Costruire una carriera nella cooperazione internazionale: i programmi Fellowship e EUAV

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Come si fa a lavorare nella cooperazione allo sviluppo? Da dove si parte per costruire il proprio curriculum? Quali esperienze sono qualificanti? Domande che ricorrono spesso tra i giovani che, laureandi o appena laureati, cercano di orientarsi in un labirinto di siti, programmi, vacancy, tirocini e svariate opportunità formative. Domande a cui tenta di rispondere la nostra rubrica Racconti di Cooperazione.

I tirocini in cooperazione internazionale sono certamente ottime opportunità per rafforzare il proprio curriculum nel settore. Presentiamo due programmi, sperando di dare indicazioni utili ai colleghi più giovani, presenti e futuri.

Il primo è un programma storico nel panorama delle offerte di training-on-the-job: si tratta dell’Italian Fellowship Programme organizzato e gestito dalla sede di Roma dell’UNDESA – United Nations Department of Economic and Social Affairs.

Il secondo programma è invece un programma europeo nuovissimo, nato nel 2015 e che per adesso avrà durata fino al 2020: lo European Aid Volunteers, gestito in Italia dalla ONG GVC, Gruppo di Volontariato Civile.

Lo diciamo subito: non sono programmi adatti a una primissima esperienza lavorativa, come possono essere il Servizio Civile o il MAE-Crui. Sono piuttosto destinati a chi ha già una seppur breve esperienza lavorativa, e adatti ad acquisire competenze importanti e ampliare i propri orizzonti capendo come funziona il settore e come si muovono i suoi principali attori.

Tirocini in cooperazione internazionale: il programma Fellowship

Lo UN Fellowship è un programma attivo dal 1999. Ha coinvolto ad oggi 510 giovani a fronte di circa mille domande all’anno, in maggioranza di donne. I finanziamenti per il programma avevano avuto un calo negli anni recenti, ma per l’edizione 2016/2017 sono ben 39 i candidati selezionati.

L’iter di presentazione della domanda è annuale. Nel 2017 il bando apre a maggio, la scadenza per l’invio delle domande dovrebbe essere entro fine luglio, in autunno ci saranno i colloqui e le selezioni, in dicembre il training formativo e in gennaio la partenza per un anno presso la cosiddetta duty station, che può essere un’agenzia ONU oppure una delle sedi estere dell’AICS (Agenzia italiana per la Cooperazione allo sviluppo).

Sul sito è possibile trovare molte informazioni e statistiche, ma ci sembra utile raccontare soprattutto l’esperienza concreta di chi ha partecipato e alcune considerazioni sull’effettiva ricaduta nella propria carriera.

Abbiamo quindi chiesto a una UN Fellow dell’edizione 2015 di condividere una parte della sua esperienza con noi. Si tratta di Sara Giorgio, che ha trascorso un anno in Bolivia presso la sede dell’UNDP (United Nations Development Programme).

tirocini in cooperazione internazionale
Sara in Bolivia (a sx nella foto)

Sara, in cosa consisteva la prova di selezione?

La prova di selezione per il mio anno consisteva in uno scritto di 20 minuti su piattaforma ONU monitorata a distanza ed una competency-based interview (CBI) via Skype con quattro membri del team dell’ufficio-paese. Nello scritto ci è stato chiesto di rispondere ad una domanda aperta sui temi tecnici relazionati con la posizione per cui ero stata selezionata, nel mio caso sulla funzione dello sviluppo economico locale. Nell’intervista venivano valutate le mie conoscenze specifiche della materia e del paese, e le mie competenze ed attitudini di fronte a casi di successo/insuccesso tipicamente lavorativi, come la gestione di un progetto complesso, il lavoro di squadra ecc. L’intervista è stata sia in inglese che in spagnolo, lingua del paese di riferimento, e per esercitarmi ho usato gli strumenti disponibili online sul sito UN Careers.

Come valuti l’esperienza?

