Quanto sono pagati gli insegnanti in Italia e in Europa?9 min read

13 Dicembre 2021 Educazione -

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Educatore

Quanto sono pagati gli insegnanti in Italia e in Europa?9 min read

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Il tema degli stipendi degli e delle insegnanti va oltre il denaro. In gioco c’è il riconoscimento sociale di una professione di grande importanza, svolta da persone che hanno la responsabilità di formare altre persone, influenzandone il futuro. È un tema di cui di tanto in tanto si torna a parlare, con l’idea che gli e le insegnanti in Italia siano pagati/e troppo poco. È davvero così? Quanto sono pagati gli insegnanti in Italia e in Europa?

La risposta è, come spesso capita, complessa e deve tener conto, oltre che della busta paga, di fattori come le differenze tra i livelli di scuola, delle qualifiche richieste per accedere alla professione, dell’anzianità di servizio e del rapporto tra lo stipendio e la reale capacità di acquisto all’interno di un paese.

Analizziamo questi diversi aspetti attraverso il report di Eurydice Teachers’ and School Heads’ Salaries and Allowances in Europe 2019/20 (pdf), che compara gli stipendi annuali lordi dei docenti delle scuole pubbliche di 38 diversi sistemi educativi, dalla scuola dell’infanzia (materna) alla secondaria di secondo grado (superiori).

Quanto sono pagati gli insegnanti in Italia e in Europa?

stipendio insegnanti

Lo stipendio iniziale di un insegnante è uno dei fattori che può attrarre chi, finiti gli studi, si appresta a scegliere una carriera. In Europa i salari annui lordi stabiliti dai contratti nazionali variano dai circa 5 mila euro dell’Albania agli oltre 94 mila euro della Svizzera (scuola secondaria di II grado). Il divario è impressionante, e resta esponenziale anche visto in termini di reddito reale, ovvero la quantità di beni e servizi che possono essere acquistati con un determinato reddito.

I paesi con un maggiore stipendio iniziale sono appunto Svizzera (dai 70 mila euro per chi insegna alla scuola dell’infanzia ai 94 mila per chi insegna alle superiori), Liechtenstein (da 75 ai 93 mila euro), Lussemburgo, Germania, Danimarca e Norvegia. Altri paesi che “pagano bene” i giovani insegnanti, con stipendi annuali tra i 30 e i 40 mila euro, sono Paesi Bassi, Belgio, Irlanda, Spagna, Austria, Svezia, Finlandia.

I paesi che pagano meno, al di sotto dei 10 mila euro annui, sono i paesi dell’Europa dell’est, mentre in Italia gli stipendi iniziali vanno dai 24,3 mila euro per le scuole dell’infanzia e primaria ai 26,1 mila euro per le scuole secondarie.

Le cifre riportate sopra non vanno intese come il salario medio ma, appunto, come la base di partenza di un insegnante a inizio carriera che lavori a tempo pieno. Per conoscere il salario medio reale vanno aggiunti gli adeguamenti per anzianità ed eventuali indennità aggiuntive.

Stipendio insegnanti: qualifiche richieste e anzianità

In molti paesi europei il salario degli insegnanti cresce al crescere del livello di scuola in cui insegnano. Bisogna però precisare che, in quei casi, sono anche richieste qualifiche minime più elevate per poter esercitare. Al contrario, nei paesi dove il titolo di studio richiesto è lo stesso per poter insegnare dalla scuola dell’infanzia fino al liceo, gli stipendi tendono ad essere più simili.

Questa tendenza, nella pratica, si riflette principalmente sugli e sulle insegnanti della scuola dell’infanzia, che ricevono spesso stipendi più bassi ma, allo stesso tempo, devono studiare meno per poter iniziare a lavorare. Fanno parte di questo gruppo paesi come, per citarne solo alcuni, Germania, Irlanda, Serbia, Finlandia e Svezia. Meno frequente è la richiesta di titoli di studio inferiori anche per insegnare alla scuola primaria, che riguarda ad esempio Spagna, Ungheria e Svizzera.

