Roghudi e Brunori Sas: il paese fantasma che rivive nella musica

di
Roghudi
@antoniovioli.com

A vederlo così, abbarbicato a uno sperone di roccia, come se le sue case si stessero reggendo con le unghie e la forza della disperazione per non cadere di sotto, sembra impossibile che Roghudi sia diventato un paese fantasma a seguito di due terribili alluvioni.

Invece è proprio questa la sua storia: quella di un paese abbandonato a causa di una natura inclemente che adesso rivive nelle note e nelle parole di un cantautore che l’ha elevato a simbolo delle proprie radici e delle proprie paure.

Roghudi: abbandonato e invecchiato

Succede a molti paesi e città: quando la parte antica, di solito collocata più in alto rispetto a quella nuova, si spopola o si svuota del tutto a favore di quest’ultima, le viene dato l’appellativo di vecchia in aggiunta al proprio nome. Così, da più di quarant’anni, il nome completo del borgo fantasma è Roghudi Vecchio.

Il paese si trova in Aspromonte, proprio al centro della Fiumara Amendolea che tanti guai gli ha causato. A poca distanza, ma al sicuro dalle intemperanze della fiumara, è stato costruito il nuovo paese di Roghudi voluto nel 1971 dal Sindaco Angelo Romeo per tutelare la sicurezza dei cittadini. Roghudi Vecchio si trovava infatti in una posizione estremamente pericolosa, esposto a una sinistra collaborazione fra piogge abbondanti e la costante minaccia della fiumara. Durante i secoli le tracimazioni della fiumara e le conseguenti inondazioni del paese erano state all’ordine del giorno.

Un paese amato dalla sua gente

Non tutti, però, accolsero favorevolmente la decisione del Sindaco. Dopo la devastante alluvione del 1971 la maggioranza degli abitanti acconsentì con sollievo al trasferimento nella nuova Roghudi, ma vi fu anche chi esercitò una resistenza passiva all’ordinanza. Come sempre succede, le persone più anziane, saldate al proprio paese da un forte legame affettivo, non presero neppure in considerazione l’idea di spostarsi sia pure di pochi chilometri. Alcuni erano pastori che non vedevano altro futuro che quello di restare nella loro casa arroccata sulla roccia: rimasero, quindi, nella vecchia Roghudi con tutti i disagi che si possono facilmente immaginare.

Ma la natura non ama essere contraddetta: non passarono neppure tre anni prima che, alla fine del 1973, un’altra alluvione ancora più devastante della prima spazzasse via tutto il possibile, convincendo anche gli irriducibili a prendere la via della nuova Roghudi e a lasciarsi alle spalle un paese che da quel momento venne definito fantasma.

Roghudi, storie e leggende

Nel leggere i fatti puri e semplici l’evacuazione del paese sembra logica e irragionevoli gli abitanti che si sono ostinati a non volerlo lasciare. Ma, approfondendo la conoscenza di questo borgo, si arriva a capire che l’attaccamento dei paesani per Roghudi ha più di un valido motivo. Innanzitutto la posizione di Roghudi Vecchio, per quanto pericolosissima, è di una suggestione tale da togliere letteralmente il fiato anche solo a osservarla in fotografia.

Oltre a questo, si tratta di un borgo dalla storia antichissima e dalle origini greche, il cui nome deriva da rogòdes, che significa crepacci. Annesso dapprima al feudo di Bova e poi alla baronia dell’Amendolea, Roghudi ha dato i natali a molti dei cosiddetti poeti operai come Mastrangelo, Francesca Tripodi e Salvatore Siviglia. Molte sono poi le leggende proprie del borgo, che parlano soprattutto di draghi. A loro testimonianza ancora oggi si possono vedere la Rocca du dragu e le Vastarùcia, delle rocce che si dice fossero caldaie nelle quali i draghi conservavano il latte.

Un’altra curiosità è invece assolutamente reale e riguarda le corde che venivano legate all’esterno delle abitazioni, con l’altro capo fermato intorno alla caviglia dei bambini. Non si trattava di un atto di violenza, ma di una necessità: troppi, nel corso dei loro giochi spensierati, erano caduti nei mille dirupi che circondano case e strade.

Una nuova vita grazie a Brunori Sas

Roghudi Brunori Sas
@sky.it

Dario Brunori, in arte Brunori Sas, uno dei più interessanti cantautori italiani, è calabrese, ma non originario dell’Aspromonte. È stato durante la concezione del suo ultimo lavoro A casa tutto bene che ha sentito l’esigenza di spingersi in quei luoghi che gli appartengono solo in parte, facendosi particolarmente affascinare proprio dal paese fantasma. Si è seduto sulla terrazza panoramica e ha osservato, non solo con gli occhi ma anche con il cuore, vedendosi sospeso fra le certezze del mondo di pietra abitato dalle generazioni passate e la caducità di quello di vento delle generazioni future: sospeso sull’acqua, destinato a evaporare.

Roghudi Vecchio è diventato così realizzazione e al tempo stesso esorcismo delle sue paure, non argomento di una sola canzone ma motivo di base sul quale il cantautore ha costruito l’intero album. In questo modo la spettrale bellezza di Roghudi ha ispirato la musica: e che cosa, più della musica, è al tempo stesso solido come la pietra ed effimero come il vento?

Roghudi negli occhi e nel ricordo

Un consiglio, quindi, per la prossima volta che vi troverete in Calabria: mettete l’album di Brunori Sas nello stereo e guidate fino a Roghudi Vecchio. Sarà impossibile non farvi coinvolgere dalla sua suggestione. E non spaventatevi se, passeggiando da soli per le sue stradine, sentirete come delle voci di ragazzi gridare di paura e disperazione: si dice che non sia il vento che soffia intorno a voi, ma le anime di quei poveri bambini che per non essere stati legati alle case del paese hanno perso la vita nei crepacci di Roghudi.

Nelle pagine successive alcune immagini che raccontano il fascino di Roghudi Vecchio.

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Fiorentina per nascita, pratese per residenza, cittadina del mondo per vocazione. Ama viaggiare, studiare le lingue, scrivere racconti, cantare, ballare, la musica, il teatro, i musei, l’arte. Scrive per ogaeitaly.net e recensisce libri per sololibri.net. Il suo peggior difetto è essere curiosa della vita. O è un pregio?

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