Ho avuto la fortuna di occuparmi di pianificazione strategica in un ufficio UNDP, organizzazione che generalmente definisce le linee strategiche d’azione ONU nei paesi d’intervento ed occupa un ruolo di primo piano nel coordinamento tra le varie agenzie ONU presenti nel paese. Seppure con alcune difficoltà nella fase iniziale, dovute alla comprensione dei meccanismi di funzionamento di una struttura estremamente burocratica, l’esperienza è stata estremamente positiva, soprattutto perché vi ho preso parte in un anno di transizione tra due strategie molto importanti: nel 2015 terminava la strategia degli Obiettivi di Sviluppo di Millennio (MDGs) e si apriva invece la strategia degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs). Ho quindi potuto misurare concretamente i risultati dei progetti conclusi e partecipare attivamente alla definizione della nuova Agenda-Paese e delle politiche di sviluppo nazionali, allineandole alle priorità internazionali dell’agenzia.

Ritieni che la fellowship abbia aumentato le tue competenze e ti abbia aperto nuove opportunità di lavoro nel paese in cui lavoravi?

Sì, ha sicuramente accresciuto le mie conoscenze tecniche nel settore tematico di riferimento, la mia capacità di lavorare in modo autonomo e di coordinare altre risorse. Il beneficio principale del programma per me è stato però l’aumento di self-confidence sia sul piano professionale che personale. Vivere un intero anno in un paese lontano e culturalmente diverso dal proprio, senza poter pianificare nemmeno un weekend di ritorno a casa, confrontarsi ogni giorno con personaggi di primo piano della vita pubblica nazionale e con esperti della cooperazione, avere reali responsabilità lavorative e non classiche mansioni “da stagista”, tutti questi fattori sono stati sicuramente delle sfide positive. Per motivi personali, il mio obiettivo è stato sin da subito limitare l’esperienza nel paese ad un solo anno, ma a fine anno mi sono state proposte diverse opportunità (tra cui una breve e da casa, che ho accettato), non come staff ONU ma come consulente esterno sui progetti da me seguiti, gestiti sia dall’agenzia stessa che dalle organizzazioni della società civile con le quali collaboravamo.

Hai un consiglio per chi vuole applicare per questo programma?

È importante non essere generalisti e specializzare al massimo il proprio curriculum/profilo (sia settore che area geografica), sperando che quell’anno vi sia richiesta in quel settore specifico.

Un altro lascito molto importante del Fellowship, aggiungiamo noi, è la rete di contatti che si creano sia a livello di paese sia a livello di programma. Tra i former fellows i contatti restano attivi anche se si è trascorso insieme solo i 15 giorni del training. La rete rimane essenziale per lo scambio di vacancy, di opportunità di lavoro, di supporto nel momento in cui si sta cambiando paese e c’è bisogno di contatti e consigli.

Tirocini in cooperazione internazionale: lo European Aid Volunteer

tirocini in cooperazione internazionale
Il gruppo dei volontari EUAV di GVC

Lo European Aid Volunteer (EUAV) è un’assoluta novità nel settore. È un programma di volontariato internazionale europeo per missioni umanitarie all’estero, un’iniziativa della Direzione Generale per le Operazioni di Protezione Civile e Aiuto Umanitario della Commissione Europea (ECHO) gestita dall’Agenzia Europea per l’Educazione, La Cultura e l’Audiovisivo (EACEA). 

Il programma offre l’opportunità ai cittadini europei o residenti di lungo periodo in Europa, maggiori di 18 anni, di partecipare come volontari esteri retribuiti in progetti di aiuto umanitario nel mondo per un periodo che varia da 1 a 18 mesi. Il programma sarà aperto fino al 2020 e conta di coinvolgere quattromila cittadini e cittadine europee.

L’unica ONG italiana certificata per la selezione e l’invio di volontari all’interno del programma è il GVC di Bologna. Sul sito sono pubblicate le vacancy e viene spiegata con cura la natura del programma, del lavoro e del processo di selezione. Abbiamo quindi fatto qualche domanda a Mariachiara Lesi, Responsabile del Programma EU Aid Volunteers per GVC.

Come è nata la decisione di partecipare a questo programma e qual è stato l’iter che avete seguito?

