Milan-Cinesi: 5 finali possibili della storia del closing

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milan-cinesiTutti ne parlano, ognuno lo immagina a modo suo, nessuno l’ha mai visto. Un giorno, forse, il closing si farà davvero e i tifosi del Milan dimenticheranno questi anni passati ad aspettare, pregando per un sì. Nell’attesa ogni ipotesi sul finale di questa vicenda è da prendere in considerazione.

1. Il pover’uomo di Chongqing

Il giorno del closing arriva e si scopre che la fantomatica cordata si riduce a un uomo di mezza età nato e vissuto alla periferia di Chongqing, colpevole unicamente di aver risposto a una e-mail di phishing e ritrovatosi obbligato contrattualmente ad acquistare il 99.93% del Milan.

Il pover’uomo, privo del più tiepido interesse per il calcio e oberato dei debiti contratti per acquistare la società, vende svariati giocatori, Milanello, i trofei, i diritti sulle metafore di Pellegatti e si rinchiude, nel tentativo di sfuggire ai giornalisti, all’interno di una Casa Milan vuota e in totale disfacimento. Mentre si aggira per i corridoi popolati soltanto dai fantasmi di antiche vittorie, la squadra vive un lento, ma inesorabile declino, accompagnato dalla silenziosa disaffezione dei tifosi rossoneri, che sempre più disertano San Siro per abbandonarsi a lunghissime passeggiate nell’hinterland e alla rivalutata pratica del balconing.

Quando il Milan, dopo un’eroica resistenza prolungatasi per un decennio, retrocede in Serie B in un freddo pomeriggio di maggio del 2027, l’uomo sente una fitta terribile e muore, pensando alla sua città natale, abbracciato a una scultura di Fabio Novembre.

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Un uomo di Chongqing che ancora non sa che potrebbe essere il futuro proprietario del Milan | Fonte

2. Gli invincibili 2.0

Dopo aver rimandato più volte, per pura e semplice pigrizia, la data del closing, un gruppo di ricchi cinesi annoiati si decide infine a rilevare il Milan come aveva promesso, in preda all’alcool, per ragioni che nessuno sembra più ricordare.

I nuovi proprietari, desiderosi di riportare la società ai vertici del calcio mondiale, non vanno troppo per il sottile: incuranti del Fair Play Finanziario e di simili quisquilie, scelgono di acquistare tutti i calciatori e gli allenatori accostati al Milan dai vari siti web italiani di calciomercato. Alcuni campionati esteri, a causa della mancanza di manodopera, sono costretti a chiudere.

Grazie a un sapiente turnover, che prevede la rotazione anche di allenatori, dirigenti e tifosi, il Milan vince, anno dopo anno, tutte le competizioni cui decide, talvolta per puro sfizio, di partecipare, compresi il Clausura messicano 2021, la quindicesima edizione di Ballando con le stelle (grazie all’affiatata coppia Aubameyang-Aguero), due stagioni di Malattie Imbarazzanti e il RuttoSound 2020 (il RuttoSound esiste davvero).

3. Il Déjà-vu berlusconiano

Una notte Silvio Berlusconi sogna di vincere la Coppa dei Campioni e, al risveglio, è convinto di essere nel 1986, nel pieno delle sue forze e in procinto di riportare il Milan a essere protagonista in Italia, in Europa e nel mondo. Dalla villa di Arcore, trasformata dai suoi uomini in un parco a tema sulla Prima Repubblica, il Cavaliere apprende con orrore dell’interesse di alcuni imprenditori cinesi per il suo cloeb e, una volta restituite le varie caparre, ordina una sfarzosa campagna acquisti, incentrata però sulle stelle di fine anni ottanta, ormai cinquantenni e non sempre in un ottimo stato di forma.

Galliani e Braida tornano così a mettere sotto contratto, per la seconda volta, i vari Van Basten, Gullit e Rijkaard, ma poiché le regole sull’impiego di calciatori stranieri sono assai più generose rispetto a trent’anni prima e, al tempo stesso, gli obiettivi sono tutti svincolati, possono permettersi di soddisfare qualunque desiderio del presidente, da Maradona a Platini passando per Vialli.

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L’attuale Milan Glorie, una versione giovane del Milan che verrà | @acmilan

Il risultato è una squadra dalla qualità tecnica elevatissima, ricca di esperienza e abituata a vincere, ma in evidenti difficoltà dopo il quarto d’ora di gioco. Dopo alcuni anni di mediocrità, però, grazie a una innovativa riforma della Champions League, che garantisce la qualificazione delle prime quindici squadre di ognuno dei principali campionati, e agli effetti del riscaldamento globale, che porta a un innalzamento delle temperature e a un conseguente rallentamento dei ritmi di gioco, il Milan può finalmente dire la sua in Europa e raggiungere la finale. In un Camp Nou rinnovato, davanti a 105000 tifosi rossoneri, Ruud Gullit apre le marcature su assist di un appesantito Claudio Borghi; Berlusconi è colto da uno strano senso di déjà-vu.

4. La festa del closing

La data del closing viene rimandata continuamente, di mese in mese, fino a diventare una piccola tradizione milanista. I giornali continuano a proporre nuove date decisive e nuovi investitori ricchissimi con nuove idee luminose, senza farsi scoraggiare da quei piccoli intoppi che si presentano, inesorabili, a ogni appuntamento.

Il 1° maggio 2025 ha luogo la prima festa del closing: bambini vestiti da cordate cinesi rivali sfilano per le vie di Milano dietro un van nero che, secondo la tradizione, conterrebbe l’uomo che riporterà il Milan agli antichi fasti. Dopo qualche stagione la società decide di ritirare le squadre dai campionati e interrompere l’attività sportiva: meglio concentrare tutte le risorse sull’attesa del closing ormai imminente, senza ostinarsi più a collezionare settimi posti, che appaiono sempre più futili all’avvicinarsi del passaggio di proprietà.

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Un’immagine dalla futura festa del closing | @wikimedia

Talvolta qualche tifoso viene preso dal dubbio che il closing possa non arrivare mai, entra nel tunnel della droga o in quello di Telelombardia; alcuni pellegrini di passaggio, però, giurano di aver visto, lungo la via della Seta, carovane di imprenditori cinesi diretti a Milano. In ogni caso, come ribadisce nel 2042 durante una visita a Milanello effettuata a bordo della Morte RossoNera, Berlusconi ha una soluzione alternativa: un Milan giovane e italiano.

5. Ciao cipollino

In occasione della conferenza stampa tanto attesa si scopre che Sino Europe Sports non è altro che uno scherzo architettato da Massimo Boldi, che accoglie la stampa mondiale al grido di «ciao cipollini». La sera si va tutti a cena da Giannino e il giorno dopo Sosa segna da centrocampo.

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