Fabrik manager, gioco in cui il Jobs act entra in fabbrica

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fabrik manager

Quando mi recai a casa di Marco per ripassare la lezione di finanza aziendale non credevo ai miei occhi: accanto a pile di giochi da tavolo cartesianamente allineati su una mensola che sembrava sul punto di cedere, aveva collocato il manuale di finanza aziendale e una scatola verde dal titolo inquietante: Fabrik manager.

“Tu sei pazzo come al solito”, esordii.

“Al contrario, vecchio mio, oggi vediamo come rendere meno noiosa la lezione sulla funzione di produzione aziendale”.

“Se funziona”, aggiunse, “brevettiamo il sistema e mandiamo a quel paese qualche grosso barone universitario”. Con un sorriso appena abbozzato, di chi è sicuro del fatto suo, Marco aprì la scatola.

Fabrik manager spiegato in due parole agli economisti del primo anno

Fabrik manager è una divertente lezione di economia aziendale, ma si adatta anche a coloro che stanno cercando investimenti alternativi per far fruttare i propri risparmi.

Fabrik manager spiega ai profani che cos’è una funzione di produzione aziendale senza ricorrere all’analisi matematica. Spiega pure come funziona un’azienda, casomai ne cercaste una con un buon bilancio per investirci qualche euro.

Non occorre infatti essere economisti per capire che un’azienda può produrre due beni qualsiasi, per esempio cannoni e burro, grazie all’uso dei fattori produttivi impiegati: capitale (k), forza lavoro (l) ed energia (barili di petrolio).

fabrik managerChiaro, no? No? Mettiamola in un altro modo: aprite la scatola di Fabrik manager, come ha fatto Marco; la plancia di gioco raffigura una funzione di produzione. Entrano in fabbrica fattori produttivi (macchinari, operai, petrolio) ed escono, in una quantità che dipende dalle tessere usate, i prodotti da vendere. La produzione dei due beni raggiunta si segna nel contatore in alto sulla plancia.

Il capitale e la produttività marginale

Le tessere fabbrica rappresentano i macchinari o gli spazi di magazzino, e sono il capitale fisico k. Ogni cartoncino è definito da un disegno colorato di un macchinario più o meno sofisticato, in grado di produrre una certa quantità di un bene qualsiasi (quello che volete, per esempio l’iPhone 8) oppure, in alternativa, bancali di magazzino. I cartoncini riportano la quantità di energia e il numero di operai che il macchinario richiede per funzionare.

L’azienda ha il problema di produrre il bene da vendere, ma anche quello di stoccare questa merce in un magazzino e poi trasportarla nei punti vendita. Il trasporto, ovviamente, non è un bene, ma rappresenta un costo accessorio e variabile, che l’azienda deve comunque sostenere se vuole vendere i propri iPhone.

Per semplificare: è inutile produrre 100 iPhone se poi non ho un magazzino dove accatastarli in attesa dei camion che li trasportino nei punti vendita. La produzione ottimale si raggiunge, in questo caso, combinando i fattori in un rapporto determinato di 1 a 1.

Volete un classico esempio da università? Immaginate di produrre 100 iPhone, e che ogni bancale serva a caricarne 100 su un camion. Se produceste 200 iPhone ma aveste a disposizione un solo bancale, 100 smartphone resterebbero in magazzino a invecchiare, un vero peccato per gli Apple addicted.

Supponete invece di avere a disposizione ben tre bancali per il magazzino e i soliti 200 iPhone: che cosa potrebbe fare il terzo mulettista se non restare a girarsi i pollici perché non ha nulla da caricare in magazzino? In economia si dice che, in questo casi, la produttività marginale (cioè il prodotto in più apportato dall’ultimo bancale messo al lavoro) è zero.

Il gioco premia proprio colui che riesce a ottimizzare la combinazione tra magazzino e beni prodotti, nel senso che i denari (chiamati Elektro) guadagnati durante la partita dipendono solo dal minore tra i beni prodotti e le unità di magazzino. Non si guadagna nulla per gli eccessi dell’uno o dell’altro, quindi è necessario avvicinarsi il più possibile al rapporto ottimale 1:1.