La decisione di partecipare all’iniziativa EU Aid Volunteers da parte di GVC nasce dalle peculiarità che lo stesso programma presenta e che al momento non hanno altri programmi europei. È una grande opportunità per i cittadini europei e per i residenti di lungo periodo di partecipare attivamente ai progetti di aiuto umanitario in comunità locali di paesi terzi. Parliamo soprattutto di attività legate alla preparazione e risposta delle organizzazioni locali alle crisi umanitarie, alla gestione del rischio di catastrofi, alle questioni di genere, alla comunicazione e al monitoraggio delle attività.

Per quanto riguarda l’iter, siamo partiti con un’analisi dei bisogni degli uffici locali, a cui è seguita una fase di certificazione degli stessi; senza certificazione non è possibile né mandare né ospitare volontari. Una volta ottenuta la certificazione stabiliamo insieme ai referenti locali quali sono i profili dei volontari richiesti, quali sono i bisogni e apriamo le vacancy.

Le prime vacancy dell’EUAV sono state pubblicate nel 2016, è quindi molto giovane: avete comunque già qualche informazione sul profilo dei candidati?

Dalle selezioni che abbiamo fatto l’anno scorso, le prime in assoluto, emergono dati interessanti. Abbiamo ricevuto più di mille candidature, tra cui quasi 700 erano donne. Tra le fasce di età c’è stata una prevalenza di domande di ragazzi e ragazze tra i 25 e i 35 anni. Molti di questi avevano già maturato esperienze all’estero.

Le ultime vacancy sono scadute il 24 aprile 2017: quando saranno pubblicate le prossime? C’è un calendario annuale fisso?

Le prime selezioni si sono chiuse ad aprile. Le prossime selezioni verranno invece aperte tra maggio e giugno e ci saranno nuove destinazioni tra cui Cuba e Cambogia. Chiuse queste selezioni, si passerà direttamente all’anno prossimo, ma non vi è una scadenza annuale fissa. Il calendario è dettato da EACEA che stabilisce le tempistiche per la formazione online e il training, di conseguenza detta le tempistiche anche a noi che scriviamo i progetti.

L’EUAV, a differenza di altri programmi come il servizio civile, non prevede limiti massimi di età, ma contempla anche figure senior. Come mai?

Questa è una grande peculiarità del programma, permette a tutti i cittadini europei di fare un’esperienza di volontariato specializzato senza limiti d’età. Viene contemplata anche la figura senior perché per alcune posizioni ricerchiamo figure che abbiano già esperienza di almeno cinque anni e che possano supportare le comunità locali con competenze più specifiche. I diversi profili, junior e senior, sono specificati nelle vacancy.

In cosa consiste il periodo di formazione online e il training in sede?

La formazione online è un corso di preparazione di 30 ore, che dà le basi a tutti i volontari che verranno impiegati nel progetto. È propedeutico al training in presenza. Il corso online vuole porre le basi teoriche sull’iniziativa che poi verranno approfondite durante il training. Quest’ultimo invece dura dai 9 ai 12 giorni, e vengono riprese e approfondite tematiche come gli aiuti umanitari, la sicurezza, le relazioni esterne, a cura di esperti del settore. È un training professionalizzante anche per quei candidati junior che non hanno un background di studi nel settore. Il corso online e il training in presenza sono obbligatori e fanno parte del processo di selezione stesso.

Che consigli daresti a un giovane che vuole candidarsi per il programma?

Sicuramente di scegliere il profilo che più si addice al proprio percorso di studi, e considerare anche i profili dove è prevista l’apprenticeship. Questo profilo prevede un periodo di apprendistato di sei mesi nella nostra sede a Bologna, dove il volontario ha modo di vedere come funziona una ONG e lavorare con noi. Terminati i sei mesi partirà come volontario. Purtroppo questo periodo di apprenticeship al momento è previsto per poche posizioni, ma le possibilità di partire con noi non mancano!

Al racconto istituzionale di Mariachiara affianchiamo anche la testimonianza di Francesca Vandelli, tra le prime volontarie a partire con il programma EUAV. Francesca ha 32 anni ed è impegnata come EUAV con il GVC. La sua posizione prevede il periodo di apprenticeship presso la sede dell’ente (sei mesi) e a giugno partirà per la Cambogia, dove lavorerà per i prossimi sei mesi al confine con la Thailandia come amministratrice di due progetti sulla migrazione sicura e contro la tratta di esseri umani.

tirocini in cooperazione internazionale
Francesca e Marie

Che formazione hai Francesca?

