Cos’è l’Indice di Sviluppo Umano (e che difetti ha)

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cos'è l'indice di sviluppo umano

L’Indice di Sviluppo Umano è un numero compreso tra 0 e 1 che classifica i paesi del mondo in base al loro livello di sviluppo. In questo articolo cerchiamo di capire meglio cos’è l’Indice di Sviluppo Umano e se è davvero uno strumento valido di misurazione dello sviluppo di un paese.

Cos’è l’Indice di Sviluppo Umano

Ogni anno lo Undp (United Nations Development Programme – Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo) pubblica il Rapporto sullo Sviluppo Umano. Lo fa dal 1990, proponendo uno stato dello sviluppo umano nel mondo, utilizzando diversi indicatori.

Nei Rapporti Undp i paesi sono classificati secondo il loro Indice di Sviluppo Umano (HDI – Human Development Index). L’Indice di Sviluppo Umano è una misura sintetica che riassume gli standard raggiunti dai diversi paesi in tre dimensioni chiave dello sviluppo umano, a cui è connesso un indicatore in grado di dare una misura alla dimensione stessa.

Le tre dimensioni che compongono l’Indice di Sviluppo Umano sono: la possibilità di condurre una vita lunga e sana, misurata attraverso la speranza di vita alla nascita; il livello di istruzione, misurato attraverso la media degli anni trascorsi a scuola dagli adulti e la media attesa degli anni da trascorrere a scuola per i bambini che si iscrivono alla scuola primaria; avere uno standard di vita decente, misurato attraverso il Pil pro capite medio. Ad ognuno di questi tre fattori è dato peso uguale per il calcolo dell’Indice di Sviluppo Umano.

Per capire bene cos’è l’Indice di Sviluppo Umano, è bene sapere che è nato per integrare e superare la visione dello sviluppo come pura crescita economica, espressa dal Pil (Prodotto Interno Lordo). L’Indice di Sviluppo Umano è una misura più ampia rispetto al Pil e ci dà informazioni importanti anche sulla salute e la scolarizzazione di un paese.

Classifica paesi più e meno sviluppati

Sono 189 i paesi classificati dallo Undp secondo l’Indice di Sviluppo Umano, non possiamo quindi riportare l’intera classifica, che trovate qui. Ci limitiamo a evidenziare che nel 2017:

1. La media mondiale è di 0,728 (era 0,717 nel 2016, 0,597 nel 1990). 112 paesi la superano, 77 stanno sotto la media (erano 87 nel 2016).
2. Il paese più sviluppato al mondo è la Norvegia (0,953), seguita da Svizzera, Australia, Irlanda e Germania.
3. Il paese meno sviluppato al mondo è il Niger (0,354), preceduto da Repubblica Centrafricana, Sud Sudan, Ciad e Burundi.
4. Il paese che è cresciuto di più negli ultimi 5 anni (2012-2017) è l’Irlanda, che ha risalito 13 posizioni.
5. Il paese che invece ha avuto il tracollo più significativo è la Siria, che ha perso 27 posizioni.
6. Dei 30 paesi più sviluppati al mondo, 19 sono europei (erano 20 nel 2016).
7. Gli ultimi 20 posti sono tutti occupati da paesi africani, fatta eccezione per la posizione 178, occupata dallo Yemen.
8. L’Italia è 28esima con 0,880 (era 27esima con 0,878 nel 2016).

Critiche all’indice di Sviluppo Umano

L’Indice di Sviluppo Umano si è nel tempo imposto come uno degli strumenti più utilizzati a livello internazionale per misurare il benessere sociale ed economico dei paesi del mondo. Tuttavia, non mancano le critiche all’indice.

La prima viene addirittura dallo Undp stesso, e riguarda la qualità dei dati statistici alla base della costruzione dell’indice. I dati statistici utilizzati non sono rilevati direttamente dallo Undp ma sono dati secondari, presi cioè dai Rapporti di altre agenzie Onu o direttamente dai governi.

La maggior parte dei paesi si dedica soprattutto alla pubblicazione di statistiche sulla crescita economica trascurando altri tipi di dati. Per questi paesi mancano quindi i dati di base relativi a indicatori fondamentali, come istruzione, genere, salute. Inoltre nella maggioranza dei casi i dati disponibili sono solo parziali, finendo così per mascherare, in modo anche intenzionale, gravi disparità distributive che possono presentarsi in diversi paesi.

Altro problema è che spesso intercorre un grande lasso di tempo tra il momento in cui i dati sono rilevati e quello in cui sono comunicati alle organizzazioni internazionali. L’Indice di Sviluppo Umano è quindi sovente costruito con dati non aggiornati, fornendo un quadro non attuale della situazione dello sviluppo umano.

Un secondo punto debole riguarda l’utilizzo della media aritmetica semplice come sistema di aggregazione delle tre componenti dell’indice: speranza di vita, istruzione e Pil hanno lo stesso peso nel determinare l’esito finale dell’indice. In questo modo però uno stesso valore medio quantitativo dell’indice può indicare livelli qualitativi di sviluppo umano anche molto differenti.

Un paese con una popolazione analfabeta, un Pil alto e un’elevata speranza di vita avrebbe un Indice di Sviluppo Umano molto simile a quello di un paese con un Pil basso ma con una popolazione totalmente istruita e longeva. Per ponderare questa problematica bisognerebbe assegnare pesi diversi alle tre componenti.

Una critica autorevole arriva infine da Amartya Sen, premio Nobel dell’economia nel 1998 per i suoi studi sulla povertà. Secondo Sen nella costruzione dell’Indice di Sviluppo Umano vengono omessi fattori di sviluppo umano molto importanti: la presenza di elezioni libere, una stampa indipendente, un sistema politico multipartitico, garanzie di libertà di espressione. L’Indice di Sviluppo, inoltre, non contiene indicatori relativi alla sostenibilità ambientale, allo sviluppo teconologico, alla cultura.

Nonostante le critiche, l’Indice di Sviluppo Umano rimane uno degli strumenti più utilizzati a livello internazionale per misurare lo sviluppo di un paese, in attesa che venga ulteriormente raffinato.

Se siete arrivati fin qui, pensiamo possano interessarvi anche gli altri articoli della rubrica Racconti di Cooperazione, curata dall’Associazione Mekané.

Immagine | Kevin Dooley

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Ha un Master in Economia dello Sviluppo e Cooperazione Internazionale ed è co-fondatrice di Mekané - ideas for development (www.mekane.org). Si occupa di progettazione, gestione, valutazione di progetti di sviluppo. La sua zona di specializzazione è l’Africa francofona.

2 Comments

    • Effettivamente dal 2010 c’è una cambio nella costruzione degli indici statistici e non si usa più la media aritmetica (come erroneamente scritto riportato) ma l’articolo voleva essere un primo approccio al tema e non un analisi statistica della costruzione dell’indicatore. Noi che ci occupiamo di progettazione non possiamo prescindere dall’utilizzo del HDI quando si analizza un paese di intervento e la critica verte sul fatto che i dati statistici alla base della costruzione dell’indice (che si diano dei pesi o meno) potrebbero non esistere, non essere aggiornati e/o raccolti male. Inoltre, ci sono componenti che vanno al di là delle 3 dimensioni citate che non sono prese in considerazione.

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