La Milano del calcio torna grande?

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La Milano del calcio torna grande?

La Milano del calcio torna grande, almeno per un giorno. Siamo solo all’inizio del campionato, ci sono già le annunciatissime Juve e Roma a guidare la classifica ma insieme a loro c’è il Milan di Pippo Inzaghi e poco più dietro la nuova Inter di Walter Mazzarri.

È nuova, l’Inter che esce dal secondo 7-0 rifilato al Sassuolo in due anni. L’anno scorso a Reggio Emilia ci fu l’apice, prematuro, di un campionato passato tra le posizioni di medio-alta classifica, ma mai troppo in su da sognare l’Europa che conta. Paradossalmente, la batosta fece bene al Sassuolo e male all’Inter, una squadra diversa da quella attuale, tenuta in piedi dalle vecchie glorie.

C’era il ritorno di Milito, c’era Cambiasso, c’era Zanetti. Adesso, è tutto un altro mondo nerazzurro. Al centro ci sono due che sono poco più che ragazzini: Kovacic e il suo talento, Icardi e la sua potenza. Quest’ultimo dimostra di avere una testa di ferro e doti tecniche invidiabili: è quel tipo di attaccante che riesce a segnare in ogni modo. Ricorda Bobo Vieri, o almeno, è quanto di più simile si sia visto dal momento del suo addio. È completo, e Mazzarri può fare di lui ciò che ha fatto con Cavani a Napoli, renderlo un giocatore di livello superiore, un vero fattore nella povera Serie A.

Il croato che esalta il centrocampo nerazzurro, invece, è uno dei giocatori che più mi ha impressionato vedendolo dal vivo: regista moderno, geometra a centrocampo e inarrestabile quando parte palla al piede. Se inizia a segnare – 3 gol allo Stjarnan e uno col Sassuolo – è potenzialmente uno dei cinque giocatori migliori del campionato italiano.

Nel Milan che vince a Parma nella partita più incredibile degli ultimi anni, c’è tanto di Pippo Inzaghi e molto di Jeremy Menez. Il francese è la dimostrazione che non tutto ciò che è parametro zero sia di per sé inutile, anzi, ieri l’ex romanista si è dimostrato un giocatore di livello – come successo in passato, ma a cadenza variabile. Il secondo gol del francese, il quinto di un Milan tanto produttivo in attacco quanto spaventoso in difesa, è un gioiello di tecnica, furbizia e rapidità. Menez sembrava il giocatore fuori quota al campetto con gli amici, quello che per mostrarsi di un’altra categoria si inventa un gol assurdo. Il tacco finale ad alzare il pallone che diventa imprendibile per portieri e difensore, è un vero colpo di genio.

Se bastasse l’entusiasmo tanto decantato nelle parole di inizio stagione ed evidente nei due primi impegni ufficiali, il Milan di Inzaghi potrebbe fare strada. La squadra non molla un colpo, subisce e riparte, si difende male, ma di squadra. Riparte in velocità, con un contropiede efficace. Restano dei limiti evidenti, soprattutto quando la palla ce l’hanno gli avversari, ma la squadra è viva.

Milano risponde presente, anche se sono passate due sole giornate, anche se le ambizioni non sono le stesse di qualche anno fa. Non è il momento di illudersi, cari milanisti e interisti: ci sarà, come sempre, da penare. Anche quest’anno. Verrà il momento degli improperi a Mazzarri e degli insulti ad Abate, ma per lo meno ci sono tutti i presupposti per godersi un derby migliore di quelli dello scorso anno.

Immagini| ibtimes.com|

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Statistico atipico, ha curato la sezione Sport e amministrato i profili social di Le Nius. Formatore nei corsi di scrittura per il web e comunicazione social, ha fondato e conduce il podcast sul calcio Vox2Box e fa SEO a Storeis. Una volta ha intervistato Ruud Gullit, ma forse lui non si ricorda.

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