lettere che scambiava con Alejandro Arias nel 1919, Frida aveva una tendenza istintiva a parlare di sé e dei suoi sentimenti anche prima dell’incidente e della carriera artistica e i suoi quadri sono l’espressione visiva di questa tendenza. Le sue opere la raccontano, raccontano gli eventi della sua vita e tutta quella sofferenza che in pubblico si eclissa dietro la maschera della Frida icona. Dipinge quello che sente e le sue visioni. Il suo linguaggio visivo è immediato, fatto di archetipi facili da capire: la morte, la terra, la vita, il giorno, la notte, l’amore, la sofferenza. Inoltre, come si legge nel catalogo della mostra di Milano “È stata la prima artista donna a fare del proprio corpo un manifesto, ad esporre la propria femminilità in maniera diretta, esplicita e, a volte, violenta, rivoluzionando irrevocabilmente il ruolo femminile nella storia dell’arte”. E ancora, secondo le parole di Diego Rivera “La prima donna nella storia dell’arte ad aver affrontato con assoluta e inesorabile schiettezza, in modo spietato ma al contempo pacato, quei temi generali e particolari che riguardano esclusivamente le donne”.

Frida Kahlo Henry Ford Hospital
@Frida Kahlo, “Henry Ford Hospital” – Detroit, 1932

Per la sua indipendenza e libertà espressiva, come donna e come artista, Frida Kahlo è diventata un modello di riferimento per molte donne. E qui veniamo ad un altro dei grandi temi contemporanei con cui la figura di Frida Kahlo entra in relazione: il femminismo.

Se provate a fare una ricerca, troverete titoli come: icona femminista non femminista, l’avanguardista la femminista l’artista, l’artista che ha anticipato il movimento femminista, icona di stile femminista, venerata dal movimento femminista, femminista inconsapevole e così via.

Ma Frida, dunque, era una femminista oppure no? Entrare in questo argomento richiederebbe, per quanto vasto e complesso, un secondo articolo e, comunque, credo che cercare di vedere quanto perfettamente un’etichetta si adatti a una personalità sia poco interessante. Sicuramente per il femminismo Frida è diventata un’icona fin dagli anni ‘70 e lo è ancora fortemente oggi che i movimenti femministi si moltiplicano e le lotte delle donne hanno sempre più forza e voce. Ancora una volta la vita di Frida ha ispirato e continua ad ispirare molte donne che prendono la sua ricerca della libertà femminile e l’orgoglio di essere donna a esempio e modello.

La fridamania fatta di gadget, mostre, libri e quant’altro nasce in gran parte anche da qui. La sua immagine, simbolo sulla tela, è stata riprodotta all’infinito diventando ogni giorno di più l’icona che vediamo ovunque.

Una donna politica

A contribuire ad avvicinare la figura di Frida Kahlo al movimento femminista è stata sicuramente l’intensità e la determinazione del suo impegno politico. Frida e la politica diventano un tutt’uno fin dall’adolescenza quando a 13 anni entra a far parte della gioventù comunista. La sua militanza si intensifica con il matrimonio con Rivera, all’epoca segretario del Partito Comunista messicano e non termina che con la morte. Due sono le fotografie celebri. Una del 1929 quando da poco ristabilitasi dall’incidente accompagna Rivera a una manifestazione per il 1 maggio e l’altra del 1954 scattata pochi giorni prima della sua morte in cui, in sedia a rotelle con il volto segnato e sofferente, prende parte insieme a Diego alla manifestazione che si svolse a Città del Messico contro la destituzione da parte della CIA del presidente guatemalteco Jacobo Arbenz Guzmàn.

Frida Kahlo manifestazione
Frida Kahlo nel 1929 e nel 1954

Pino Cacucci, autore del libro monologo su Frida Kahlo “Viva la Vida!” dice: “Frida fu una donna tutta politica: ogni gesto della sua vita è stato improntata a una militanza istintiva, una inclinazione alla ribellione. Fu dirompente ogni giorno della sua vita, con la sua arte e le sue azioni”. La stessa scelta di indossare abiti tradizionali messicani è anche una scelta politica: “Portare gli abiti indigeni era un ulteriore modo di proclamare la propria fedeltà alla raza”.

