Finanza etica, l’ossimoro che funziona7 min read

25 Maggio 2022 Economia -

Finanza etica, l’ossimoro che funziona7 min read

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L’espressione Finanza Etica è un ossimoro?

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Così capita spesso di leggere, rimbalzando tra i commenti sui blog e i social network.

Ma cos’è la finanza etica? Non esiste una definizione univoca. Si tratta di una modalità alternativa di fare finanza, che lega gli investimenti a obiettivi etici e non esclusivamente economici. Nonostante la modernità dei temi trattati, la finanza etica non nasce oggi.

La sua origine è fatta risalire tra il XVI e il XVII secolo, quando uomini d’affari statunitensi protestanti, quaccheri e metodisti, introdussero dei criteri volti ad escludere dai loro affari tutte le attività economiche in qualche modo in contrasto con il loro credo, come il commercio di schiavi o la produzione di armi, alcolici e tabacco. La scelta degli investimenti da non supportare avveniva sulla base della cosiddetta “Etica protestante”, tratta dagli insegnamenti di Lutero e Calvino. Questo fino agli anni Sessanta,  gli anni della guerra in Vietnam e del regime dell’apartheid in Sud Africa. In tutto il mondo nascono i primi movimenti per i diritti civili e molti investitori statunitensi, colti da una maggiore sensibilità, decidono di non concedere più il loro denaro a società in qualche modo “macchiate di sangue” in quanto legate al regime sudafricano o a favore della guerra.

Con il fenomeno della finanza etica per la prima volta viene posta l’attenzione sugli effetti che produce l’uso del denaro nel mondo reale e sul ruolo che l’investitore ricopre all’interno della società. L’attività dell’investitore non è più fondata esclusivamente sul proprio tornaconto personale. L’investitore non vuole più sapere solo quanto rendono i propri capitali. L’investitore “etico” vuole sapere anche COME questi capitali vengono impiegati dall’azienda economicamente sostenuta. Un ruolo primario acquistano quindi informazioni in passato ignorate, come per esempio le caratteristiche dei beni prodotti, la localizzazione dell’azienda, il trattamento dei lavoratori, gli impatti ambientali. Gli investimenti non si reggono più esclusivamente sul mero rendimento ma si allarga lo sguardo anche a requisiti di responsabilità sociale e ambientale.

Pioniere della sinergia tra economia ed etica è il premio Nobel per l’economia 1998, Amartya Sen. L’economista indiano, in occasione dei 20 anni di Banca Etica, ha spiegato l’importanza di “un nuovo modello finanziario sostenibile, dove l’ambiente e i diritti siano al centro. Per quanto riguarda il futuro, anche dell’Europa, crescita e politiche pubbliche devono andare di pari passo per creare occupazione e, in questo modo, diminuire le disuguaglianze”. L’investimento, quindi, non deve essere valutato solo al mero rendimento di breve periodo ma orientato a produrre valore nel lungo periodo, generando impatti positivi per il Pianeta e la società. Ad emergere è il carattere qualitativo dell’investimento.

Sen sostiene che al valore della ricchezza debba aggiungersi anche la felicità. Quando una persona è felice? Secondo l’economista premio Nobel quando ha ottenuto una migliore qualità della vita. La qualità della vita dunque, secondo i principi della finanza etica, si configura come una vera e propria variabile algebrica nei calcoli economici.

La finanza etica non va confusa però con la filantropia. L’obiettivo che si pone la finanza etica, infatti, è di creare opportunità di rendimento in un’ottica di medio-lungo periodo, puntando all’economia reale e premiando imprese e Stati che mettono in pratica azioni virtuose in materia ambientale, sociale e di governance (ESG). Non si tratta quindi di semplice beneficenza. Tramite le politiche di sostenibilità etica le imprese mirano comunque ad ottenere vantaggi competitivi duraturi, pur nel rispetto di criteri sociali e ambientali.

In che modo opera la finanza etica?

La finanza etica si fonda sull’esclusione dagli investimenti (quindi da azioni, obbligazioni, prestiti) di tutti quei settori qualificati come “non etici”, come ad esempio le armi, il gioco d’azzardo, il nucleare, il petrolio, il carbone. Sono inoltre considerate non meritevoli di ricevere capitali anche tutte quelle società coinvolte in episodi negativi riguardanti ad esempio la corruzione o il mancato rispetto dei diritti dei lavoratori o il danneggiamento dell’ambiente. Oltre alla selezione negativa, che esclude determinati settori e attività che non passano il filtro della metodologia, c’è anche una selezione positiva, che circoscrive l’universo investibile alle cosiddette Best in class, ovvero le migliori società con valutazioni di sostenibilità più convincenti.

In Italia, ruolo di leader nel settore dei fondi etici è esercitato da Etica Sgr, società di gestione del risparmio del Gruppo Banca Etica. Fondata nel 2000, oggi gestisce un patrimonio di circa 7,3 miliardi di euro e 410mila clienti. Etica Sgr propone esclusivamente fondi comuni d’investimento sostenibili e responsabili, con lo scopo di “rappresentare i valori della finanza etica nei mercati finanziari, sensibilizzando il pubblico e gli operatori finanziari nei confronti degli investimenti socialmente responsabili della responsabilità sociale d’impresa”.