Per comprare i macchinari, dovrete pagare Elektro nella fase d’asta, ma se non avete lo spazio in fabbrica o il denaro, o gli uomini per azionarlo, vi sconsiglio di impegnarvi, dato che essi costituiscono un costo sommerso, cioè sostenuto una volta per tutte anche se le cose dovessero andare male e non si producesse un solo iPhone.

fabrik managerAnzi: le regole vi consigliano, in questo caso, di spegnere il macchinario che non produce, per poter almeno risparmiare energia in bolletta. Investireste, come alternativa ai Titoli di Stato, in un’azienda che lascia il proprio capitale inutilizzato? Se la risposta è no, non fate questo errore!

Il fattore produttivo lavoro in Fabrik manager

L’altro fattore produttivo è il lavoro, simboleggiato dalle pedine in legno: gli operai. Un operaio può fare due cose:

• azionare una macchina (partecipare al processo produttivo)

• non partecipare al processo produttivo, come se fosse disoccupato

In realtà anche questi operai tornano utili perché potranno essere utilizzati per darvi maggior spazio di scelta tra i macchinari da mettere all’asta. Sta a voi scegliere: preferite le macchine che lavorano con pochi uomini, oppure quelle che, pur costando meno, richiedono di pagare molti stipendi?

Non fate questa scelta a cuor leggero: da essa dipende il tasso di disoccupazione!

Infatti, sostituendo manodopera con robot e computer si crea un vero e proprio esercito di disoccupati, che può cercarsi un altro lavoro, magari in apprendistato o a termine, oppure può restare a casa a guardare la TV.

Curiosamente, un operaio può anche essere richiamato al lavoro sotto forma di manodopera stagionale o, se preferite, in apprendistato. Può tornarvi utile qualora vi troviate momentaneamente con una carenza insoddisfatta di forza lavoro.

Capite adesso perché nel Jobs Act si è data la precedenza alla facilità di licenziamento e perché, da decenni, non si parli d’altro che di flessibilità? L’imprenditore desidera impiegare solo gli operai che gli servono, non uno di più.

Le macchine più costose nel gioco, cioè le tecnologie migliori, sono quelle a cui si può accedere con maggiori disponibilità monetarie e, in questo caso, acquistarle ha il sapore di un vero proprio investimento pluriennale. Esse vi serviranno per produrre almeno finché non deciderete di dismetterle per sostituirle con una tecnologia più nuova e dispendiosa.

Quanto petrolio vi serve?

Infine, più le macchine sono costose, più permettono di licenziare persone, più avremo bisogno di energia, che costituisce l’ultimo fattore produttivo del gioco.

Il petrolio ha un costo monetario esogeno, determinato dall’estrazione di una carta e non dall’interazione tra i giocatori o da altri elementi del gioco. La differenza di Fabrik manager con Alta tensione è evidente: lì, più realisticamente, il prezzo di un barile di petrolio o di una barra di uranio viene determinato dalla disponibilità della stessa e dalla domanda (cioè di quanti giocatori ne hanno bisogno), quindi si può dire che il prezzo della materia prima è determinato endogenamente.

fabrik manager

Il bilancio di esercizio: meritate un premio produzione, o di essere defenestrati dal consiglio di amministrazione?

Ogni anno produrrete un certo numero di beni e li conserverete in magazzino, poi li venderete, incassando, pagando petrolio, operai, investimenti. Il manager con il miglior bilancio (il maggior numero di Elektro) alla fine dei turni sarà proclamato vincitore, e non sarà affatto facile decidere quali macchinari acquistare e quando, se far girare gli impianti al massimo o spegnerne alcuni per risparmiare sui costi, creando disoccupazione. In gergo aziendale, si dice massimizzare la produzione dati i fattori impiegati, pagando, cioè, meno operai possibili e meno bollette possibili.

Fabrik manager è un gioco gestionale dalle regole non difficili ma di un certo spessore. Occorre bilanciare con accortezza gli equilibri tra produzione e costi. Il cuore del gioco, come dice l’autore, Friedemann Friese, consiste nel saper valutare l’impiego degli operai in maniera da averne abbastanza disoccupati da poter scegliere, durante la fase di mercato, i macchinari più interessanti per la strategia adottata.

Un titolo che non poteva mancare nella rubrica Economisti per gioco: se non vi ho convinti a giocarlo, spero almeno di averlo reso interessante per gli studenti di economia e per coloro che cercano diversificazione nei loro investimenti!

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Appassionato giocatore ed istruttore qualificato di Scacchi, ma non abbastanza da farne l'unica ragione di vita. Appassionato ed esperto di finanza personale ed investimenti, ma non abbastanza da restare bancario per tutta la vita. Appassionato di lettura e scrittura, abbastanza da farne un contenitore per tutti gli altri interessi.

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