Pensionati all’estero | Quanti sono, dove vanno e perché6 min read

15 Luglio 2020 Emigrazione Società -

Pensionati all’estero | Quanti sono, dove vanno e perché6 min read

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Clima mite e soleggiato, basso costo della vita, regimi fiscali vantaggiosi sono tra le ragioni principali per le quali sempre più italiani decidono di trasferirsi all’estero a trascorrere gli anni della pensione.

I cosiddetti migranti previdenziali hanno mete per loro particolarmente attrattive, come Portogallo, Tunisia, Isole Canarie, Bulgaria, Albania, Cipro in cui si stanno formando piccole comunità di italiani che trascorrono la loro vecchiaia lontani dal Belpaese.

Sono inoltre sorte agenzie dedicate – come ad esempio Reframed – che supportano i pensionati all’estero nella scelta della meta, nel trovare la casa, nello svolgimento di tutte le pratiche burocratiche necessarie.

Ma quanti sono i pensionati all’estero? Che mete scelgono? Quali sono i vantaggi di cui godono?

pensionati all'estero

Pensionati all’estero: una nuova forma di emigrazione

Nel recente rapporto Inps Le pensioni pagate all’estero – anno 2019 (pdf), si legge che “il mondo delle pensioni in questo momento si trova in una fase di transizione, dovuta a un cambiamento dei flussi migratori degli italiani all’estero”.

Se la maggior parte del numero di pensioni italiane corrisposte all’estero si trova ancora nelle destinazioni di vecchia emigrazione come Stati Uniti, Argentina e Brasile, l’Inps ha rilevato che negli ultimi 5 anni la tendenza in questi paesi è in netta diminuzione, a favore di altre mete caratterizzate da condizioni economiche e sociali vantaggiose, che fanno presumere che il fenomeno della migrazione previdenziale sia destinato ad aumentare nei prossimi anni.

La nuova ondata di emigrazione dall’Italia è iniziata con la crisi del 2008 ed è tuttora in corso ma ha forme molto diverse dai flussi migratori che hanno caratterizzato il nostro paese in passato: sempre più spesso, i motivi che spingono gli italiani a espatriare non sono legati alla ricerca di condizioni di vita dignitose ma sono dettati dalla volontà di superare le barriere nazionali e di aprirsi a nuove occasioni di realizzazione personale, nuovi mercati e nuove culture.

È in questo quadro che va interpretata la scelta dei pensionati italiani all’estero, che sempre più frequentemente riguarda ex lavoratori alla ricerca di condizioni più agiate e maggiori soddisfazioni personali.

Pensionati all’estero: un po’ di numeri

Il numero delle pensioni all’estero rilevato a gennaio 2019 è di oltre 331.220, per un importo totale di circa 1,3 miliardi di euro annui. Si tratta del 2,4% del totale delle pensioni erogate dall’Inps e si distribuisce su circa 160 paesi.

Nel 2019, più della metà dei trattamenti è stata assorbita dai 5 paesi in cui è più ampia la comunità dei nostri connazionali e che riflettono la vecchia emigrazione italiana: Germania (48.800), Canada (46.853), Australia (37.699), Francia (36.898), Stati Uniti (33.065).

Queste nazioni, tuttavia, negli ultimi 5 anni hanno registrato una notevole diminuzione del numero di pensioni, che si è ridotto di circa il 20%.

I paesi con un trend maggiore dal 2015 ad oggi sono invece le mete preferite del migrante previdenziale: in Portogallo il numero dei trattamenti pensionistici italiani è più che triplicato in soli 5 anni, in Tunisia è aumentato del 164,9%, in Bulgaria del 116,3% e in Moldavia si è addirittura decuplicato.

Per questi ultimi due paesi, e più in generale per i paesi dell’est Europa, contribuiscono a questi dati anche quelli dei numerosi lavoratori e lavoratrici di quei paesi che hanno maturato la pensione in Italia e poi sono rientrati per trascorrere a casa la loro vecchiaia.

In Ucraina, ad esempio, il 93,3% delle pensioni italiane è percepito da stranieri e alte percentuali riguardano anche le altre zone dell’Europa dell’Est a forte migrazione economica verso l’Italia.

