Mostra Arts and Foods alla Triennale di Milano: cosa c’è e perché

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mostra arts and foods alla triennale di milano

La mostra Arts and Foods alla Triennale di Milano, nome completo Arts & Foods. Rituali dal 1851 è curata da Germano Celant – arcinoto critico teorizzatore dell’Arte Povera – e allestita dallo Studio Italo Rota. Arts & Foods è pensata per essere l’unico padiglione di Expo 2015 al di fuori del sito di Rho, collocato in pieno centro a Milano, presso la Triennale, museo tempio del Design.

L’evento è spesso percepito dal grande pubblico come collaterale a Expo 2015, ma il progetto aspira ad essere centrale, anche come ubicazione. La mostra è stata pensata come l’inizio del tutto: l’inaugurazione in aprile di Arts & Foods ha infatti preceduto quella del parco di Expo.

Tuttavia, con l’apertura di Expo il costo del biglietto di entrata in Triennale è stato assorbito da quello di Expo: è quindi possibile visitare la mostra gratuitamente con il biglietto di Expo (anche quello serale da 5 euro) fino al 1 novembre 2015.

La mostra Arts and Foods alla Triennale di Milano

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Arts & Foods è un progetto ambizioso e macroscopico, che ha comportato un esborso milionario e un allestimento di eccezionale estensione (circa settemila metri quadrati), che include anche lo spazio esterno dei giardini della Triennale.

Vi si trovano 300 foto, 800 documenti grafici, 1500 pezzi di design, 500 opere di 100 artisti. La mostra è distribuita su due piani e si snoda in tre percorsi che intendono ripercorre cronologicamente la storia del nostro rapporto con il cibo dal 1905, anno della prima Expo a Londra.

Arts and Foods alla Triennale di Milano si riallaccia dunque esplicitamente al tema di Expo “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” alludendo al fatto che il cibo è fonte di vita, soprattutto di vita vissuta tramite dei rituali quotidiani.

Il percorso espositivo si articola in ordine cronologico in tre sezioni, corrispondenti a vari periodi storici, esplorati attraverso una pluralità di linguaggi visuali e plastici, oggettuali e ambientali. Si parte dal post impressionismo e dalle avanguardie storiche, ovvero l’epoca in cui si è registrato l’ingresso nella modernità, per arrivare al contemporaneo.

All’ingresso si passeggia tra oggetti dal gusto vintage come dipinti più e meno noti di grandi mostri sacri dell’arte, allestimenti di cucine, ritratti di cuochi, mezzi di locomozione e bar d’epoca. Poi a seguire maquettes di architetti, film, oggetti, elettrodomestici, documenti, libri, menu e copertine di dischi fino ad approdare all’arte contemporanea.

È un itinerario che vuole ricondurre la sterminata varietà di quanto esposto a un contesto storico e socio-antropologico, con particolare attenzione alla cultura di massa.

“Un magma intorno al cibo”

secondo le parole del curatore Germano Celant, una specie di brainstorming che tiene dentro una grande varietà di elementi che ruotano attorno al cibo, che quindi – come da titolo – è declinato al plurale.

Le arti, e non l’arte, sono messe in relazione con il cibo comprendendo, e non poteva esser altrimenti a Milano, il design, l’arredamento d’interni, la cultura pop. Nelle arti il cibo può assumere un valore rappresentativo, cioè raffigurare qualcosa d’altro oltre a se stesso, che include anche tutto quello che gli sta intorno. Quindi le immagini e le rappresentazioni del cibo possono anche significare e includere “altro”, sia sul piano rituale sia su quello simbolico.

Perché alla Triennale di Milano

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Arts & Foods è alla Triennale per rispondere all’esigenza di creare un collegamento diretto tra Expo e il cuore di Milano, dato che il sito espositivo di Rho si colloca piuttosto distante dal centro città.

Lo scopo è quello di concentrare in un luogo ad hoc un aspetto che nel sito Expo passa un po’ in secondo piano, nonostante la presenza di qualche opera d’arte contemporanea: il rapporto tra le varie arti e il cibo.

Infine, la Triennale è nota per il suo rapporto privilegiato con il mondo del design e questo offre a Celant l’alibi per un extra che non c’entra nulla con Expo, ma che si può fruire insieme a Arts & Foods: la mostra di design Cucine e Ultracorpi (fino al 21 febbraio 2016), il cui accesso è gratuito sempre con lo stesso biglietto.

La trovata di quest’ultima è un allestimento di oggetti di design e di elettrodomestici tale da farli sembrare extraterrestri provenienti da un mondo lontano che osservano i visitatori, e non viceversa.

Mostra Arts and Foods alla Triennale di Milano: una critica

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Arts & Foods non si propone di compiere un’operazione critica rispetto al discorso mainstream di Expo 2015. Tende anzi a declinare la tendenza alla spettacolarizzazione di Expo promuovendo il gusto per l’oggetto di culto, per la chicca d’archivio, per la quantità e varietà di “merce” esibita, non senza un certo auto-compiacimento.

