Cose che capitano quando si va a convivere

di

2. Diventare (quasi) come vostra madre

andare a convivere

Quando pensavate che vostra madre avesse ragione a darvi delle disordinate e ora realizzerete con piacere che non esiste qualcuno più disordinato del vostro ragazzo e vi ritroverete a guardare con ammirazione le sue mirabolanti montagne di vestiti accatastati….ve lo sareste mai immaginate?

Un consiglio: se vi fate prendere dall’impulso omicida (ma allo stesso tempo temete di fare la figura delle rompipalle) non iniziate a sistemare voi stesse le pile di vestiti in disordine, non fatelo!.

Non diventate come le vostre madri: il fatto è che adesso potete sentirvi libere di fare come meglio credete. Abbiate fiducia nelle capacità del vostro lui: prima o poi se ne accorgerà e inizierà a sistemare. Ricordatevi che siete una coppia e non dovete rischiare di comportarvi con apprensione, altrimenti lui si potrebbe fare l’idea che non avete fiducia nelle sue capacità.

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Lettrice, idealista, riservata ed amante dell'arte in ogni sua forma. Ha lavorato come guida alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia, ha collaborato al Festival Internazionale del Teatro in Piazza di Santarcangelo di Romagna, e non ha mai smesso di lavorare nel mondo dello spettacolo e nell'allestimento di mostre. E non ha mai smesso di scrivere.

4 Comments

  1. Dunque le nostre madri fino ad ora hanno sbagliato? Perchè non dovremmo essere come loro. Si oggi siamo piú libere, tanto libere da rinnegare l’istinto femminile di madri e casalinghe… Essere alla pari non significa comportarci come i maschi ma bensí esprimere i nostri lati femminili.

  2. Vedi Stefania convivere con un’altra persona (a qualunque titolo) è una delle cose più difficili che esistono. Comporta assumersi obblighi, responsabilità, e rinunciare ad una parte di libertà. Questo vale naturalmente anche per gli uomini. In molti casi si finisce ad essere più liberi rimanendo nella casa natale che ad andare a convivere. Ormai per i profondi cambiamenti sociali il ruolo di mamma-casalinga comincia ad essere anacronistico e si dovrebbe condividere il ruolo, alla pari, con il compagno/a. Non tutti ci riescono……si tratta di dare una profonda svolta alla propria vita, naturalmente se la convivenza deve portare a qualcosa di importante come una famiglia. Il matrimonio è solo il contratto che certifica la convivenza, ora affiancato da altre “forme contrattuali, ma non è fondamentale. Le dinamiche di convivenza, matrimonio o no, sono sempre le stesse.
    Ti assicuro che avendo una figlia studentessa fuori sede so che lei si imbatte nelle stesse problematiche di una coppia convivente. Eppure è solo una convivenza studentesca.
    Essere alla pari vuol dire avere gli stessi diritti e gli stessi doveri, poi ognuno si comporta secondo le proprie esigenze.
    FIDATI ho 40 anni di esperienza!

  3. io l’istinto femminile di casalinga non ce l’ho, devo farmi curare? Eppure vivo fuori casa dal 1998 (6 + 13.5 anni di convivenza, con un intermezzo da single), e mamma da 10anni. E sono felice, con tutto quel che comporta essere costantemente incasinata, in ritardo, a dover conciliare il mio lavoro da pendolare, i turni del mio compagno, gli impegni extralavorativi, la necessità di tamponare la gestione del figlio chiedendo supporto alla nonna babysitter e la casa costantemente per aria perché non ho nessuno che mi aiuta a tenerla in ordine. Tranne il mio compagno, che sotto alcuni punti di vista è più ordinato di me (o meglio, è selettivamente ordinato, perché su certe cose … aiuto!!!). La convivenza è un progetto di vita, che richiede condivisione, dei tempi di cura e delle decisioni, ma anche dei carichi emotivi. Perché la mia prima convivenza è fallita proprio per la mancata condivisione di questi ultimi

  4. Barbara hai tutta la mia solidarietà! Fortunatamente la mia bambina ha 25 anni e siamo fuori da tutti gli impegni extrafamiliari (la cui causa sono al 90% i figli) . Ora finalmente è tempo di tornare a fare i fidanzati………stagionati ma fidanzati

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