I fondi comuni d’investimento etico permettono di premiare le aziende virtuose, ma non solo. Etica SGR può contaminare e rendere le realtà nelle quali investono i fondi maggiormente etiche e sostenibili attraverso l‘azionariato attivo, il quale costituisce una strategia di investimento sostenibile fondamentale. Il fondo comune, in quanto detentore di azioni dell’azienda in cui ha investito, ne diventa proprietario pro quota. Di conseguenza ha il potere di partecipare ai processi decisionali attraverso l’intervento e l’esercizio del diritto di voto all’assemblea generale. Questo comporta che il fondo, e di conseguenza i risparmiatori azionisti, possono influenzare strategie, processi, prodotti e servizi di quella società. La promozione della sostenibilità ambientale, sociale e di buon governo di una azienda comporta la creazione di potenziale vantaggio competitivo nel mercato e ne accresce il valore nel lungo periodo.

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Il ruolo della finanza etica durante la pandemia

L’approccio di lungo periodo si è rivelato fondamentale con l’avvento della pandemia da Covid-19. Gli esperti di Etica SGR hanno infatti spiegato che “i fondi sostenibili e responsabili mitigano maggiormente i rischi finanziari nelle fasi di incertezza, così come hanno fatto i fondi etici. La finanza etica nasce per mettere al centro delle nostre scelte finanziarie, oltre che economiche, le persone e l’ambiente. Questo significa riconoscere l’importanza di creare un’economia più sostenibile ed inclusiva, assumendo una prospettiva di lungo periodo”.

Durante la crisi pandemica, il mondo della finanza etica si è mobilitato per sostenere le realtà più colpite, secondo quanto è emerso dal rapporto della Fondazione Finanza Etica, società del gruppo Banca Etica. Etica SGR, insieme a circa 150 investitori internazionali, ha aderito alla Investor statement on Covid-19 in advance of G7, G20 and ACT-Accelerator Facilitation Council, promosso dal network ATM (Access to Medicine), organizzazione che lotta per l’accesso ai farmaci per tutti. Si tratta di un’iniziativa volta a sostenere e garantire lo sviluppo, la produzione e la garanzia di un accesso equo a cure e vaccini contro il coronavirus, con particolare attenzione rivolta ai Paesi più poveri.

La finanza etica salverà il mondo?

Attraverso il dialogo con le imprese, finalizzato a stimolare e incrementare il loro impegno sociale e ambientale, la finanza etica incarna un ruolo cruciale nella realizzazione di una concreta e autentica trasformazione sociale. Secondo Ugo Biggeri, presidente di Etica Sgr, che abbiamo intervistato nel nostro podcast, «La finanza etica nasce con il chiaro intento di fare scelte finanziarie ed economiche mettendo al centro le persone e l’ambiente. Questo significa assumere una prospettiva sostenibile e di lungo periodo. Noi lo diciamo da più di venti anni, anche in “tempi normali”. Ora è il momento della ricostruzione e riteniamo che l’occasione sia propizia per porre al centro delle politiche economiche i temi legati al clima e alla transizione verso un’economia a emissioni zero, con particolare attenzione alle persone e alla creazione di posti di lavoro».

 

Questo contenuto nasce in collaborazione con Etica Sgr, dal 2000 l’unica società di gestione del risparmio italiana che propone esclusivamente soluzioni SRI (dall’inglese Sustainable and Responsible Investment). Le soluzioni di investimento sostenibile e responsabile di Etica Sgr, si pongono l’obiettivo di creare opportunità di rendimento in un’ottica di medio-lungo periodo, puntando all’economia reale e premiando imprese e Stati che mettono in pratica azioni virtuose in materia ambientale, sociale e di governance (ESG).

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Laureata in Giurisprudenza con una tesi dedicata ai fatti di Genova 2001, oggi si divide tra la pratica forense e la scrittura. Appassionata di politica nazionale e internazionale e di diritti umani, segue con interesse tutto ciò che riguarda questi ambiti.
Commento
  1. Rocco Saan

    Ciao sto seguendo con molto interesse i vostri ultimi post sulla finanza etica e su come rispondere all'economia di guerra decidendo di affidare i propri risparmi ad entità come Banca Etica. Leggendo l'articolo però mi è venuta in mente una domanda. In un passaggio, associ la finanza etica "all'etica protestante". Mi hai fatto storcere un pochino il naso. Vi sono diversi testi di storia sugli imprenditori olandesi ed inglesi, i colonialismi e le cosiddette enclosure delle terre eccetera, che dimostrano che l'ipotesi weberiana "dell'etica protestante" non fosse poi così generalizzata e tale da spiegare alcuni processi di accumulazione di capitale (penso ora ad Allen Lane ma veramente ce ne sono diversi). Esiste poi una più ampia critica dell'epoca mercantilista e del ruolo che stavano assumendo le banche e le innovazioni contabili, che considerava, ad esempio, il tasso di interesse semplicemente "usura". In molte zone, dell'Italia e dell'Europa ma non solo, stabilire un guadagno per il prestito di denaro era una pratica vietata (per introdurre il tema ci sarebbe il libro di storia economica di Zamagni). Insomma cercherei di non rendere l'etica economica una questione religiosa o "protestante" ma la inquadrerei in un insieme di pratiche economiche che cercavano di difendere il corpo sociale da regimi di accumulazione di ricchezze percepiti localmente come predatori, portatori di diseguaglienze e/o di cambiamenti non accettabili da alcune categorie della popolazione. Semmai l'aspetto interessante sarebbe proprio capire come hanno fatto le relazioni di debito-credito a divenire "finanza" come la intendiamo oggi, cioè ordinata da principi che paiono quasi universali e che richiedono "un'etica" invece di un "ripensamento radicale".

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