Cose che capitano quando si va a convivere

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Avete appena iniziato una convivenza? State pensando di farlo ma non sapete se fa per voi? Convivete già da un po’ e siete curiosi di scoprire se anche a voi succedono certe cose? Bene, siete nel posto giusto.

La convivenza segna indubbiamente un passaggio importante nella vita di tutti e comporta un cambiamento inevitabile e nuovi equilibri da conquistare. È un’esperienza che ha i suoi momenti difficili, i suoi sudori, le sue fatiche. Ma, certamente, andare a convivere può anche farci maturare e renderci più felici.

La questione oggi è assai più complessa di qualche tempo fa quando, il più delle volte, l’avvio della convivenza coincideva con il matrimonio e, di lì a poco, con il diventare genitori. Le strade e le scelte sono ora più libere, anche se forse più complicate.

Permetteteci di passare un po’ sopra questa complessità, e passare in rassegna 10 cose che possono capitare quando si va a convivere, viste da uno sguardo femminile come quello di questa rubrica. Siete pronti?

10 cose che capitano quando si va a convivere

1. Avere (anche) degli obblighi

andare a convivere

Pensate che con la convivenza non avrete più orari né obblighi? Che non ci sarà più nessuno ad aspettarvi con la cena pronta? Niente di più sbagliato: la convivenza può farci assaporare la dolcezza della libertà, ma comporta anche sacrificio e dedizione, e sicuramente un certo grado di impegno, ad esempio per sistemare e tenere pulita la casa, adempiere a obblighi burocratici e via discorrendo.

Certo, crea indipendenza: ora sarete tu e il tuo partner a rispondere delle vostre cose, ma quando arriverà il venerdì sera e deciderete di uscire e di far tardi non ci sarà nessuno a rassettare la casa per voi il giorno dopo, anche se avrete un post sbornia colossale e un mal di testa da farvi venire le vertigini.

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Lettrice, idealista, riservata ed amante dell'arte in ogni sua forma. Ha lavorato come guida alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia, ha collaborato al Festival Internazionale del Teatro in Piazza di Santarcangelo di Romagna, e non ha mai smesso di lavorare nel mondo dello spettacolo e nell'allestimento di mostre. E non ha mai smesso di scrivere.

4 Comments

  1. Dunque le nostre madri fino ad ora hanno sbagliato? Perchè non dovremmo essere come loro. Si oggi siamo piú libere, tanto libere da rinnegare l’istinto femminile di madri e casalinghe… Essere alla pari non significa comportarci come i maschi ma bensí esprimere i nostri lati femminili.

  2. Vedi Stefania convivere con un’altra persona (a qualunque titolo) è una delle cose più difficili che esistono. Comporta assumersi obblighi, responsabilità, e rinunciare ad una parte di libertà. Questo vale naturalmente anche per gli uomini. In molti casi si finisce ad essere più liberi rimanendo nella casa natale che ad andare a convivere. Ormai per i profondi cambiamenti sociali il ruolo di mamma-casalinga comincia ad essere anacronistico e si dovrebbe condividere il ruolo, alla pari, con il compagno/a. Non tutti ci riescono……si tratta di dare una profonda svolta alla propria vita, naturalmente se la convivenza deve portare a qualcosa di importante come una famiglia. Il matrimonio è solo il contratto che certifica la convivenza, ora affiancato da altre “forme contrattuali, ma non è fondamentale. Le dinamiche di convivenza, matrimonio o no, sono sempre le stesse.
    Ti assicuro che avendo una figlia studentessa fuori sede so che lei si imbatte nelle stesse problematiche di una coppia convivente. Eppure è solo una convivenza studentesca.
    Essere alla pari vuol dire avere gli stessi diritti e gli stessi doveri, poi ognuno si comporta secondo le proprie esigenze.
    FIDATI ho 40 anni di esperienza!

  3. io l’istinto femminile di casalinga non ce l’ho, devo farmi curare? Eppure vivo fuori casa dal 1998 (6 + 13.5 anni di convivenza, con un intermezzo da single), e mamma da 10anni. E sono felice, con tutto quel che comporta essere costantemente incasinata, in ritardo, a dover conciliare il mio lavoro da pendolare, i turni del mio compagno, gli impegni extralavorativi, la necessità di tamponare la gestione del figlio chiedendo supporto alla nonna babysitter e la casa costantemente per aria perché non ho nessuno che mi aiuta a tenerla in ordine. Tranne il mio compagno, che sotto alcuni punti di vista è più ordinato di me (o meglio, è selettivamente ordinato, perché su certe cose … aiuto!!!). La convivenza è un progetto di vita, che richiede condivisione, dei tempi di cura e delle decisioni, ma anche dei carichi emotivi. Perché la mia prima convivenza è fallita proprio per la mancata condivisione di questi ultimi

  4. Barbara hai tutta la mia solidarietà! Fortunatamente la mia bambina ha 25 anni e siamo fuori da tutti gli impegni extrafamiliari (la cui causa sono al 90% i figli) . Ora finalmente è tempo di tornare a fare i fidanzati………stagionati ma fidanzati

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