Uscire dall’euro: soluzione o inutile scorciatoia?

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Euro no euro: barchetta fatta con banconota euro. Come a dire, siamo tutti sulla stessa barca
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A pochi mesi dalle elezioni europee, un virus apparentemente incontrastabile ha ormai contagiato il vecchio continente: il sovranismo antieuropeista. Cinque anni fa i partiti no euro erano più uno spettro, oggi sono vere e proprie forze di governo e opposizione in diversi paesi europei. La storia si ripete: nei momenti difficili vince chi indica più chiaramente il nemico esterno, qualcuno o qualcosa che possa incarnare il ruolo del cattivo. Senza il quale tutto sarà più semplice.

Il governo in Italia sembra averlo capito benissimo. Il nemico è rappresentato dai migranti, dall’Unione Europea, dai “poteri forti” e, più in generale, da chi si oppone al governo del cambiamento. L’uscita dalla moneta unica ha rappresentato in realtà il tema cruciale nei giorni della formazione del governo giallo verde, con Mattarella a dire no a Savona all’economia per il suo “chiacchieratissimo” piano B per un’uscita dall’euro come minore dei mali..

Il governo, a parole, ha cambiato posizione sia nella componente 5 stelle che in quella leghista, visto che nel 2013 entrambe le fazioni auspicavano una possibile uscita dall’euro. Nei fatti, però, le azioni dell’esecutivo vanno spesso in una direzione di scontro e frattura con le regole condivise all’interno dell’Unione. Soprattutto rispetto ad alcune “imposizioni” economiche.

Vale la pena, dunque, tornare sull’argomento: rompere con l’Europa e uscire dall’euro aiuterebbe l’Italia a intraprendere un percorso di crescita solido e duraturo? Ci libererebbe dal giogo di Bruxelles, dove vale la pena ricordarlo l’Italia è comunque sempre il terzo paese per importanza, tanto avversato da alcuni elementi di questo governo?

Coloro che sostengono a gran voce i vantaggi di un’uscita dall’Unione, puntano in particolare su due cavalli di battaglia: il ritorno alla sovranità monetaria (possibilità di stampare moneta a piacimento) e il guadagno di competitività dei prodotti e servizi made in Italy (grazie alla possibilità di svalutare la nuova moneta nazionale). Uscendo dall’euro l’Italia sarebbe, dunque, artefice del proprio destino, libera dai diktat di Bruxelles, e tornerebbe a crescere grazie a manovre economiche espansive e significative svalutazioni della “nuova Lira”. Ne siamo certi? Assolutamente no.

Lire italiane: carta e monete

Uscire dall’euro: pro e contro

Riprendendosi la sovranità monetaria, la Banca d’Italia tornerebbe a stampare moneta decidendone la quantità in circolazione. Ciò permetterebbe di attuare politiche monetarie espansive che, attraverso la riduzione dei tassi di interesse e l’acquisto di titoli di stato italiani da parte della banca centrale, consentirebbero nel breve periodo, da un lato, di stimolare l’offerta di moneta delle banche alle imprese rilanciando gli investimenti e la produzione di beni e servizi; dall’altro, di “monetizzare” il debito pubblico comprimendo il costo del servizio sul debito.

Tuttavia, l’aumento della quantità di moneta circolante finirebbe prima o poi per esercitare forti pressioni inflazionistiche (i prezzi aumenterebbero più velocemente e significativamente) mentre la monetizzazione del debito favorirebbe comportamenti poco virtuosi in fatto di bilancio pubblico, come se ce ne fosse bisogno, data la possibilità di ricorrere liberamente alla banca centrale per l’acquisto di titoli di Stato.

