Eugenio Scalfari e l’invenzione della destra repubblicana

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È nata la destra repubblicana, i moderati che si raggruppano fuori dal cerchio magico dell’egolatria d’un dittatore furbissimo nel saper vendere il suo prodotto fin quando quel prodotto ha i suoi potenziali compratori. Non ci sono più quei compratori e non c’è più neppure il prodotto da vendere.

Eugenio Scalfari non manca mai di deliziare il suo fidato pubblico con l’articolo della domenica sulle pagine de la Repubblica. Nell’analisi dell’attualità di questa settimana, l’ex direttore del quotidiano non manca di spendere qualche parola su quanto avvenuto nel centrodestra commentando la scissione determinata dallo strappo di Angelino Alfano e la conseguente nascita del nuovo centrodestra. Secondo Scalfari, Silvio Berlusconi sarebbe ormai “al punto terminale del suo ventennio” e sarebbe quindi nata una destra repubblicana.

Tra i mali che affliggono la nostra povera Italia ci sono sicuramente l’assenza di memoria e la mancanza, nella società, di una coscienza civile in grado di applicare alle classi dirigenti il principio di responsabilità secondo il quale le classi dirigenti devono rispondere politicamente e moralmente del proprio operato. Eugenio Scalfari è persona troppo colta e navigata per essere affetto da questi due mali e non si capisce dunque come faccia a sostenere, in buona fede, tesi così bizzarre.

Che Berlusconi sia finito è tutto da dimostrare, il fatto che non ci siano più i suoi compratori è smentito dai milioni di voti e consensi che la sua figura riesce ancora a conquistare tra gli italiani. Inoltre, una forza politica, economica e mediatica come quella del caimano non si archivia facilmente.

Che poi da queste ceneri possa nascere una destra repubblicana e che questa possa essere rappresentata da Angelino Alfano, Fabrizio Cicchitto, Roberto Formigoni, Carlo Giovanardi e compagnia cantante è una idiozia sesquipedale. Si tratta infatti degli stessi personaggi che per più di vent’anni hanno protetto come un sol uomo il capo, non avendo pudore alcuno nel votare qualunque nefandezza.

Alfano, per intenderci, rimane sempre quello del lodo, lo stesso che da ministro della giustizia irrideva Sulejmanovic e il suo ricorso alla corte Europea che ha fatto giurisprudenza, è lo stesso che da ministro dell’interno ha manifestato con altri parlamentari al Tribunale di Milano esibendosi in uno show che a qualunque altro cittadino sarebbe valso le manganellate della polizia e via dicendo. Lo stesso curriculum desolante presentano le biografie politiche dei suoi sodali e non può e non deve bastare una squallida conferenza stampa in cui si dichiara un fantomatico cambiamento per cancellare decenni di infamie.

Non serve essere dei dotti editorialisti per capire che coloro i quali fino a ieri hanno comodamente indossato la livrea al servizio del re senza imbarazzo alcuno, oggi non possono essere seriamente considerati i fondatori di una destra repubblicana.

Immagine| dagospia.com

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L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. (Italo Calvino)

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