Il derby di Torino, un anno fa. Oppure per sempre

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derby di torino
@12alle12

Cos’è il derby di Torino? 

Una battaglia tra spiriti affini, al di là delle apparenze. Una lotta tra cugini, divisi dal destino. Sfortunato, quello del Torino, perennemente all’inseguimento di una nuova forza, in lotta per Dna. Fortunato, quello della Juventus, una Vecchia Signora capace di imporre uno stile in Italia ed in Europa. La Juventus è la storia di una famiglia che trionfa da generazioni. Il Torino è la storia di un popolo che non si arrende mai. Il gusto della battaglia è il minimo comune denominatore. Aristocratici e operai hanno un’unica anima.

Chi sono Juventus e Torino?

Sono le storie di grandi coppie, portieri insuperabili, mediani guerrieri e artisti senza tempo, siano essi cinici maestri o farfalle leggiadre.

Che sapore ha il derby di Torino?

Il sapore di una squadra che non vince la sfida più sentita per 20 anni e si presenta al nuovo appuntamento con la forza di chi ha voglia di dimostrare di essere il più forte. Oppure quella di una che vince 14 derby su 18, perdendone solo uno.

Il derby di Torino è Benoit Cauet almeno quanto lo è Alessandro Del Piero.

Il derby di Torino è magico perché Michel Platini e Marco Ferrante parlano la stessa lingua.

Il derby di Torino è, sopratutto, il ricordo di un 2-1 di un anno fa, o giù di lì.

Cambiare tutto per non cambiare nulla. Oppure no? 

30 novembre 2014: la Juventus è – tanto per cambiare – prima in classifica, inseguita a tre punti – manco a dirlo – dalla Roma. I bianconeri, reduci dall’uragano estivo che ha portato all’addio del condottiero Conte e all’avvento dello stratega Allegri, hanno un Morata in più ed una valigia piena di speranze. L’Italia, sua per tre anni, non basta più: il sogno è l’Europa.

Ed il Torino? Immobile e Cerci, novelli Pulici e Graziani, non ci sono più, e al loro posto sono arrivati due ex juventini poco rimpianti, Amauri e Quagliarella. Quel giorno non fu la stessa cosa, ma il Toro, guidato sapientemente da Ventura, non cambia mai, e in fondo è l’unica cosa che conta. I granata, finiti in Europa per caso, sognano una grande impresa.

I polmoni di Bruno Peres ed il fosforo di Andrea Pirlo

Piove. Piove a dirotto sullo Stadium. La pioggia, immancabile in una battaglia campale dai toni epici, accompagna il derby della Mole in un sabato pomeriggio di fine novembre.

Il match si può immortalare in cinque istantanee.

  1. Il braccio di El Kaddouri. Quindicesimo minuto: Juventus in vantaggio. Un fallo di mano di El Kaddouri, incauto recitante in barriera su una punizione di Pirlo, porta ad un calcio di rigore per i bianconeri. Destino avverso per il Toro, da subito. Vidal è cinico dal dischetto, come solo i grandi campioni sanno essere. 1-0.
  2. La magia di Peres. Il Torino non si arrende mai e si aggrappa ad un perfetto sconosciuto. Al 22′ un brasiliano proveniente dal Santos si inventa il gol della vita. Prende palla al limite dell’area granata e inizia a correre. Non lo fermerà più nessuno. Salta un uomo, poi un altro, vola per 80 metri con la furia di un toro ferito e poi esplode un destro terrificante, imparabile per Storari. La Juventus non subiva un gol in un derby da 12 anni. L’essenza del cuore Toro vive nella leggerezza della sua corsa e nella violenza del suo tiro. Peres, in quel momento, diventa un eroe. Torino, per una sera, è Bruno Peres. 1-1.
  3. Quagliarella ad un passo dalla gloria. Ad inizio ripresa il Toro ci crede. Amauri e Quagliarella si trovano a meraviglia ed il napoletano, solo in area, manda di poco a lato. Il match sarebbe potuto cambiare. Il Torino avrebbe acquisito più forza. La Juventus, per una volta, avrebbe avuto paura. No, niente di tutto questo. 1-1. Ancora.
  4. L’espulsione di Lichtsteiner. Al 78′ arriva la quarta svolta. Lichtsteiner, già ammonito, si fa cacciare dall’arbitro. Espulso. Juventus in dieci. Il Torino ha l’occasione della vita. Oppure no?
  5. L’urlo di Pirlo. No, perché la Juventus ha un cuore degno del grande Torino. Al 93′, quando tutto sembra esser finito, nel momento in cui l’1-1 sarebbe stato il risultato più giusto, il Maestro sale in cattedra e urla un no secco. Secco come il suo destro da fuori area, insolitamente violento, insolentemente beffardo nei confronti dell’avversario dal destino avverso. Vince la Juventus. Trionfa il cinismo di un grande campione. 2-1. I fari si spengono.

Il derby di Torino, per una notte, è stato Andrea Pirlo, la sua carica di adrenalina, la corsa finale ad abbracciare un popolo, il sorriso di un fenomeno assoluto. Immortale. Immortale come un derby. Immortale come il cuore del Torino, grande come sempre, incapace di arrendersi. Vincerà, qualche mese dopo. Finalmente.

Dopo vent’anni il digiuno è finito, ma il derby della Mole non finirà mai.

Oggi, come 108 anni fa.

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Guspinese. Cagliaritano. Sardo. Italiano. Europeo. Cittadino del mondo. Ventisei anni. Figlio. Fratello. Coinquilino. Blogger. Scrittore. Laureando in Lettere. Cinema. Serie Tv. Politica italiana. Politica estera. Calcio. Ciclismo. Barba. Sigarette. Il buon vino. Gianni Brera. La buona birra. Amo le virgole quanto i punti.

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