Tiziano Terzani, un giornalista in viaggio

di
Tiziano Terzani
@reporterinviaggio.it

Tiziano Terzani è il giornalista di viaggio forse più amato in Italia. Ma Tiziano Terzani non è stato solo un giornalista.

“Come spesso capita con le più belle avventure della vita, anche questo viaggio cominciò per caso”.

Tiziano Terzani: gli inizi

Il caso che lo spinge a viaggiare all’estero si chiama Olivetti. Dopo essersi laureato a pieni voti in giurisprudenza e aver ottenuto un master, Tiziano Terzani trova lavoro presso l’azienda di Ivrea, entrando per la prima volta in contatto con il mondo asiatico, di cui si innamora da subito. Fiorentino, classe 1938, in Olivetti fa tutta la gavetta: dalla catena di montaggio alla vendita porta a porta, riceve l’incarico di reclutare nuovi laureati per le filiali europee e internazionali. Sempre accompagnato, grazie alle garanzie aziendali, dalla moglie Angela Staude, sposata nel 1962 a Vinci.

“Scelsi l’Olivetti perché rappresentava la modernità… Il processo non era fine a se stesso o funzionale alla crescita; era funzionale a qualcos’altro, un qualcosa che Adriano Olivetti chiamava comunità, che, attraverso l’azienda cresceva in cultura, in comunicazione, in senso di fratellanza; era cioè un progetto culturale e sociale e questo secondo me era un grande aspetto positivo dell’economia”.

Dalla Danimarca al Portogallo, dall’Olanda alla Gran Bretagna, fino al Giappone nel 1965. Hong Kong lo affascina e il sogno della Cina inizia a prendere forma. In autunno è la volta del Sud Africa sconvolto dall’orrore dell’apartheid, raccontato nelle pagine de L’Astrolabio di Ferruccio Parri. Mostra un talento innato che documenta anche con l’inseparabile macchina fotografica. Intuisce che il giornalismo può essere la sua strada.

“Per un vero fotografo una storia non è un indirizzo a cui recarsi con delle macchine sofisticate e i filtri giusti. Una storia vuol dire leggere, studiare, prepararsi. Fotografare vuol dire cercare nelle cose quel che uno ha capito con la testa. La grande foto è l’immagine di un’idea”.

Tiziano Terzani
@surfstle

Tiziano Terzani giornalista

Nel 1967, dopo aver viaggiato in Australia e in Thailandia, Tiziano Terzani prende l’aspettativa dall’Olivetti e si aggiudica una borsa di studio che gli apre le porte della Columbia University di New York. Dagli Stati Uniti arrivano le cronache dell’America che sprofonda nel Vietnam, la rabbia del movimento nero, la tenacia di quello pacifista, i sogni spaziali della Luna mentre realizza il proprio, nel ’68, imparando la lingua cinese all’università di Stanford. La curiosità che lo aveva portato in America si trasforma in spavento per una “società profondamente razzista, profondamente ingiusta e violenta da morire”.

Nel 1969, con in tasca la seconda laurea e in braccio il primogenito Folco, Tiziano Terzani rientra in Italia, lascia definitivamente l’Olivetti e viene assunto come pubblicista da Il Giorno di Italo Pietra. Nel libro In Asia descrive così gli inizi della sua carriera:

“Diventai giornalista perché alle corse podistiche arrivavo sempre ultimo. Non avevo alcun successo tranne quello di far ridere i miei compagni. Una volta, alla fine di una di quelle corse in cui ero davvero arrivato quando il pubblico stava già andando via, venne da me un signore sui trent’anni con un taccuino in mano e mi disse qualcosa come: «Sei studente? E allora, invece di partecipare alle corse, descrivile!». Avevo incontrato il primo giornalista della mia vita e, a sedici anni, avevo avuto la mia prima offerta di lavoro: cronista sportivo al «Giornale del mattino». Cominciai con le corse a piedi, passai a quelle in bicicletta e poi alle partite di calcio”.

La veste di avvocato e manager ha per sempre lasciato il posto a quella del viaggiatore e collaboratore di giornali importanti come Der Spiegel, Il Corriere della Sera e La Repubblica, irritando con i suoi reportage l’ambasciata americana. Un reportage, influenzato dal New Journalism degli anni ’60, scelto per descrivere i fatti senza fermarsi alla pura cronaca, ma narrando i particolari e i dettagli e lasciando che le emozioni di chi sta dietro la penna trovassero posto tra le righe; «il miglior modo per capire la realtà è attraverso i sentimenti, l’intuizione, non attraverso l’intelletto», si legge in Un altro giro di giostra. La giostra della vita che lo ha portato a viaggiare per il mondo, esplorandolo e immedesimandosi nelle culture, nei luoghi, nelle tradizioni con razionalità, coraggio e determinazione. Dopo la nascita della figlia Saskia si trasferì a Singapore e poi Hong Kong, continuando a collaborare come giornalista con i suoi datori di lavoro europei.

Poi arrivò la malattia, un tumore all’intestino, che lui definiva “il viaggio più difficile”, e lo sforzo di affrontarlo e combatterlo. Il ritiro spirituale in India, sull’Himalaya, aumentò la sua saggezza attraverso la riflessione sulla vita. Tiziano Terzani si rifugiò infine a Orsigna, dove trascorse i suoi ultimi giorni di vita, per morire il 28 luglio del 2004. Nel suo diario si legge: “…in Occidente si può morire distraendosi davanti alla tv… in Occidente tutto è distrazione da tutto, specie dal bello che è la vita”. Quella che fino all’ultimo affrontò come un vecchio sorridente con i capelli bianchi ben in ordine, la barba lunga e una tunica bianca.

Tiziano Terzani
@liosite.com

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Viaggiatrice, sognatrice, lettrice. Una tesi in storia contemporanea e un corso in Gestione dell'Immigrazione sintetizzano la sua vita universitaria. Girasoli e asini le sue passioni. Nello zaino non mancano mai i libri, la macchina fotografica, la passione per i viaggi e un paio di scarpe da ginnastica con cui segnare la strada.

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