Il caso italiano fa eccezione nel senso che, pur essendo richieste le stesse qualifiche a tutti i livelli, gli e le insegnanti delle scuole secondarie guadagnano circa duemila euro all’anno in più a inizio carriera.

Un altro fattore da considerare nell’analisi è la crescita degli stipendi nel tempo con l’anzianità. Se il salario iniziale non è molto alto, ma è destinato a crescere in pochi anni, allora non sarà un ostacolo motivazionale per chi intende intraprendere la carriera di insegnante. Al contrario, se il salario iniziale è considerevole, ma negli anni cresce poco, c’è il rischio che gli e le insegnanti abbandonino la professione per guardare a carriere più remunerative.

I paesi europei si dividono in quattro gruppi, quanto alla potenziale crescita dello stipendio durante la carriera. Un primo gruppo vede il salario crescere considerevolmente nei primi 15 anni esercizio. Nei Paesi Bassi, ad esempio, aumenta del 75% nei primi 15 anni e fino al 104% negli anni a seguire. Seppur in misura minore, una situazione simile riguarda paesi come Irlanda, Polonia, Slovenia, Belgio e Lussemburgo.

In un secondo gruppo di paesi i salari crescono di molto, ma ci mettono un lungo tempo ad arrivare al loro massimo. Questo significa che gli e le insegnanti, pur raggiungendo stipendi notevoli, potranno goderne per meno tempo. Un esempio eclatante è il Portogallo, dove si arriva a un salario più che raddoppiato, ma solo dopo 34 anni di servizio. Altri paesi in una situazione simile sono Grecia, Ungheria, Austria, Romania e Francia.

Vi è poi un terzo gruppo in cui i salari crescono meno e in più tempo. Ne fa parte l’Italia, dove dopo 35 anni di servizio si arriva ad un aumento del 50%. Dinamiche analoghe si trovano in Macedonia del Nord, Spagna, Repubblica Slovacca e Montenegro. In Germania, Repubblica Ceca e Svezia i salari crescono fino al 32% in tutta la carriera, mentre in Croazia non si supera il 20%.

L’ultimo gruppo di paesi vede aumenti veloci ma modesti, anche a causa del già elevato stipendio iniziale. È il caso della Svizzera, con un incremento è del 27% nei primi dieci anni e del 54% dopo 25 anni, e di Danimarca, Norvegia e Finlandia.

Insomma, i fattori per capire quanto sono pagati gli insegnanti in Italia e in Europa sono molteplici, e non sempre di immediata lettura.

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Photo by Jeswin Thomas on Unsplash

Gli e le insegnanti in Europa sono benestanti?

Fino ad ora abbiamo parlato di cifre assolute, confrontandole tra loro come se gli insegnanti dei diversi paesi fossero parte dello stesso sistema economico e soggetti al medesimo costo della vita. Ma per capire quanto sono pagati gli insegnanti in Italia e in Europa effettivamente, lo stipendio va messo in relazione con il costo della vita.

Il report di Eurydice prende in considerazione anche gli stipendi medi effettivi (compresa paga base, anzianità, altre indennità) e li mette a confronto con il PIL pro-capite medio, che viene utilizzato come indicatore per stabilire quanto gli e le insegnanti siano da considerare benestanti nel paese in cui vivono.

Nella maggior parte dei paesi gli stipendi effettivi medi sono superiori al PIL pro capite, ma in circa un quarto del continente i salari sono al di sotto dell’indicatore, anche in alcuni paesi in cui gli stipendi assoluti sono alti come in Irlanda, Svezia, Islanda e Norvegia. In alcuni paesi vi sono differenze a seconda del grado di istruzione in cui i docenti sono impegnati. In Finlandia, ad esempio, gli insegnanti della scuola dell’infanzia guadagnano al di sotto della media nazionale, mentre tutti gli altri al di sopra.

In generale secondo i parametri utilizzati (secondo alcuni inadatti a rappresentare il reale benessere) possiamo dire che quella degli e delle insegnanti è una categoria relativamente benestante a livello europeo.

