Relazione con gli animali: cose che è bene sapere

di
relazione con gli animali
@Walter Rumsby

Avete mai avuto la sensazione che al vostro coinquilino – quadrupede o pennuto che sia – mancasse solo la parola? Chi possiede animali sa quale straordinaria capacità abbiano di farsi capire al di là delle parole. Certo la relazione con gli animali richiede, da parte nostra, una buona predisposizione all’ascolto e all’osservazione.

Non sempre tuttavia la comunicazione è chiara e la relazione é tutta rosa e fiori: come nelle migliori amicizie, possono nascere incomprensioni e fraintendimenti. Specie quando ci troviamo a entrare in relazione con gli animali d’affezione di “ultima generazione”, come pappagalli, conigli e furetti, le cui esigenze sono ancora poco conosciute ai più.

Per questo, per la nostra rubrica We Animals, abbiamo chiesto a Sara Mainardi, educatrice nella relazione uomo-animale, di raccontarci la sua esperienza e darci qualche dritta sulla relazione con gli animali.

Relazione con gli animali: intervista a Sara Mainardi

Buongiorno Sara, ci spieghi brevemente chi è e cosa fa un’educatrice relazionale?

Un educatore relazionale è un tramite, un supporto per le famiglie che convivono con animali. Un coach che indica vie relazionali, insegna a comprendere la comunicazione dell’animale e dà competenze alla famiglia per comunicare con lui. Abbiamo una modalità comune noi animali umani e gli altri animali, la comunicazione non verbale, e questo è un vantaggio se non fosse che l’uomo la sottovaluta e non se ne preoccupa considerando sufficiente l’utilizzo delle parole. Per sviluppare una buona relazione con gli animali è bene riprendere in considerazione il linguaggio del corpo e l’utilizzo di tono, volume, pause della voce. Utilizzare una comunicazione prettamente umana non è funzionale.

L’obiettivo di un educatore è quello di creare un sistema famiglia allargato in cui noi insegniamo e apprendiamo allo stesso tempo da loro, lasciandoci contaminare in una cultura relazionale lontana dalla concezione del controllo dell’animale, che non pone l’uomo al di sopra di tutto ma l’animale umano in mezzo agli altri animali.

Quando è cominciata la tua passione e vocazione per questo lavoro?

Devo ammettere che la via ha trovato me e non il contrario. Appena laureata in scienze naturali mi hanno offerto la possibilità di fare uno stage con consulenti americani in Portogallo sul training di specie aviarie. Ho detto di si, probabilmente senza rendermi conto di cosa stesse succedendo, ma mi sono sentita nel posto giusto al momento giusto, una sensazione liberatoria. Da quel momento non mi sono più fermata e mi sono posta tante domande, ho cercato, studiato, sperimentato le risposte e continuo a farlo dopo quasi dieci anni. Non mi sento mai arrivata, metto in discussione ogni mio pensiero, teorizzo, confuto e talvolta gli animali mi permettono di comprendere! Quei momenti in cui mi guardano negli occhi, mi rendo conto quanto siano consapevoli e quanto bene sappiano capirmi, molto più di quanto io possa capire loro.

Quali sono i problemi più comuni nella relazione con gli animali?

I problemi che riscontro maggiormente sono l’aggressività data da incomprensioni e forzature; l’incapacità di un animale di riconoscere in se stesso la specie a cui appartiene; la poca autonomia e fiducia in sé e nei componenti della famiglia e la poca fiducia e stima che l’umano ripone nell’animale credendo di dovergli risolvere ogni problema. Al contrario, prendersi cura di un animale vuol dire renderlo autonomo in modo che possa cavarsela da solo, educare significa sviluppare la sua capacità risolutiva e di adattamento, la sua socialità nelle più disparate situazioni.

C’è una tendenza a entrare in relazione con gli animali, richiedendo, sgridando, amandoli, come fossero umani, certo l’amore è importante ma non tanto quanto l’accettazione della loro bellissima diversità. Esprimiamo il nostro affetto e il nostro dissenso per cercare di educarli come fossimo di fronte ad un altro essere umano ma le loro modalità di comunicazione ed espressione sono diverse, e questo inficia la relazione.

Anche le metodiche di allevamento che non considerano minimamente le caratteristiche etologiche, come l’allevamento a mano totale, determinano problemi di sviluppo fisico e cognitivo dell’animale, che deve essergli concesso. Tagliare, anche solo parzialmente, le remiganti negli psittaciformi, estrarre i denti nei conigli e roditori solo per evitare fughe o danni (sotto mentite spoglie protettive per l’animale) ci dà una tranquillità che dovremmo perdere se vogliamo convivere con questi animali. Non sono di nostra proprietà (anche se vengono comprati), non scelgono loro di vivere con noi, sono esseri complessi, e per questi motivi abbiamo una grande responsabilità quando decidiamo di portarli a casa.

relazione con gli animali
Sara Mainardi e Jama, il suo caicco testanera

Gli animali esotici e non convenzionali – pappagalli, conigli, furetti – iniziano ad essere molto presenti nelle nostre case?

Sì, sono sempre più presenti. Sono animali sociali, che possono entrare facilmente a far parte di una famiglia eterospecifica. Non sono però animali di più semplice gestione, rispetto per esempio a un cane. I pappagalli volano e sono arboricoli, per questo va predisposto l’ambiente in maniera adeguata, i conigli e furetti amano il terreno erboso, la possibilità di avere tunnel da scavare, tane riparate in cui riposare e nessuno di loro è un animale da gabbia!

