Politica fiscale in Francia: molti dubbi e poca equità

di

France's President Hollande prepares to shoot an arrow during a visit to meet members of France's 2012 London Olympics team at the training headquarters of INSEP in Paris

Il progetto dell’attuale presidente della Repubblica in materia fiscale era ambizioso allorché si proponeva di combattere la politica di Nicolas Sarkozy, identificato come il presidente dei ricchi. Tra gli obiettivi dichiarati vi erano la volontà di una migliore applicazione del principio di progressività dell’imposta, la tassazione tanto del lavoro quanto del capitale ed una maggiore efficacia della politica fiscale. Più di un anno dopo la sua elezione, che fine hanno fatto le promesse di riforma di Hollande?

I francesi e le tasse

Secondo i principali quotidiani nulla è cambiato. Alcuni se la prendono, ironia della sorte, con Hollande considerandolo il presidente degli imprenditori che tasserebbe ingiustamente i lavoratori e le classi medie. Un sondaggio pubblicato da Le Monde il 14 ottobre esprime il disfavore dei francesi nei confronti delle tasse: la legittimità degli strumenti fiscali è rimessa in discussione dalla maggior parte della società, mentre il 64% di coloro i quali hanno meno di 35 anni non considerano l’adempimento degli obblighi tributari come un momento fondamentale della partecipazione alla vita collettiva nell’interesse generale. Un duro colpo per il modello francese. Secondo Michel Bouvier, presidente della fondazione internazionale delle finanze pubbliche, la concezione secondo la quale l’essere cittadino imponga l’essere anche contribuente è stata indebolita dalla crisi economica della fine degli anni sessanta, l’idea liberale che si è imposta è che una imposizione troppo elevata uccide l’imposta stessa.

Anche se le teorie liberali hanno avuto una diffusione minore in Francia rispetto alla Gran Bretagna della Thatcher e agli Stati Uniti di Reagan, le politiche fiscali di rilancio approvate a partire dagli anni ’70 e ’80 a sostegno degli investimenti si sono concretizzate in deduzioni fiscali, riduzioni d’imposta, modulazioni dei tassi di ammortizzazione. All’epoca, l’obiettivo era ancora quello di stimolare l’economia in periodo di deflazione e di disoccupazione, mentre le tensioni inflazionistiche erano combattute con delle maggiorazioni eccezionali del prelievo fiscale. A partire dai primi anni del 2000, la BCE assume un ruolo centrale per limitare l’inflazione e l’imposizione fiscale oltre ad essere un elemento strategico per la realizzazione di obiettivi economici e sociali diventa strumento utile ad attrarre capitali stranieri.

Sarkozy, lo scudo fiscale e l’impotenza della sinistra

In Francia come in altri paesi, il conformismo ideologico ha dominato i dibattiti sulla politica fiscale e può essere riassunto con lo slogan abbassare le tasse. Malgrado gli sforzi impiegati dal governo Ayrault per abolire l’opacità del sistema fiscale francese, i due mandati quinquennali precedenti di Chirac e Sarkozy hanno lasciato più di qualche traccia. La regressività delle imposte, incrementata fin dagli ultimi cinque anni di Chirac, è stata il simbolo della presidenza Sarkozy. Le riforme adottate hanno contraddetto i principi di progressività e di equità fiscale: più si è ricchi, meno si paga. Gli strumenti di questa politica? Lo scudo fiscale, secondo il quale un contribuente non può subire un prelievo superiore al 50% del reddito e l’abolizione dell’imposta di solidarietà sulla fortuna applicata ai redditi più alti. Sarkozy ha poi ridotto la tassazione sul patrimonio e aumentato quella sul reddito.

fisco-francia

Una volta salita al potere, la sinistra ha rimodificato la disciplina fiscale. Il primo progetto di legge finanziaria ha previsto una rata marginale dell’imposta sul reddito del 45%, ha ristabilito l’imposta di solidarietà sulla fortuna, ha previsto l’applicazione dell’imposta sul reddito anche ai dividendi. La riforma fiscale promessa tuttavia non è riuscita a ristabilire una corretta applicazione del principio di progressività, ostacolata tra le altre cose dalla rivolta degli imprenditori contro la tassazione del plusvalore delle cessioni mobiliari e la censura del Consiglio Costituzionale della norma istitutiva di un prelievo del 75% sui redditi superiori al milione di euro.

La coesistenza della previsione di una elevata pressione fiscale e di deduzioni concesse negli ultimi anni a vantaggio soltanto di alcune categorie di imponibili ha indebolito la portata del principio di progressività, a dimostrazione di ciò basta osservare come il gettito derivante dalle imposte sulla società sia sceso da 53,3 a 36,2 miliardi di euro.

Una giusta concezione dell’imposta

In assenza di una vera riforma organica, le singole modifiche ad un sistema fiscale già molto complesso falliscono invariabilmente i loro obiettivi. L’esasperazione che attraversa l’insieme della società è solo il sintomo di una crisi più profonda del modello francese. Le spese hanno logorato il sistema fiscale del paese, come denunciato dapprima dal Comitato Rueff-Armand nel 1960, dal Consiglio dell’imposta nel 2003 e, più recentemente, dalla Commissione delle Finanze dell’Assemblea Nazionale nel 2008.

Tutti hanno sottolineato lo smembramento della fiscalità contro lo spirito della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino che afferma la necessità di una equa ripartizione tra i cittadini della contribuzione comune. Elevata a principio costituzionale nel 1993, la progressività è smantellata dalla differenza di trattamento fiscale e dal ricorso sempre maggiore alle imposte sul consumo (TVA) e i contributi sociali (CSG).

Tuttavia, nel dibattito pubblico la necessità di una maggiore giustizia fiscale si declina in una generalizzata e persistente domanda di diminuzione del prelievo con una semplificazione eccessiva. Infine, verrebbe da chiedersi se i francesi siano pronti ad abbandonare alcuni importanti servizi come il sistema di protezione collettiva dei rischi sociali o la gratuità della formazione scolastica. Inoltre, alcuni elementi congiunturali come la necessità della riduzione del deficit pubblico, non permettono una riduzione drastica dei prelievi. Una soluzione vera potrebbe essere una ripartizione equa, nel rispetto della giustizia fiscale.

Immagini| assopoker.com, La voce della Russia

Segnala un errore

Laureato in comunicazione pubblica e politica in Francia, all’università Paris XII, ho studiato scienze politiche anche a Milano. Il mio passaggio in Italia è stato l’opportunità di confrontare la mia storia e la mia cultura a quelle di un altro paese a cui mi sono affezionato. In un certo senso, l’Italia mi ha fatto capire Rousseau. Qui, adesso, tocca a me parlare della Francia a voi Italiani. Per scambiare e condividere idee e, forse, aiutarvi a capire un po’ di più il vostro paese…

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.