Manu Ginobili salta il Mondiale, ecco cosa ci perderemo: top 5 video3 min read

31 Luglio 2014 Basket Sport -

Manu Ginobili salta il Mondiale, ecco cosa ci perderemo: top 5 video3 min read

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@dominiqueb
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Con l’Italbasket fuori dal Mondiale avevamo bisogno di avere una squadra da tifare. Da qualche giorno abbiamo un motivo in meno per dare il nostro voto all’Argentina, dato che Manu Ginobili non ci sarà. Il campione di Bahia Blanca, 37 anni appena compiuti, è stato fermato dai San Antonio Spurs alle soglie del suo ritorno in nazionale. La frattura da stress evidenziata dopo le finali Nba non è guarita, il corpo del giocatore necessita di riposo, parola che Ginobili conosce poco. Per questo, nonostante una dedizione esemplare per la sua professione, da qualche anno ha dovuto cambiare stile di gioco. Meno corse al ferro, più assist prima di arrivare in fondo. Una mutazione possibile solo grazie a una visione di gioco inarrivabile e allo spirito di squadra che lo ha reso un vincente, con gli Spurs e la nazionale. Non potendo disporre della sua pallacanestro al Mondiale, ci rinfreschiamo la memoria.

Manu Ginobili salta il Mondiale, ecco cosa ci perderemo: top 5 video

5 – L’ultima schiacciata: aveva giurato a sé stesso che, dopo essere stato stoppato in gara-4 contro Miami, non avrebbe più provato uno “slam dunk”. E’ stata la confessione che Ginobili ha fatto a titolo conquistato, pochi mesi fa, mentre raccontava di aver cambiato idea ad azione in corso, un attimo prima di piazzare la schiacciata simbolo della partita decisiva. La sua ultima perla, a suggello di una finale straordinaria. Lui, che un anno prima era stato uno dei protagonisti mancati della sfida contro gli Heat. Non è un caso che San Antonio quella serie l’abbia persa.

4 – Buzzer beater: racconta Federico Buffa che “se Ginobili si candidasse a governatore della provincia di Bahia Blanca prenderebbe il 90% senza dire nulla”. Nessuno, in Argentina, dimenticherà il titolo olimpico vinto nel 2004 ad Atene, dopo aver battuto gli Stati Uniti di Iverson, Wade, James e dell’amico fraterno Tim Duncan. Un successo al quale Manu contribuisce in maniera determinante, non lasciando scampo nemmeno all’Italia in finale. L’azione simbolo di Ginobili in Grecia è quella che apre il torneo contro la Serbia. Un canestro sulla sirena in equilibrio precario con cui gli argentini vendicano la sconfitta nella finale Mondiale di due anni prima.

3 – Crossover & dunk: Manu Ginobili è un predestinato, ma negli Stati Uniti arriva in punta di piedi. Gli Spurs lo scelgono con il numero 57 al secondo giro del draft 1999, lui decide di restare altri tre anni in Europa e conquista tutto con la Virtus. Solo tre anni dopo l’argentino sbarca in America, vincendo quattro titoli Nba e regalando perle in tutto e per tutto simili a quelle che a Reggio Calabria e Bologna i tifosi già conoscevano. Quella nel video seguente, contro i Lakers, coniuga tecnica, potenza e sfrontatezza nel subire i contatti tipiche di Ginobili.

2 – Dietro il canestro: la varietà di colpi dell’argentino è infinita. Difensivamente e offensivamente, pochi hanno dimostrato nella storia della palla a spicchi una capacità di essere utile in qualsiasi modo come Ginobili. Anche quando sbaglia il tempo dell’entrata, o si piazza in una posizione con poco angolo, trova il canestro e i punti che servono. I Knicks ne sanno qualcosa.

1 – Rubata, tunnel e rovesciata: uno dei tanti fan di Ginobili piazza questa giocata al numero 5 della sua personale Top Ten. Sono i tempi della Virtus, della Benetton Treviso, anni in cui il basket italiano domina in Europa. Nella sfida tra le due grandi rivali, Manu concentra gran parte del repertorio: sbuca dal nulla per intercettare un passaggio, vola in contropiede facendo un tunnel in palleggio a un avversario (siete invitati a cercare una giocata simile nella storia del basket) e schiaccia a due mani in rovesciata. Alla centesima volta in cui lo vedrete non riuscirete ancora a stancarvi.

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Mattia Todisco

Realizzatore di sogni parzialmente mancato, giornalista sportivo riuscito. Segno che qualcosa è andato per il verso giusto, dai venti in poi. Sostenitore convinto della necessità di pensare e divulgare, meglio se in un pub, peggio se in discoteca. Scrittore per diletto, con la fortuna di vivere del mio lavoro.
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