Ho studiato Sviluppo e cooperazione internazionale all’Università di Bologna, avevo già in mente di voler lavorare nella cooperazione, ho partecipato al programma MAE CRUI e poi al programma SVE – Servizio Volontario Europeo, alternando esperienze in Italia e all’estero, soprattutto in Sud America.

Nel corso di queste esperienze mi sono resa conto che il settore della cooperazione è molto competitivo, e dentro questo contesto occorre trovare il proprio posto. Ho pensato quindi di specializzarmi nell’ambito amministrativo, cogliendo un bisogno del settore: di solito chi ha studi amministrativi non lavora nella cooperazione, dove gli amministratori sono pochi e le loro figure abbastanza ricercate. Ho quindi partecipato a un Master in Amministrazione e Gestione di progetti di cooperazione internazionale e aiuti umanitari presso il Centro Itard di Milano.

Come sei arrivata all’EUAV?

A luglio 2016 ho visto il bando nella newsletter del GVC, c’erano tante posizioni molto belle e interessanti, io mi sono concentrata su quelle che corrispondevano al mio profilo e ho individuato due vacancy. Ho poi preparato il CV, mettendo in luce le esperienze attinenti, e la lettera motivazionale. Infine il formulario specifico previsto dal programma, molto lungo ed estremamente dettagliato, che va compilato inserendo tutte le competenze. Sono poi stata contattata per un colloquio via Skype.

Come prosegue l’iter di selezione?

L’ONG può selezionare due persone per ogni vacancy, poi tutte vengono invitate a partecipare a un corso di formazione intensivo di 10 giorni, che nel mio caso si è svolto a Pisa. È un corso molto impegnativo, con simulazioni di situazioni di lavoro, prove pratiche, partecipazione attiva in classe, moduli specifici su ECHO, sull’Unione Europea. Durante il corso si viene valutati e alla fine solo uno tra i due pre-selezionati viene confermato. È stata un’esperienza faticosa, ma molto interessate e formativa.

Raccontaci come sta andando la tua esperienza.

La mia posizione è peculiare perché prevede sei mesi in sede e sei mesi all’estero. In questi primi sei mesi ho avuto modo di capire come funzione la parte amministrativa della ONG, a tutto tondo, dalla rendicontazione alla gestione dei documenti, occupandomi di più progetti. Da giugno mi focalizzerò sulla Cambogia, saremo in due EUAV, io e un’altra ragazza, Marie, che è già partita e si occupa di comunicazione.  In questo modo ho la possibilità di sperimentare le due facce del lavoro della ONG, in sede e in loco, acquisendo una formazione completa. Diciamo che fino ad ora valuto molto positivamente questa esperienza.

Anche a te chiediamo qualche consiglio daresti ai colleghi interessati al programma.

Consiglio anche io la specificità e la specializzazione. Scegliere attentamente la vacancy, anche se in questo programma non ci sono limiti e si può fare (e rifare) domanda per più posizioni. Consiglio anche, nel caso di pre-selezione, di sfruttare al meglio il periodo di formazione, è una grande opportunità per capire le proprie capacità e dimostrarle, si impara davvero tanto. E infine… incrociare le dita!

Se sei interessato a capire meglio i diversi programmi esistenti, le opportunità di tirocinio e come orientarsi nel settore, ti invitiamo al corso START: professione cooperante! Corso di orientamento nel settore del volontariato internazionale e della cooperazione allo sviluppo organizzato da Mekané, l’associazione che cura questa rubrica, e dal VIS – Volontariato Internazionale per lo sviluppo. Il corso si terrà a giugno 2017 e le iscrizioni si chiudono il 15 maggio 2017.

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Laureata in Scienze Politiche, un Master in Cooperazione e Progettazione per lo Sviluppo e co-fondatrice di Mekané - ideas for development, dal 2008 si occupa di gestione, monitoraggio e valutazione di progetti di sviluppo, alternando esperienze in Italia e all’estero – Tunisia, Etiopia, Mozambico.

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