Scacchi: cinque miti da sfatare

di
scacchi miti
@mischvalente

Gli Scacchi sono un gioco impegnativo: in questo post ho raccolto le cinque obiezioni più frequenti che le persone invitate a provarli di solito fanno. Per porre le basi di una cultura favorevole al gioco, secondo me, giova sfatare cinque miti, tanto diffusi quanto falsi, sugli Scacchi. In questo modo, mi auguro, non solo Scacchi e scacchisti verranno guardati con minor perplessità, ma sarà addirittura possibile avvicinare nuovi appassionati a circoli, ai tornei, in famiglia.

1. Gli Scacchi sono un gioco troppo difficile

No. Esistono giochi con molte più regole degli Scacchi, o almeno altrettante: per esempio tanti giochi di carte. Non parliamo poi dei giochi da tavolo, numerosi dei quali hanno manuali nei confronto dei quali le regole degli Scacchi, contenute spesso in un foglietto, impallidirebbero.

2. Gli Scacchi sono un gioco lento

scacchi miti

Niente di più falso: negli Scacchi solitamente i profani giocano senza un orologio, con tutto il tempo che vogliono a disposizione per fare una mossa, ma è un grave errore.

In realtà la risorsa scarsa negli Scacchi è il tempo: i giocatori fanno a gara nel trovare le mosse migliori nel minor tempo possibile. Per esempio, ci si può confrontare avendo ciascuno 15 minuti a disposizione e chi fa scadere prima il proprio tempo ha perso, anche se resta in vantaggio nella scacchiera.

Vuoi rendere vivace il gioco degli Scacchi? Fai un’intera partita cercando di non commettere errori utilizzando un orologio digitale da torneo, quello con due quadranti con il conto alla rovescia.

Prova a giocare con cinque minuti, o tre minuti, o perfino un solo minuto per mossa (cadenza pallottola). Sarà già difficile muovere e fermare il conto alla rovescia del proprio orologio senza far cadere i pezzi, ed il divertimento aumenterà di molto, assieme alla velocità.

Questo non è certamente il classico gioco degli Scacchi, quello che aiutava Mr.Bean ad addormentarsi, ma può invogliare a saperne di più. È anche la modalità di gioco più di moda online, in quest’epoca di grande frenesia.

3. Agli Scacchi giocano i cervelloni, io a scuola andavo male

Esiste una predisposizione agli Scacchi da parte di certuni; è lo stesso, però, per qualsiasi compito in cui tu voglia cimentarti: esisterà sempre chi lo svolge meglio di te, magari faticando meno.

Gli Scacchi però sono molto più simili ad uno sport che alla scuola o ad una materia per “geni”. Quello che garantisce il successo negli Scacchi, almeno fino a categorie non magistrali, è molto simile a quello che assicura il successo in uno sport o, perché no, nel lavoro: allenamento e divertimento.

Se studi gli Scacchi come a scuola, cercando di memorizzare posizioni e successioni di mosse come fossero tabelline, perderai, perché ciò che veramente serve è fare esperienza di situazioni, posizioni, ricordandole per il coinvolgimento emotivo con cui le si è vissute.

È insomma cosa simile al tanto decantato learning by doing lavorativo: impari solo facendo tante volte, domandandoti il perché delle mosse e facendo tesoro degli errori fatti, senza scoraggiarti.

Faccio un esempio: vedi una determinata posizione (tecnicamente pattern o priyome) alla scacchiera e la giochi, perdendola. Da un video, da un libro, da un amico più esperto di te o riguardando la partita più attentamente a casa (con l’aiuto del PC) apprendi che in quella situazione potevi far meglio, terminando in una posizione migliore o addirittura facendo Scacco Matto.

La prossima volta il cervello, in modo inconscio, avrà memorizzato la posizione dei pezzi e delle azioni rilevanti e, pur con le sue specificità, sarà in grado di riconoscerla e giocarla meglio, o al meglio. Così, per perfezionamenti successivi, la forza di gioco migliora.