In Italia il tenore di vita degli e delle insegnanti risulta in linea con il PIL pro-capite per quanto riguarda la scuola dell’infanzia e la primaria, e leggermente superiore per le scuole secondarie. Certo, dipende poi anche da regioni, territori, città in cui si vive e dai costi che si devono sostenere per svolgere la professione, come i trasporti o l’affitto nel caso in cui si lavori in scuole lontane dalla propria residenza.

Va anche considerato che per poter accedere all’insegnamento (di ruolo, a tempo indeterminato) gli e le insegnanti italiani/e devono avere un titolo di studio riconosciuto, che generalmente impegna per almeno cinque anni di università (ISCED7). In questo l’Italia è tra i paesi più esigenti del continente.

Per insegnare è inoltre necessario conseguire crediti formativi nelle discipline pedagogiche e metodologiche (nel caso delle scuole secondarie). Infine, per diventare “di ruolo” bisogna superare un concorso. Com’è noto, molti docenti esercitano per anni in condizioni di precarietà, ovvero con contratti a tempo determinato che possono essere anche molto brevi. Per queste persone, purtroppo, non valgono appieno le condizioni economiche e contrattuali di cui stiamo parlando.

Come abbiamo visto, in Italia gli e le insegnanti a inizio carriera ricevono uno stipendio che varia dai 24 mila ai 26 mila euro lordi circa. Il salario medio reale dei docenti italiani dai 25 ai 64 anni, invece, è di circa 29 mila euro lordi per le scuole dell’Infanzia e primaria, 31 mila euro per la secondaria di primo grado e 33 mila euro per la secondaria di secondo grado.

L’Italia è però un paese in cui ci vuole molto tempo per raggiungere il massimo stipendio: solo dopo 35 anni i salari raggiungono l’apice di circa 35 mila euro per le scuole dell’infanzia e primaria, 38,8 mila euro per la secondaria di primo grado e 40,5 mila euro per la secondaria di secondo grado.

Vi sono poi eventuali somme aggiuntive per incarichi supplementari, pagate incidentalmente o in modo regolare. Alcuni esempi sono le ore supplementari di insegnamento, in counselling per gli studenti, la gestione di attività extra curricolari, il supporto all’inserimento dei nuovi insegnanti o la partecipazione nelle attività direzionali della scuola.

Insegnare non è solo una questione di soldi

Gli stipendi degli insegnanti europei sembrano inquadrarli, con le dovute differenze nazionali, in quella che spesso viene definita “classe media”. Tuttavia, non è solo questione di quanto sono pagati gli insegnanti in Italia e in Europa: ciò che ci si aspetta da loro ha un valore molto alto e difficilmente quantificabile.

Essere buoni insegnanti non è cosa da poco. Bisogna essere preparati nella disciplina che si insegna e padroneggiare le tecniche più efficaci per trasmettere le proprie conoscenze. È necessario saper far fronte agli aspetti relazionali e psicologici che si presentano nella quotidianità, compresi i bisogni educativi speciali e altre situazioni di particolare fragilità.

Infine, ci vuole passione per il proprio lavoro. Sebbene quest’ultima sia una caratteristica difficile da definire e misurare, resta imprescindibile laddove l’esito del proprio impegno passa necessariamente attraverso la relazione quotidiana con gli studenti.

Riconoscere l’importanza di impegno e passione, però, non deve portare a una retorica della “vocazione interiore”, secondo cui la retribuzione sarebbe un aspetto secondario. Se davvero si crede nell’importanza del ruolo di chi insegna, dobbiamo assumere i più preparati e motivati. Ma come chiedere alle menti migliori di impegnarsi al massimo e guadagnare meno di quanto potrebbero fare percorrendo altre carriere?

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Educatore professionale e formatore, ha lavorato in diversi ambiti del terzo settore. Nel suo lavoro mescola linguaggi e strumenti per creare occasioni di crescita personale attraverso esperienze condivise. Per Le Nius scrive di temi sociali e non profit.
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