La nuova legge elettorale | Il Rosatellum spiegato per bene

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La nuova legge elettorale, il Rosatellum, il risultato dell'ennesima partita a scacchi tra partiti
@Gilmoth Gil

Dopo l’approvazione alla Camera del 12 Ottobre, il Rosatellum è passato anche al Senato portandosi dietro diverse polemiche relative al voto di fiducia imposto dal Governo sugli articoli della legge. La nuova legge elettorale introduce nuovamente un sistema misto: circa un terzo dei seggi tra Camera e Senato sarà eletto tramite collegi uninominali, mentre gli altri due terzi saranno eletti con sistema proporzionale.

Chi ha votato il Rosatellum

Le polemiche sorte attorno al voto della legge sono dovute al fatto che il Governo ha posto la fiducia, accorciando inevitabilmente i tempi di discussione e togliendo di fatto al Parlamento la possibilità di modificare il testo. Tutto questo è stato percepito da molti come un abuso di potere da parte dell’esecutivo: la legge elettorale dovrebbe essere approvata con una maggioranza più ampia possibile in quanto determina le regole della corsa elettorale a cui tutti i partiti dovranno partecipare. Dati i continui rinvii e le divergenze apparentemente insanabili emerse durante le fasi di discussione, l’esecutivo ha deciso di far approvare una legge elettorale considerata accettabile dai più per evitare di arrivare a elezioni con un sistema che avrebbe portato a sicura ingovernabilità. Non che questo garantisca necessariamente una maggioranza, sia chiaro.

A essere favorevoli e a votare la fiducia alla legge sono stati Pd, Forza Italia, Lega Nord, Alternativa Popolare, le Autonomie linguistiche e altri singoli parlamentari del Gruppo Misto e di centrodestra semi-indipendenti. I senatori contrari sono stati i “soliti” 61 che si sono sempre opposti al Rosatellum: M5s, Mdp e Sinistra Italiana. I senatori a vita hanno che hanno votato “sì” sono stati Giorgio Napolitano (“per garantire la stabilità”) e il premio Nobel Carlo Rubbia (sempre vicino al governo), mentre Mario Monti ha votato “no”.

Come funziona il Rosatellum

Vediamo ora i punti principali della nuova legge elettorale:

• Sbarramento: la soglia di sbarramento nella quota proporzionale è del 3% su base nazionale sia al Senato che alla Camera, con l’eccezione delle liste relative alle minoranze linguistiche per le quali la soglia è al 20% nella regione di riferimento. È anche prevista una soglia minima del 10% per le coalizioni. All’interno di esse, i partiti devono superare comunque la soglia del 3% per avere accesso ai seggi. Il candidato eletto nel maggioritario mantiene il suo seggio anche se il suo partito non raggiunge lo sbarramento.

• Listini bloccati:il territorio nazionale sarà diviso in collegi plurinominali definiti con un decreto del governo. I collegi plurinominali siano formati dall’accorpamento di più collegi uninominali. Ogni collegio plurinominale non eleggerà in nessun caso più di 8 deputati, ma potrà eleggerne molti di meno a seconda della Regione. Nei singoli collegi plurinominali le liste sono bloccate, aspetto molto criticato dalle opposizioni in fase di discussione.

• La scheda: il voto sarà espresso su una sola scheda e sarà vietato il voto disgiunto: non sarà possibile votare un candidato nel collegio uninominale e una lista a lui non collegata nella parte proporzionale. Sull’unica scheda a disposizione l’elettore esprimerà quindi il voto sia per la parte maggioritaria che per la quota proporzionale. Sotto ad ogni candidato nel maggioritario ci saranno i simboli delle liste a lui collegate nel proporzionale e, nella parte per il proporzionale, accanto al simbolo delle liste saranno stampati i nomi dei candidati del corrispondente listino bloccato. Ogni scheda avrà un tagliando antifrode con un numero univoco, che gli scrutatori segneranno nel momento in cui la consegneranno. Al momento della riconsegna della scheda gli scrutatori controlleranno che il numero segnato e quello del tagliando siano uguali. Questo sistema antifrode vuole impedire lo scambio con schede pre-votate. Prima di inserire la scheda nell’urna, il tagliando antifrode verrà tolto rendendola così anonima e non tracciabile.