La tendenza a privilegiare artisti della Pop Art ha suscitato critiche e perplessità in chi ci ha visto soprattutto una rispondenza ai gusti personali del curatore. Tuttavia, ogni curatore dà un taglio personale alle sue mostre. Si tratta di una scelta in linea con l’estetica di Expo (l’evento di cui fa parte) e di un lavoro nel suo complesso interessante.

mostra arts and foods alla triennale di milano

La Pop Art può rappresentare anche una scelta di compromesso con Expo: essa si limita a rappresentare i miti e le consuetudini dell’immaginario di massa, senza assumere accenti critici diretti. Esprime tutt’al più un distacco ironico nel suo presentare il bene di consumo – in questo caso il cibo – come oggetto di culto, talvolta reso ridicolo dalla dimensione monumentale o dai colori che ne accentuano l’artificiosità.

La sezione di Arts & Foods dedicata al contemporaneo è stata criticata per l’assenza di opere provenienti da aree del mondo, come Africa e Cina, che hanno invece molto da dire negli ultimi tempi. Celant sembra qui tradire l’aspirazione ideale di Expo all’universalismo: come si può in un’Expo universale fornire uno spaccato unicamente delle arti occidentali?

In realtà anche qui la scelta appare in linea con un’Expo che predilige una rappresentazione dell’esotismo secondo parametri occidentali e con l’esigenza di Celant di abbracciare non solo l’arte, ma le arti in genere. Dopotutto, chi desiderasse avere una panoramica più specifica dell’arte contemporanea mondiale può recarsi alla Biennale d’Arte di Venezia, che si sta svolgendo proprio nello stesso periodo.

Le critiche ricevute da Arts and Foods alla Triennale di Milano appaiono insomma decontestualizzate rispetto al contesto in cui la mostra si colloca. Stimolare una consapevolezza critica nello spettatore non può essere tra gli obiettivi principali di Arts & Foods, che propone piuttosto di assumere un approccio da flaneur, lo stesso che richiede Expo. Per questo lo spettatore si trova quasi senza guida nell’itinerario della mostra, essendo i pannelli esplicativi abbastanza radi.

È questa la chiave di lettura di Arts and Foods alla Triennale di Milano: una ricca mostra che, pur non rinunciando a qualche sferzata critica, si vuole deliberatamente porre in linea con la piacevole abbuffata di Expo, di cui fa parte a pieno titolo.

Immagini | Chiara Vitali

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Nata milanese, naturalizzata scozzese, morta veneziana, risorta in riva al Piave. Con alle spalle 12 traslochi e 2 lauree (lingue e arti visive), l'ex poetessa della classe non ha ancora capito cosa farà da grande, intanto si interessa di quasi tutto, a fasi. Qui è amante di cause perse, tipo comunicare.

4 Comments

  1. Arts & Foods analizza tutto ciò che fino ad oggi è in relazione al cibo, alla nutrizione e al convivio E’ un percorso espositivo che analizza la rappresentazione del cibo e degli alimenti nelle arti, dalla seconda metà dell’Ottocento ai giorni nostri. Questa area, cerca di documentare anche gli sviluppi e le soluzioni adottate per relazionarsi al cibo, dagli strumenti di cucina alla tavola imbandita.
    Il tutto è testimoniato da artisti, scrittori, musicisti, fotografi, architetti e designers che, hanno contribuito allo sviluppo della visione e del consumo del cibo. Vale la pena di visitare questa mostra che si trova alla Triennale, in zona centrale a Milano ed è interessante anche perché è in relazione al tema di Expo 2015.

  2. La mia personale sensazione, e penso di non aver colto lo spirito della mostra, è stata di tipo intimistico. Fondamentalmente una serie interminabile di rimandi all’infanzia o all’adolescenza. Oggetti presenti nella mente in un luogo appartato in grado di evocare emozioni e ricordi più o meno sopiti. Ciò legato ovviamente alla parte vintage che nel mio caso ha avuto il sopravvento su tutto il resto.
    Se l’idea era affermare che l’arte è il nutrimento dell’anima così come il cibo lo è del corpo, devo dire che non me ne sono accorto. Ero troppo turbato dal televisore portatile Brionvega rosso e nero…Perdono.

    • Sicuramente la parte, diciamo, vintage ha un sapore nostalgico e fornisce chicche notevoli, forse in particolare per chi appartiene a una generazione vicina a quella del curatore. Data l’attenzione alle arti industriali e agli oggetti di uso quotidiano, la mostra pone più l’accento sulla ritualità di ciò che gira attorno al cibo che sul cibo vero e proprio. Il cibo è più un concetto, un pretesto per raccontare in realtà tutto il resto, che comunque è un’altra forma di nutrimento.

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