Le battaglie politiche hanno segnato in larga parte della vita di Frida Kahlo e questa sua militanza istintiva come la chiama Cacucci è indubbiamente un elemento che contribuisce a renderla icona in un periodo in cui le donne vogliono sempre di più il loro spazio in politica e nell’affermare le proprie idee e diritti.

Nei tardi anni trenta Frida, che fino ad allora firmava le sue opere scrivendo il suo nome alla tedesca “Frieda” eliminerà la “e” come reazione all’ascesa del nazismo. Anche le sue scelte in campo artistico rispondono a una posizione politica. “L’adozione del primitivismo come approccio stilistico e fantastico aveva per Frida molti vantaggi. Oltre a confermare il suo impegno verso la cultura indigena messicana, era in un certo senso una dichiarazione politica di sinistra, poiché esprimeva il suo senso di solidarietà nei confronti delle masse”.

Frida si sente parte e figlia della rivoluzione messicana e con la sua vita e le sue azioni ha contribuito all’emancipazione femminile, in un’epoca e in un paese in cui il ruolo della donna era di sottomissione e obbedienza al marito e alla famiglia. Nel 1952 scrive: “Spero, con la mia pittura, di essere degna del popolo cui appartengo e delle idee che mi danno forza… Voglio che il mio lavoro sia un contributo alla lotta del popolo per la pace e la libertà”.

Qualche piccola punzecchiatura Frida Kahlo
@Frida a Coyoacán, 1951 e “Qualche piccola punzecchiatura”, 1935

Perché, quindi, Frida è un’icona così potente?

Pensando all’uso dell’immagine di Frida Kahlo che si fa oggi il paragone che mi è venuto in mente in maniera così, istintiva, è con l’immagine di Che Guevara. Sempre Pino Cacucci dice: “In comune hanno l’uso che della loro figura è stato fatto, la mercificazione subita”. E in effetti oggi Frida è un po’ la Che Guevara sulle bandiere della rivoluzione femminile. E ancora Cacucci continua: “Oggi si può mantenere un accorato ricordo di ciò che ha fatto Ernesto Guevara, ma sappiamo che la nostra è un’epoca in cui le rivoluzioni non si possono nemmeno più pensare. Invece si possono cambiare le cose come faceva Frida, mettendosi in gioco in ogni istante e dando sfogo alla propria creatività”.

Frida Kahlo concentra in sé un certo numero di aspetti che in qualche modo corrispondono ai fenomeni sociali del nostro presente: la resilienza, l’indipendenza come donna e artista e l’impegno politico sono i tre che la rendono oggi sempre più un’icona.

Nonostante questo, nella mia testa continua a girare questa domanda: perché Frida Kahlo e non un’altra donna/artista, tipo Tina Modotti o Hedy Lamarr, le cui vite sono forse meno segnate dalla sofferenza, ma non meno interessanti? In qualche maniera credo che c’entri qualcosa anche l’aspetto fisico, quella bellezza non convenzionale (soprattutto se la paragoniamo alle altre due artiste che ho citato) che ci rende forse più facile avvicinarci a lei. Ma è un campo in cui mi risulta difficile addentrarmi.

Ho invece altre due risposte. La prima è che, prima che lo facessimo noi, è stata lei stessa a fare di sé un’icona costruendo la sua immagine con cura e determinazione. Di conseguenza è stato forse più istintivo e naturale per noi darle questo ruolo. Il secondo motivo va cercato nel suo essere caleidoscopica. Non indigente, ma schierata dalla parte del popolo; sposata con Diego, ma libera nell’amore con rapporti sia con uomini che con donne; eccentrica e con uno stile unico; elegante nel vestire e cameratesca nei modi. Frida racchiude in sé così tante cose, a volte contraddittorie, che la rendono in qualche modo “adatta a tutti”, un’icona per tutti. Indipendentemente da estrazione sociale, livello di istruzione, orientamento sessuale, ecc…