La possibilità di adottare un regime di cambio flessibile condurrebbe immediatamente ad una svalutazione della nuova moneta nazionale capace, nel breve periodo, di rendere i prodotti italiani altamente competitivi sui mercati internazionali. L’effetto positivo, tuttavia, andrebbe ad esaurirsi nel medio-lungo periodo, per colpa dell’inflazione che ne seguirebbe (in caso di svalutazione molto significativa accompagnata da probabili politiche monetarie espansive) oppure a causa della diminuzione del potere di acquisto delle famiglie italiane che si troverebbero a fare i conti con beni stranieri sempre più cari. Basti pensare alla storia del nostro paese dagli anni ’70 fino all’ingresso nell’euro, una storia fatta di svalutazioni e fiammate inflazionistiche ma certamente non di memorabili periodi di crescita prolungata.

Uscire dall’euro rimarrebbe l’ennesima scelta di un paese che non vuole affrontare i problemi che lo affliggono da tempo e che si accontenta di una scorciatoia. Una crescita duratura, infatti, può essere favorita esclusivamente da un programma di riforme che aggredisca i veri mali dell’economia italiana: la bassa produttività del lavoro, il lavoro sommerso e l’evasione fiscale. Solo per citare quelli più evidenti. La sfida sta proprio nel rimanere all’interno dell’Unione Europea e contribuire a renderla il contesto ideale nel quale realizzare le riforme di cui abbiamo bisogno. La sfida non è semplice ma è l’unica che abbia senso intraprendere.

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Non ho mai scritto una bio. Economista, emigrato contromano, orfano della Fossa dei Leoni. Marxista nonostante la cravatta, milanista nonostante il presidente. “Credevo di vivere gli anni della rivoluzione e invece vivevo gli anni prima della rivoluzione, perché è sempre prima della rivoluzione quando si è come me”.

8 Comments

  1. Ottimo pezzo. E io calco ancor di pi’ la mano, spostandomi dalla politica monetaria a questioni ancora piu’ concrete (come se la politica montetaria non lo fosse): qualcuno ha idea di cosa e’ SEPA (Single European Payment Area) ormai in vigore? E’ un ulteriore e decisivo passo verso la creazione di un effettivo mercato unico europeo, con un obiettivo importante: offrire ai cittadini, alle imprese e alle pubbliche amministrazioni la possibilità di effettuare e ricevere pagamenti in euro nell’area SEPA, senza più differenze tra pagamenti nazionali ed europei (che diventeranno tutti “domestici”) con la stessa facilità e sicurezza con cui vengono eseguiti oggi nei singoli paesi.
    La gente pensa che queste cose accadano per caso, che dietro non ci siano anni di negoziati, resistenze da vincere, costi da imporre alle banche per adottare nuovi sistemi vincendo egoismi di forti lobby e interessi nazionali. Tutto normale no? NO. TUTTO ECCEZIONALE. E dovuto all’Europa, su cui tutti sputano a casaccio.

  2. Oppure, qualcuno sa che il 15 aprile il Parlamento Europeo ha approvato una direttiva sul Conto Corrente di Base?
    Secondo la direttiva, infatti, tutti i cittadini residenti in Europa avranno questo diritto a prescindere dalla nazionalità o dal luogo di residenza: l’obiettivo principale è quello di rendere trasparenti questi strumenti finanziari in modo tale da poter facilitare il confronto anche a chi non ha mai avuto un conto corrente. Tutti, compresi i migranti.
    Quello che il Parlamento europeo ha chiesto, infatti, è che tutte le banche dispongano nella loro offerta, di conti correnti base che possano essere accessibili a tutti, comprese le banche che operano online: questo anche per permettere che le operazioni di pagamento mediante carta di credito, o operazioni come bonifici e trasferimenti di denaro all’interno dell’Ue possano essere più facili e agevolati (o anche a costo zero).
    VOLETE CHE VI RACCONTI COME L’HANNO PRESA LE BANCHE? LE FAMOSE BANCHE DELL’EUROPA DEI BANCHIERI?