Una bella e grande gabbia non è sufficiente. Una vita isolata dai conspecifici diviene riduttiva. Come per i cani e altri animali anche loro gradiscono la compagnia e per aumentare le competenze sociali si dovrebbe sempre dare la possibilità di incontrare altri animali della stessa specie. Non adottateli pensando siano più facili di un cane o un gatto, è un inganno culturale!

Quali sono i problemi più comuni da affrontare avendo in casa questi bellissimi animali?

Sicuramente il principio vuole un adattamento ambientale. Spazi dove possano muoversi, volare, arrampicarsi, rosicchiare, saltare e correre in assoluta sicurezza. Organizzare un ambiente-casa che favorisca una convivenza positiva, una condivisione degli spazi e il rispetto della loro privacy è fondamentale per iniziare bene. Sviluppare la prosocialità, ossia la capacità dell’animale di stare in modo positivo nelle situazioni sociali, è un altro impegno che si può fare in seminari di gruppo divertendosi insieme. Quante volte si sente dire o si legge nei social e sui blog che il proprio animale adora una persona e “attenta alla vita” di tutti gli altri componenti della famiglia? Porre attenzione alle attività prosociali aiuta a non raggiungere quel punto e favorisce un’entusiasmante convivenza.

Il caso più difficile che ti sei trovata ad affrontare? E quello più simpatico?

Una relazione di sei anni, tra uomo e pappagallo, iniziata quando quest’ultimo era appena un pullo. Arrivato alla maturità sessuale, il pappagallo ha iniziato a manifestare comportamenti aggressivi dettati dagli sbalzi ormonali. Poiché l’umano non poteva a livello visivo, vocale, ormonale, cinestesico rispondere adeguatamente a quel tipo di comunicazione (colpa solo della differenza di specie), il pappagallo accumulava frustrazione, espressa con aggressioni. L’intelligenza, la capacità di ragionamento dell’umano e l’amore per il suo pappagallo l’ha portato a decidere di darlo ad un’altra persona (fidata e con spazi dedicati eccezionali) per avvicinarlo a suoi conspecifici, abbiamo seguito insieme l’inserimento e il distacco. Gradualmente è stato introdotto in una voliera vicina un maschio che ora è assieme alla femmina in questione. L’umano pian piano ha diminuito le visite (a malincuore) perché si rafforzasse il legame tra i due pappagalli. Qualche giorno fa mi ha telefonato, hanno visto nel nido delle uova. È stato difficile sia comprendere cosa stava succedendo che emotivamente affrontare il cambiamento. Un cambiamento (ponderato e tenuto sotto controllo) rivelatosi benefico per l’animale.

Un simpaticone è il caicco testanera che vive con me. È un allevato dai genitori, l’ho adottato quando aveva 4 mesi, già piumato, volava, completamente svezzato. Dopo averlo portato a casa era libero nello studio, per un mese e mezzo non abbiamo avuto contatti fisici particolarmente ravvicinati, più che altro vocali e visivi fino a quando non ha pensato che si potesse provare ad atterrare sulla mia testa e da li è iniziata l’avventura relazionale. Lo ritengo divertente e caratterialmente importante da essere definito “il riempitore di anime”. Jama mi accompagna in molti incontri educativi di gruppo, giusto per “dire la sua”!

Per chi volesse approfondire il tema della relazione con gli animali come può contattarti?

La mia associazione di riferimento è ABC training, che propone incontri educativi individuali e per famiglie in provincia di Venezia e Treviso, attività e seminari di gruppo in varie città d’Italia, organizzati anche da altre associazioni e veterinari con cui collaboriamo. Gli appuntamenti vengono aggiornati sul sito e potete contattarci tramite la nostra pagina Facebook e seguirci anche sul blog ABCanimali.

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Il disegno e la progettazione mi hanno sempre appassionato. Dopo la laurea in architettura mi sono specializzata in pianificazione urbana nei paesi in via di sviluppo. Attualmente sono una ricercatrice in turismo responsabile. Che dire? Viaggi, scarabocchi e coinquilini – pelosi e pennuti – caratterizzano le mie avventure e ‘disavventure’…

3 Comments

  1. Ciao Pier, ci sono corsi per educatori con approccio cognitivo-zooantropologico in varie città d’Italia. Questo tipo di approccio da moltissima importanza allo studio della comunicazione e relazione e pone l’attenzione sui processi cognitivi degli animali e nostri. Una base naturalistica, biologica o veterinaria non guasta ma non è indispensabile. Oltre a questo ognuno deve mettersi in discussione, per aprire tutte le finestre mentali possibili e dare spazio a ciò che evolve, alla voglia di conoscere anche se all’inizio può risultare distante dai nostri radicati insegnamenti culturali e con una dose di sana criticità porsi molte domande!

  2. Già qualche anno fa avevo avuto uno scambio via mail col prof. D. Mainardi proprio a proposito della zooantropologia, e ne era scaturito che quella che è una branca autonoma delle scienze umano-naturali (come l’etologia), e il pensiero corre ad es. al francese P. Descola, con i suoi confini epistemologici ed una sua riflessione anche teorica, inerente alla globalità dei rapporti uomo/animale, in Italia invece riguardava (soltanto) l’addestramento soprattutto degli animali domestici. Non per sminuire la pratica e l’agire, anzi, ma come mai questa diversità, per cui allo stato -ma magari oggi le cose sono cambiate- non v’era alcun insegnamento a titolo ”Zooantropologia”?

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