Nba Power Ranking 2014 (parte II)

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Nba Power Ranking 2014

FASCIA 6: EASTERN CONFERENCE, PLAYOFF RACE

Il livello medio della Conference si è sicuramente alzato, ma “di là” è altra cosa. (Almeno?) una di queste resterà fuori.

INDIANA PACERS

Ugh. Una decina di mesi fa erano i favoriti per il titolo o giù di lì. Cosa sia successo a George, Hibbert e Stephenson nel frattempo lo sapete. Potrebbero essere abbastanza solidi da riuscire a ricavarsi un posto, ma non è una scommessa che accetterei al buio. Davvero non saprei cosa aggiungere. Colonna sonora della stagione: Missing, di Vangelis.

BROOKLYN NETS

Neanche qui so da che parte cominciare. Diciamo che… beh, simpatia e disponibilità di Lionel Hollins sono inversamente proporzionali alle sue capacità da allenatore. Deron Williams, parole sue, sta il 20% meglio rispetto allo scorso anno, ma non è neanche lontanamente al 100%. Parole mie, c’è il 92% di probabilità che stia sparando a caso e il 74% che tra un mese le caviglie tornino a dare problemi. Poi dovrei parlare di Pierce e Livingston che hanno (giustamente) fatto come Schettino e di Garnett, Joe Johnson e Brook Lopez che… no, basta. In ogni caso il prezzo (scelte future, luxury tax) pagato per essere a questo punto è stato astronomico, voto sei meno meno. Politico. E di stima.

CHARLOTTE HORNETS

Meraviglioso esempio di rebranding di successo. Quasi quasi si potrebbe suggerire a Marchionne di abbandonare il maglione e iniziare a vestirsi come Hugo the Hornet. E quasi quasi Jordan riesce a sembrare un proprietario competente. Lance Stephenson è un rischio grosso, ma che non si poteva non correre.
L’accoppiata con PJ Hairston potrebbe spingere TMZ a dedicare un reporter alla squadra, il che non è necessariamente un buon punto di partenza.
Tornando al campo, come nella scorsa stagione partirà tutto dalla difesa, grazie al meraviglioso lavoro di coach Clifford. Squadra simpatia se ce n’è una.

FASCIA 5: WESTERN CONFERENCE, PLAYOFF RACE

Solita carneficina. Tre di queste restano fuori. Tre!

PORTLAND TRAIL BLAZERS

Questo Power Ranking pende tremendamente verso il faceto, ma un piccolo spazio di serietà, giusto per dimostrare la cialtronaggine dell’autore e potergli poi rinfacciare l’unico pronostico appunto “serio”, è dovuto.
Sì, Portland è stata la squadra rivelazione della scorsa stagione (anche se non del tutto inattesa, ma è un’altra storia).
Sì, Aldridge, Lillard e Batum sono giocatori che è quasi impossibile non apprezzare, quando addirittura adorare.
Sì, tutto il resto.
Ma… prime 26 partite: record 22-4.
Il resto: 27-24, prime di 5 vittorie per chiudere la stagione.
Altrimenti detto: quando Wes Matthews e soci hanno smesso di vedere canestri di dimensioni abnormi, il rendimento è stato “solamente” buono.
In linea con quello di squadre come Minnesota e Phoenix, rimaste poi a guardare i Playoffs.
Certamente, LaMarcus Aldridge ha saltato 13 partite per infortunio, ma questo è assolutamente fisiologico, ogni squadra di alto livello ha avuto problemi simili (Leonard e Parker, Westbrook, Paul, Harden e Howard, etc.).
E poi va beh, la premiata ditta difensiva Harden-McHale ha fatto il resto a fine aprile.
L’impressione, assolutamente personale, è che Portland sia una buona squadra, ma che stia bene in questa fascia. E che la Western Conference sia talmente competitiva che bastino un infortunio in più e una settimana di ispirazione offensiva in meno per star fuori dai Playoffs, soprattutto se tra i titolari e il resto dei giocatori a roster c’è una differenza di rendimento così grande.
Non la sto gufando, mi piacciono tantissimo… ma a qualcuno deve toccare, c’è poco da fare.
Sarà dura.

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HOUSTON ROCKETS

Morey è andato vicinissimo ad un capolavoro. Con Parsons e Bosh questa sarebbe stata una corazzata.
Il piano B, con Ariza, Papanikolau e un’iniezione di role players dalle spiccate attitudini difensive, garantisce comunque la possibilità di continuare a galleggiare.
Howard e Harden, pur con tutti i loro difetti, fanno la differenza. Se salute e supporting cast… supportano, i Playoffs restano ampiamente alla portata.
Da seguire Canaan, Johnson e Daniels. Almeno uno di loro avrà spazio e farà divertire parecchio.
Però, James, fai qualcosa. Ti prego. La difesa. Per favore. La difesa!
Per McHale invece non c’è nulla da fare: è scarso, fine.

PHOENIX SUNS

L’assenza di Frye rischia di pesare tantissimo, gli spazi che uno dei pochi veri stretch four garantiva a Dragic e Bledsoe rischiano di non essere più disponibili. Squadra piuttosto sbilanciata, con tante guardie di alto/altissimo livello e poco talento tra i lunghi. Quindi la ricetta resta la stessa: corsa, pick n’roll e tiro da 3, per far venire il mal di testa alle difese avversarie. Molto materiale a disposizione anche per eventuali scambi, i Suns sono tra le squadre da seguire anche a febbraio, in prossimità della chiusura del mercato degli scambi.

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DENVER NUGGETS

La scorsa stagione è stata prevedibilmente disastrosa, con una quantità di infortuni e problemi fisici in genere da suggerire quantomeno un pellegrinaggio a Lourdes.
Brian Shaw, forgiato a Triple Post Offense e ritmi bassi, si è trovato per le mani una squadra che sapeva soltanto correre.
Ora? Roster di profondità e versatilità impressionante. E, si spera (Galloooooo…), sano.
Trovare i giusti equilibri e le giuste rotazioni non sarà affatto semplice, ma possono sorprendere.

NEW ORLEANS PELICANS

Sentite in sottofondo le note del Darth Vader’s Theme?
Accompagnano le braccia di Anthony Davis, che hanno iniziato l’opera di oscuramento dell’intera lega.
Estimated Time of Arrival: 2-5 anni. Fase attuale: costruzione del tiro da 3. Commento: un “eh ma così non vale” pieno di schifata e smisurata ammirazione per la clamorosa superiorità rispetto al resto del mondo.
Asik-Davis-Anderson (sperando si sia ripreso al 100%) è probabilmente una frontline da titolo, a mancare sono salute e profondità tra gli esterni… e si parte con il piede sbagliato, con Tyreke Evans fuori per un mese. Che poi va beh, non è detto sia a tutti i costi un male, ma fa nulla.
Se Holiday e Gordon stanno bene i Pelicans sono forse la squadra più talentuosa di questo gruppo.
Però no, Salmons-Evans come rotazione in ala piccola no, vi prego.

(Continua…)

Immagini| bloguin| fansided.com| olimpiazzurra.com

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Nella vita reale faccio cose e vedo gente, basta che ci sia lo sport di mezzo. In quella virtuale non dormo per star dietro al basket NBA. Ogni domenica sera mi chiudo in ripostiglio con cuffie e pc, lo chiamano podcasting, a me continua a sembrare un grave disturbo di personalità.

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