Afghanistan, oltre il riflesso

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elezioni in Afghanistan
Guardate bene: dietro questo finestrino c’è un riflesso.

Sbagliato. Un tempo qualcuno voleva che fosse così, che ci fosse solo un’ombra, ma con queste nuove elezioni in Afghanistan sarà forse più facile vedere una giovane donna che ha votato per i suoi diritti.

In Italia non ci siamo accorti di questi cambiamenti, abbagliati dalle nostre questioni vitali: arresti domiciliari o servizi sociali, Tanko ed Expo.

Queste sono non notizie, soprattutto a fronte di milioni di persone afgane che vanno a votare rischiando la propria incolumità. E noi in quel posto ci siamo da tempo, spinti da motivi più o meno nobili; vi abbiamo speso anche milioni di Euro.

Perché non diamo voce a queste persone?

Perché non sono persone, ma riflessi. Sono i nostri riflessi che si stanno spegnendo perché da troppo tempo stiamo solo a guardare.

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Fotografare mi mette in comunicazione, in relazione con l’altro, a volte in modo discreto, quasi invisibile, a volte in modo diretto ma sempre sincero, autentico. In particolare i volti, gli sguardi di quotidianità vissute sono i soggetti che prediligo: mi fanno sentire parte attiva di questo mondo, di questa terra comune da difendere, da proteggere.

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