  3. Come no: pensate che siamo nati ieri??? Dopo anni di euro e crisi economica dobbiamo continuare a subire le angherie dell’Europa??? Solo qualche dato.
    1)l’uscita dell’Euro (non traumatica) e la rivalutazione del Marco penalizzerebbero pesantemente la Germania, ed avvantaggerebbero le economie periferiche, quella Italiana in primis.Sono le conclusioni di tanti studi seri. L’effetto e’ lo stesso gia’ riscontrato nel passato in situazioni similari, e le ragioni sono esattamente quelle opposte a quelle che hanno consentito alla Germania di avvantaggiarsi in questi anni rispetto ai paesi periferici.
    2) l’Euro ha causato un colossale trasferimento di produzione industriale da tutti i paesi periferici verso la Germania, come conseguenza dell’invariabilita’ dei cambi, che consente al sistema meno inflattivo (quello tedesco) e piu’ efficiente, di sottrarre ampie quote di produzione.
    3)L’Euro ha consentito alla Germania di ampliare a dismisura i propri attivi commerciali in una misura pari esattamente alla somma della crescita dei passivi in Spagna, Italia, Francia ed altri periferici.
    La dinamica in caso di mantenimento dell’EURO e’ prevedibilmente la stessa degli ultimi 10 anni. E’ ovvio che molto dipendera’ dalla quotazione dell’EURO stesso sul DOLLARO e dalle politiche restrittive imposte all’interno dei singoli paesi. Per dire, nel 2012, l’Italia h quasi azzerato il passivo commerciale, grazie al calo dell’EURO (fattore su cui l’economia Italiana e’ assai piu’ sensibile di molte altre, ed in particolare di quella tedesca) ed alle politiche restrittive suicide di Monti (che hanno fatto crollare l’import). La tendenza di fondo pluriennale, pero’, restera’ inevitabilmente connessa con la competitivita’ dell’industria, di cui abbiamo ampiamente scritto sopra.
    In caso di disgregazione dell’EURO, e ritorno alle valute nazionali, e’ ovvio che accadra’ qualcosa di analogo a quanto accadde nel 1992-95 con un ritorno ad un forte attivo commerciale per l’Italia ed una decisa riduzione dei passivi per gli altri periferici che svaluteranno; il tutto ai danni della Germania.
    4)Occupazione. Anche in questo caso e’ prevedibile che un ritorno alla LIRA rafforzi il PIL e l’occupazione. L’Euro ha consentito alla Germania di riprendere la sua corsa del PIL e dell’occupazione, e cio’ e’ stato fatto ai danni di diversi paesi periferici, in primis dell’Italia, che e’ il secondo paese manifatturiero europeo. La Germania non ebbe immediatamente benefici dall’introduzione dell’Euro e dei cambi fissi. Rammentate che fino al 2000-2005 si diceva che la Germania era il grande malato d’Europa? Era vero, visto che aveva un’andamento del PIL asfittico (come l’Italia, che pero’ era reduce da una corsa per ridurre il deficit dal 10% ed oltre al 3%), peggiore di ogni nazione europea.
    5) Inflazione.Dopo aver visto che per l’economia reale non c’e’ partita a favore della LIRA, passiamo ad analizzare l’inflazione.