Il fenomeno degli ex lavoratori stranieri che rimpatriano in età pensionabile spiega anche il forte aumento del numero di pensioni italiane nel continente asiatico (+53%) e in Africa (+21%).

Perché i pensionati italiani espatriano?

I motivi li abbiamo accennati all’inizio dell’articolo: i migranti previdenziali cercano condizioni di vita rilassate e agiate, climi miti, ma anche realizzazione personale. Il coraggio di fare una scelta comunque dirompente, come quella di espatriare dopo una vita trascorsa in Italia, restituisce soddisfazione e adrenalina.

Naturalmente c’è anche una motivazione economica. La tassazione italiana sulle pensioni – dal 23 al 43% in base al reddito – è tra le più alte in Europa: in Spagna, Regno Unito, Francia e Germania la prima aliquota non supera il 9,5% e in Ungheria, Slovacchia, Bulgaria e Lituania le pensioni sono addirittura esenti da tasse.

Un pensionato italiano può quindi decidere di trasferirsi all’estero e sottoporsi alla tassazione del nuovo paese di residenza. Questo perché l’Italia ha stipulato accordi bilaterali con paesi europei e extraeuropei per evitare la doppia imposizione fiscale, che imporrebbe di pagare sia le tasse italiane sia quelle del paese di nuova residenza.

Generalmente, come si legge nel rapporto Inps già citato, le pensioni dei lavoratori del settore privato sono tassate “in via esclusiva nel paese di residenza del soggetto”. Per essere considerati residenti all’estero ai fini fiscali è necessario: “non essere stati iscritti nell’anagrafe delle persone residenti in Italia”, “non avere avuto il domicilio in Italia” e “non aver avuto dimora abituale in Italia” per più della metà dell’anno (183 giorni).

Diverso è invece il trattamento per i dipendenti pubblici, perché la norma prevede che le loro pensioni siano tassate nel paese di produzione del reddito. I vantaggi di cui si è parlato finora non sono validi quindi per i pensionati del pubblico, che rappresentano infatti solo l’1,4% dei pensionati all’estero.

Portogallo, il paradiso dei pensionati

Il paese ideale per trascorrere la pensione all’estero è probabilmente il Portogallo, che è infatti la meta più gettonata dei pensionati italiani negli ultimi anni: dal 2015 i trattamenti pensionistici corrisposti nella terra lusitana sono aumentati del 324,7%.

Tra l’Italia e il Portogallo esiste fin dal 1982 un accordo bilaterale che regola i trasferimenti dei rapporti previdenziali. Fino allo scorso anno, un ex lavoratore italiano poteva percepire per 10 anni il suo reddito esentasse, condizione che ha attratto un numero crescente di emigrazioni e ha determinato la creazione di piccole comunità di pensionati italiani a Lisbona e in alcuni villaggi dell’Algarve (la regione più a sud del Portogallo).

Nel febbraio scorso il parlamento portoghese ha approvato il disegno di legge di bilancio che include l’introduzione di un’aliquota fiscale del 10% sulle pensioni per coloro che si trasferiscono a partire dal 2020, che rimane comunque un trattamento molto vantaggioso per un italiano.

Quello economico non è però l’unico motivo per scegliere il Portogallo. Se molti italiani si stanno trasferendo a Lisbona e in Algarve a passare gli anni della vecchiaia è anche per il clima mite: le temperature medie invernali non vanno mai sotto i 9 gradi e quelle estive sono intorno ai 25 gradi.

Infine, riveste importanza anche la vicinanza geografica, che consente di poter tornare in Italia facilmente per i periodi consentiti a chi ha residenza all’estero, ma anche la vicinanza culturale, essendo un paese europeo e mediterraneo.

Ecco perché il Portogallo rappresenta attualmente la meta perfetta del migrante previdenziale.

Qui tutti i dati sugli italiani all’estero

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Marianna Usuelli

Antropologa di formazione, si interroga su come la società occidentale possa cambiare il rapporto annichilente che intrattiene con la Terra e gli altri animali. Scrive di questi temi ed è convinta che le scienze sociali dovrebbero dare di più alla divulgazione.
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