E poi c’è l’amore per Diego Rivera che costituisce uno degli aspetti centrali ed estremamente significanti della sua vita e che in qualche maniera alimenta l’essere icona di Frida perché nella storia di un’icona un amore tormentato, difficile e sofferto calza a pennello. Frida e Diego si sposano nel 1929 e lei desidera essere per lui una buona moglie, lo sostiene e accompagna nel suo lavoro (a cui lui si dedica spesso ininterrottamente fino allo sfinimento) e nella sua carriera. Lo ama con una passione tale da superare anche i continui tradimenti di lui. Quando a partire dal 1934 lui la tradisce con sua sorella Cristina, la sofferenza che le causa è enorme, ma nonostante questo resta unita a lui. Più tardi, nel 1939, divorziano, ma la separazione non dura a lungo e appena un anno dopo si sposano nuovamente e restano insieme fino alla morte di lei nel 1954. Dice Frida a proposito di Diego: “Ho avuto due gravi incidenti nella mia vita. Il primo fu quando un tram mi mise al tappeto, l’altro fu Diego”.

Frida Kahlo e Diego Rivera
@Nickolas Muray, Frida Kahlo e Diego Rivera

L’iconicità di Frida Kahlo, quindi, è qualcosa che nasce da lontano. Che inizia con la sua vita e si alimenta negli anni successivi alla sua morte fino a trovare, oggi, le condizioni per crescere a dismisura e diventare un fenomeno che ci dice molto del nostro presente.

Sono nata con una rivoluzione. Diciamolo. È in quel fuoco che sono nata, pronta all’impeto della rivolta fino al momento di vedere il giorno. Il giorno era cocente. Mi ha infiammato per il resto della mia vita. Da bambina, crepitavo. Da adulta, ero una fiamma.

5 link per saperne di +

1. Il + completo

Il modo migliore per conoscere la storia di Frida Kahlo, la sua vita e il suo pensiero è la biografia scritta nel 1983 da Hayden Herrera “Frida. Una biografia di Frida Kahlo”*. Da questo libro è tratto il film del 2002 diretto da Julie Taymor con Salma Hayek nei panni di Frida.

2. Il + interessante

In questo documentario della durata di 45 minuti andato in onda su History Channel è raccontata la vita di Frida Kahlo con filmati dell’epoca, fotografie e testimonianze.

3. Il + Diego

Per avere un altro punto di vista sulla vita e l’arte di Frida Kahlo potete leggere la biografia di Diego Rivera “My art, my life”*. Rivera è stato suo marito dal 1929 al 1939 e dal 1940 al 1954.

4. Il + traveller

Dopo aver letto tutto quello che c’era da leggere su Frida, aver visto le sue opere e i film e documentari a lei dedicati non vi resta che fare un biglietto per il Messico e visitare Casa Azul che è stata prima la sua casa di infanzia, poi la sua casa/studio e che oggi ospita il Museo Frida Kahlo.

5. Il + black and white

Alcune delle immagini più celebri di Frida Kahlo sono quelle scattate dal fotografo Nickolas Muray con il quale ebbe una relazione nel corso degli anni ’30. Ma Muray non è stato l’unico ad immortalare Frida. A questo link trovate alcune fotografie meno note scattate, tra gli altri, da Imogen Cunningham, Julien Levy, Leo Matiz, Lucienne Bloch, Guillermo Davila, Juan Guzman.

Nota dell’autore: dove non espressamente specificato, le citazioni sono riprese dal libro di Hayden Herrera “Frida. Una biografia di Frida Kahlo” del 1983.

*il link contiene un codice di affiliazione di Le Nius, che ci permette di ricevere una piccola percentuale sull’operazione nel caso acquistaste il libro arrivando su Amazon da questa pagina. Il prezzo del libro per voi rimane invariato.
**secondo altre fonti, come riporta Achille Bonito Oliva, Frida non era affetta da poliomielite, ma da spina bifida: “per questo aveva camminato tardi e le si era arrestato lo sviluppo della gamba destra, era afflitta da continui dolori alla schiena a causa della scoliosi e soffriva di problemi circolatori”.

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Ama leggere, scrivere, parlare, organizzare. Pedala, cammina, racconta storie, ascolta musica. Event manager freelance e speaker in una delle ultime radio libere italiane. Per Le Nius si occupa della grafica e racconta i suoi viaggi (...e non solo). agnese@lenius.it

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