    Per capire cio’, facciamoci una domanda. Cosa accadde nel 1992-1995 quando la LIRA svaluto’ da 750 a 1100 sul Marco, vale a dire del 50%, all’inflazione? Accadde che il differenziale di inflazione con la Germania scese dal 3,3% del 1990-92 all’1,6% del 1993-95. Ma come e’ possibile? Semplice: crollo’ il volume dell’import (piu’ caro) e parte di questo venne sostituito da produzione nazionale (piu’ a buon mercato) e cio’ calmiero’ i prezzi. L’impatto piu’ severo fu ovviamente sui beni energetici (che pero’ hanno un’incidenza modesta sul paniere inflattivo complessivo rispetto alla componente del costo del lavoro, che e’ squisitamente un parametro interno). Rammento per la cronaca, che le follie di Monti sulle accise, hanno avuto un’impatto analogo sui prezzi energetici a quello di una classica svalutazione del 25-30% (ove sale il prezzo della materia prima e dell’IVA e restano invariate le accise).
    7)Inflazione.Qui, farei un ragionamento un po’ semplicistico, ma efficace.
    I Fautori dell’EURO sostengono che tornare alla LIRA fara’ riesplodere i Tassi, e che l’introduzione dell’EURO ha consentito di ridurre l’ammontare degli interessi pagato di 60-75 miliardi, pari a 4-5% del PIL (in termini attualizzati). Hanno ragione, ovviamente, ma penso che il ragionamento sia monco. Mi spiego.
    L’ingresso nell’EURO (ed ancor prima in un sistema a cambi fissi a 990 sul marco) ha avuto anche altre 2 conseguenze. In primo luogo ha frenato nettamente la dinamica del PIL reale, sia per il contenimento inflattivo, sia per le ricadute sull’economia reale (sappiamo che da 15 anni cresciamo dell’1% meno della media UE, differenziale che nel 2012 si avvicinera’ al 2%). Ebbene, cio’ implica una contrazione del denominatore con cui si misura il debito pubblico (e quindi lo fa aumentare). In secondo luogo, il calo del PIL ha impatti sulle spese (che crescono, specie quelle di tutela) nonche’ sulle entrate (la Manovra Monti ne e’ stata un’esempio lampante, con entrate nettamente inferiori al preventivato a causa del crollo del PIL, causato dalle stesse misure). Che significa cio?
    8)Debito Pubblico. Restare nell’EURO e’ comunque un suicidio. Nel 2012 siamo volati al 126% di Debito. Successivamente non credo le cose siano migliorate. Restare nell’EURO, poi, significa inflazione bassa e quel che e’ peggio PIL nominale con andamento disastroso. Anche nel 2013 il Debito è salito, visto che il denominatore ha avuto un’ andamento disastroso, e cio’ è avvenuto anche nel caso di riduzione del deficit all’1,5-2,0%. Inoltre, Bruxelles c’ha gia’ fatto sborsare l’equivalente del 3% del PIL di nuovo debito per salvare la Grecia, Portogallo, banche Spagnole ed Irlanda e seguira’ un altro 1% (come minimo; temo assai di piu’). In questo contesto nel 2013, in assenza di privatizzazioni e dismissioni serie, il debito è volato. Se gli spread dovessero crescere ancora, il debito si avvitera’ sempre piu’ verso l’alto, con conseguenze gia’ viste in Grecia. L’Italia (sempre che non sia fallita prima) si trovera’ comunque con un debito al 130% e con dinamica crescente, per cui realisticamente parlando, la permanenza nell’EURO non promette bene sul fronte del Debito Pubblico.

