Cose che capitano quando si va a convivere

di

10. Condividere, condividere, condividere!

andare a convivere
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Ehi, mi ero dimenticata del lato positivo per eccellenza: avrete la gioia della condivisione. Ed è una cosa magnifica, potrete sempre e comunque essere voi stesse. Convivere significa anche maturare, fare un percorso insieme e a fianco della persona che amiamo, non è forse questo che rende unico e speciale ogni momento? Vi vedrete riflesse negli occhi del vostro partner e potrete vedere quanto è bello l’amore, perché in fondo quello che scrivono nei libri e nelle canzoni un po’ è vero: l’amore è bello e va vissuto appieno, in modo da poter creare molti ricordi da conservare lì in fondo, vicino al vostro cuore. E allora: siate voi stesse, convivete e condividete!

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Lettrice, idealista, riservata ed amante dell'arte in ogni sua forma. Ha lavorato come guida alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia, ha collaborato al Festival Internazionale del Teatro in Piazza di Santarcangelo di Romagna, e non ha mai smesso di lavorare nel mondo dello spettacolo e nell'allestimento di mostre. E non ha mai smesso di scrivere.

4 Comments

  1. Dunque le nostre madri fino ad ora hanno sbagliato? Perchè non dovremmo essere come loro. Si oggi siamo piú libere, tanto libere da rinnegare l’istinto femminile di madri e casalinghe… Essere alla pari non significa comportarci come i maschi ma bensí esprimere i nostri lati femminili.

  2. Vedi Stefania convivere con un’altra persona (a qualunque titolo) è una delle cose più difficili che esistono. Comporta assumersi obblighi, responsabilità, e rinunciare ad una parte di libertà. Questo vale naturalmente anche per gli uomini. In molti casi si finisce ad essere più liberi rimanendo nella casa natale che ad andare a convivere. Ormai per i profondi cambiamenti sociali il ruolo di mamma-casalinga comincia ad essere anacronistico e si dovrebbe condividere il ruolo, alla pari, con il compagno/a. Non tutti ci riescono……si tratta di dare una profonda svolta alla propria vita, naturalmente se la convivenza deve portare a qualcosa di importante come una famiglia. Il matrimonio è solo il contratto che certifica la convivenza, ora affiancato da altre “forme contrattuali, ma non è fondamentale. Le dinamiche di convivenza, matrimonio o no, sono sempre le stesse.
    Ti assicuro che avendo una figlia studentessa fuori sede so che lei si imbatte nelle stesse problematiche di una coppia convivente. Eppure è solo una convivenza studentesca.
    Essere alla pari vuol dire avere gli stessi diritti e gli stessi doveri, poi ognuno si comporta secondo le proprie esigenze.
    FIDATI ho 40 anni di esperienza!

  3. io l’istinto femminile di casalinga non ce l’ho, devo farmi curare? Eppure vivo fuori casa dal 1998 (6 + 13.5 anni di convivenza, con un intermezzo da single), e mamma da 10anni. E sono felice, con tutto quel che comporta essere costantemente incasinata, in ritardo, a dover conciliare il mio lavoro da pendolare, i turni del mio compagno, gli impegni extralavorativi, la necessità di tamponare la gestione del figlio chiedendo supporto alla nonna babysitter e la casa costantemente per aria perché non ho nessuno che mi aiuta a tenerla in ordine. Tranne il mio compagno, che sotto alcuni punti di vista è più ordinato di me (o meglio, è selettivamente ordinato, perché su certe cose … aiuto!!!). La convivenza è un progetto di vita, che richiede condivisione, dei tempi di cura e delle decisioni, ma anche dei carichi emotivi. Perché la mia prima convivenza è fallita proprio per la mancata condivisione di questi ultimi

  4. Barbara hai tutta la mia solidarietà! Fortunatamente la mia bambina ha 25 anni e siamo fuori da tutti gli impegni extrafamiliari (la cui causa sono al 90% i figli) . Ora finalmente è tempo di tornare a fare i fidanzati………stagionati ma fidanzati

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