Ti sembra un metodo di studio scolastico, fatto di sbadigli e riletture, quando spesso gli alunni imparano a ripetere senza neppure capire cosa stanno dicendo?

Semmai è il contrario: diversi autori* sostengono, anche se la questione resta un po’ controversa, che gli Scacchi sono in grado di migliorare le competenze spendibili poi in campo scolastico e lavorativo, in quanto il metodo con cui si rafforza il proprio gioco è molto simile agli approcci euristici che abbiamo con i nostri compiti quotidiani.

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@Fulvio Giovanola

4. Affrontare un giocatore più forte, allenato a calcolare molte mosse, è impossibile!

Come da punto precedente l’esperienza ripetuta di decine o centinaia di pattern e priyome offre un reale vantaggio al giocatore più forte, perché egli ha già scoperto e memorizzato senza fatica come comportarsi in quella situazione e, se non lo avesse ancora fatto, la prossima sarà l’occasione per farlo.

Non si tratta della capacità di prevedere decine di mosse!

Mediamente, il calcolo dei giocatori abbastanza forti in partita si ferma a 5 o 6 semi-mosse (dicesi semimossa una mossa effettuata dal Bianco o dal Nero), cioè: se io muovo qua tu andrai là, quindi io rispondo così e tu cosà quindi… bang: dopo la mia quinta semi-mossa la mia posizione è migliore della tua.

La realtà contraddice questo mito: il giocatore più forte sa come comportarsi senza calcolare ma, soprattutto, sa quando è necessario investire tempo nel calcolo e quando, invece, può procedere più spedito.

Questi miglioramenti sono ottenibili da chiunque voglia affrontare gli scacchi come uno sport, con un approccio ludico, e non con un ingiustificato senso di inadeguatezza. Una persona che sa andare in bicicletta deve pensare per pedalare? No, perché il corpo ha già imparato a mantenere l’equilibrio. E non lo ha certo imparato dai libri, ma semmai dopo ripetuti capitomboli. Allo stesso modo lo scacchista, anche se in questo caso l’organo che lavora è il suo cervello.

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5. Perché allora, tra web e libri, il materiale per imparare a giocare a Scacchi è sterminato?

Scacchisti si può diventare, anche se qualcuno ci è nato. Se utilizzate nella giusta maniera e magari con l’aiuto di un allenatore qualificato, le informazioni che trovi online possono farti migliorare più velocemente rispetto a quanto non poteva accadere un secolo fa. Si tratta di fare tanta esperienza in poco tempo e di utilizzare solo il materiale che ritieni più adatto per te.

Serve insomma, negli Scacchi come nella vita, imparare a convivere con il sovraccarico informativo trovando la propria strada tra le tante disponibili.

Preferisci elaborare un tuo repertorio di aperture o partire da uno già fatto, di provata efficacia? Vuoi usare un PC per allenarti anche quando non c’è un avversario disponibile? C’è qualcosa che vuoi vedere direttamente su una scacchiera con un buon libro a fianco, magari ripetendo una famosa partita?

Ognuno ha il suo metodo, ma non dimenticare mai che le parole d’ordine sono: ripetizione e coinvolgimento emotivo. Altrimenti nessun allenatore, nessun libro e nessun computer potranno mai aiutarti.

*I bambini e gli Scacchi, Miletto, Pompa et al., Armando Editore, Roma, 2005
A scuola con i Re, Sgrò (di e a cura di), Alpes, Roma, 2012
Scacchi e strategie aziendali, Desiata, Hoepli, Milano, 2013

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Appassionato giocatore ed istruttore qualificato di Scacchi, ma non abbastanza da farne l’unica ragione di vita. Appassionato ed esperto di finanza personale ed investimenti, ma non abbastanza da restare bancario per tutta la vita. Appassionato di lettura e scrittura, abbastanza da farne un contenitore per tutti gli altri interessi.

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