    Forse adesso cambierete idea, NON SIAMO STUPIDI.

  4. A me l’euro piace. Come concetto, come moneta che posso usare in tutta Europa, come illusione di uno stato unico europeo. E non ho mai votato nessuno dei partiti che al momento in Italia sostengono l’uscita dall’euro.

    Peró, c’è un però. Ci sono vari economisti (per lo più di scuola keynesiana) in tutta europa che lo considerano un chiaro fallimento.
    Sui media dominanti è un argomento quasi tabù.. ma non è difficile trovare queste opinioni, ben argomentate e con dati a corredo.

    Ossia, o l’Europa fa dei passi in avanti chiari e decisi verso una maggiore unione federale, o l’euro cosí com’è funziona solo per la Germania.

    O vengono creati dei meccanismi per riequilibrare gli squilibri creati dell’euro, o forse sarebbe meglio uscirne davvero.

    Secondo me sarebbe il caso di discuterne senza parlare dei partiti che lo sostengono, che spesso lo fanno per puro populismo.

    Il problema esiste. Se la soluzione è l’uscita dall’euro o un’altra cosa andrebbe discusso apertamente ammettendo la realtà: il sistema così com’è genera squilibri.

  5. Sono d’accordo che il sistema attuale generi squilibri. E squilibri significa vantaggio per alcuni e svantaggio per altri. Questi squilibri esistono in senso ben più ampio della moneta. C’è un unione monetaria, non c’è un’unione economica, nonostante esista l’UEM (unione economica e monetaria). La soluzione, anche ad alcuni dei problemi segnalati nei commenti sopra (alcuni fondati, altri, quelli sul debito, molto meno) non è però l’uscita dall’Euro. Più ragionevolmente la soluzione degli squilibri che vi soggiaciono. In questo modo si avranno i vantaggi di un’economia in equilibrio, di un’Europa unita e della moneta unica. Che la Germania tragga molto vantaggio da alcuni aspetti, e’ fatto notorio. Che ciò avvenga perché altri Paesi, quali il nostro, invece di riformare il proprio sistema e risanarsi abbia sempre e solo marciato su svalutazioni monetarie da Paese del sud America, crescita zero per quasi 30 anni (e l’Euro dov’era?) e debito a gogo per incapacità di condurre politiche impopolari ma lungimiranti, e’ cosa altrettanto nota. Ecco perché l’articolo ha ragione. La politica monetaria da Paese in via di sviluppo e’ una scorciatoia pessima e deprecabile, che no fa altro che procrastinare all’infinito i problemi. L’Europa, con buona parte della sua legislazione, e l’Euro, invece questo hanno di buono e incompreso: ci costringono a quelle riforme vitali che nessuno da noi ha il coraggio di perseguire. In tema di diritti, salute, giustizia, alimentazione, energia. E anche di economia. Per non essere sudditi della Germania non si firmano insieme patti e poi si lamenta che sono ingiusti. Ci si sistema e si influenza.

  6. Detto questo, sono pienamente d’accordo che l’attuale via di mezzo non va bene. O l’Europa diventa una vera unione, federale o qualcosa di simile, oppure anche gli attuali indubbi benefici del progetto rischiano di non essere sufficienti. E se non si va avanti, si va indietro. Fermi a metà del guado e’ impossibile. L’unione monetaria ne richiede una economica e politica, di qualche tipo. E la Germania, che dall’Euro trae molto beneficio, anche se per suo merito, deve accettare prima o poi la mutualizzazione del debito – euro bond – altrimenti ha solo i vantaggi e non condivide i rischi. Ma come li convinci a fare ciò, se le regole le hai decise insieme e tu non hai saputo trarne beneficio e loro si? Come li convinci a mettere sullo stesso piano la tua barca che affonda con la loro che viaggia, quando le regole erano uguali per tutti e tu non hai saputo far bene? Un solo modo: risanandoti e dimostrando che stai in piedi da solo, alla pari, senza scorciatoie.

  7. Credo che l’Europa paghi un gap iniziale: esser nata sotto una stella burocratica, più tecnica che politica. Sin dagli albori abbiamo percepito il progetto europeo come puramente economico e commerciale, proprio lì dove ha ottenuto magri risultati, figli della politica del mezzo che ha generato squilibri. Perché l’Europa funzioni è necessario ripartire dalla visione Europa, il sogno di Spinelli, l’idea di un’unità politica e di solidarietà: se così fosse, Europa vorrebbe dire passione ed entusiasmo, e il discorso si sposterebbe su quale Europa vogliamo, più che sul tema se vogliamo l’Europa. Per questo concordo sull’importanza di queste elezioni, l’Europa vista fin qui è un ibrido che risponde ancora ai piccoli grandi egoismi degli stati: o l’Europa diventa visione e progetto politico comune, o fallisce. Ci auguriamo tutti si imbocchi la prima strada.

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