• Il voto: si potrà votare con un segno su una lista, che varrà anche per il candidato corrispondente o con un segno sul nome di un candidato nell’uninominale. Se si segna il nome del candidato e questo è sostenuto da una sola lista, il voto si trasferisce a quella lista,mentre se il candidato è sostenuto da più liste, il voto viene distribuito tra le liste che lo sostengono proporzionalmente ai risultati in quella circoscrizione elettorale. È previsto espressamente che in caso di doppio segno su un candidato e sulla lista corrispondente il voto rimanga valido.

• Candidati: è previsto che un candidato possa presentarsi in un collegio uninominale e in più collegi plurinominali, fino a un massimo di cinque. In caso di elezione in più collegi l’eletto non ha la libertà di scelta: se eletto con l’uninominale e con il proporzionale, ‘vincerà’ il seggio uninominale; se eletto in più di un collegio plurinominale, gli sarà assegnato il seggio corrispondente al collegio in cui la lista ha preso una percentuale minore di voti. La legge prevede anche ciascuno dei due sessi non possa rappresentare più del 60% dei candidati di un listino bloccato e che ciascuno dei due sessi non possa rappresentare più del 60% dei capilista nei listini di un singolo partito.

• Ripartizione dei seggi:

  • Camera: sarà effettuata su base nazionale e i 630 seggi saranno assegnati con 232 collegi uninominali (di cui: sei per il Trentino Alto Adige, due per il Molise, uno per la Val d’Aosta), 386 con collegi plurinominali (circa 65 collegi, da definire con legge delega) e 12 nella circoscrizione estero.
  • Senato: il riparto del Senato è solo regionale e dipendente quindi meno dal totale nazionale dei voti. I 315 seggi si assegneranno con 109 collegi uninominali (di cui: sei per il Trentino Alto Adige, uno per il Molise, uno per la Val d’Aosta), con 200 collegi plurinominali e 6 nella circoscrizione estero.

Grazie alla sua componente maggioritaria, il Rosatellum favorisce la formazione di coalizioni tra partiti diversi: partiti alleati avranno incentivi a spartirsi tra di loro i vari collegi e appoggiare in maniera unitaria i candidati di coalizione. Lo scenario è molto favorevole al centrodestra che, pur frammentato al suo interno, è spesso riuscito a riunirsi sotto un unico candidato superando le proprie differenze e ottenendo buoni risultati. Anche il Partito Democratico potrebbe ottenere un certo vantaggio se riuscisse a formare una coalizione con le forze di centro e con quelle della Sinistra. Scenario al momento improbabile, date le forti distanze con Sinistra Italiana e i movimenti da poco fuoriusciti dal PD stesso.

A partire fortemente in svantaggio col nuovo sistema è invece il Movimento 5 Stelle: la ferma volontà di non cercare alleati fra i partiti tradizionali rischia di relegarlo a comprimario della scena politica in quanto appare difficile che da solo possa ottenere i seggi necessari per governare senza aiuti. Inoltre, fra le sue fila non conta molti candidati forti nel territorio e neanche con l’esperienza necessaria a competere efficacemente nei collegi uninominali.

Da considerare anche l’impossibilità del voto disgiunto, che depotenzia il sistema misto, in quanto toglie all’elettore la libertà di scelta tipica di questo sistema.

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Fiorentino di nascita, nativo digitale e content creator di professione, anche se ancora devo capire in cosa consiste questo mestiere. Da nerd di prima categoria ho scelto di seguire la più emozionante delle mie passioni: la politica.

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