Contro la violenza sulle donne: 25 novembre ogni giorno

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contro la violenza sulle donneEditoriale a cura di Agnese Gentilini e Stefania Cardinale

[GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE] La discussione dilaga, le morti anche. 114 secondo il rapporto Eures le donne vittime di femminicidio nei primi 10 mesi del 2017 nel nostro paese, 26 quelle morte in mare appena 20 giorni fa e i cui nomi si aggiungono a quelli delle tante donne migranti che tra violenze e abusi cercano di raggiungere l’Italia. Intanto anche il mondo dello star system esplode, si iniziano a intravedere sotto la patina dorata della celebrità una lunga serie di abusi e molestie che in qualche modo tutti sanno, ma tacciono. E si accusa il silenzio, ma non quello di chi sapeva e non ha parlato, bensì quello di chi, vittima, ha impiegato del tempo – troppo per il mondo veloce e multimediale di oggi – a denunciare.

Sì perché dai, ti hanno violentata? Allora prendi, alzati, corri a denunciare, cosa aspetti?

Come ordinare un caffè al bar. Come se la violenza non fosse un trauma tanto profondo e spaventoso da richiedere anni (sì esatto, anni) anche solo per essere pronunciato.

I luoghi comuni, odiosi e maledetti:

la donna è una preda l’uomo è un cacciatore; anche lei con quella gonna corta cosa si aspettava? quel bikini diceva “fai di me quello che vuoi”; il rossetto era troppo rosso; lei l’ha provocato; aveva bevuto troppo era consenziente e adesso non ricorda; lui l’amava troppo è per questo che era così geloso e possessivo.

Tutto sommato una toccatina o un’esplicita allusione a un comportamento sessuale non richiesto sono considerate “normali”. E poi:

ma cosa fai? A chi lo dici? È il tuo capo, potrebbe farti licenziare o renderti la vita impossibile a lavoro. E, in fondo, non è che forse esageriStrega, pazza, visionaria, ingigantisci sempre tutto. Del resto sei una donna, no?

Viviamo in una società in cui il consenso è un atteggiamento a cui non si da alcun valore, per cui mai siamo stati davvero educati. Sì/No. Non dovrebbe essere difficile, eppure… Eppure, potenzialmente, non c’è luogo di lavoro, bar o abitazione privata dove il meccanismo della molestia o dell’abuso non possa ripetersi passando inosservato. Inosservato nel momento in cui accade, anche troppo, morbosamente, osservato una volta compiuto.

Negli ultimi tempi spaventa la logica con cui le vittime e le informazioni su di esse vengono trasmesse, in base a interessi più o meno politici, più o meno di vendita, più o meno di genere. Una violenza più vile ancora: quella che non permette più alle vittime di essere vittime, alle loro vite di avere una dignità e a chi è ancora vivo di farne una memoria contro la violenza. Si dice che però qualcosa di buono sta accadendo, della violenza oggi si parla e si denuncia un po’ di più. Sì perché le donne, vittime di violenza lo sono da sempre, ma forse mai come negli ultimi tempi ci stiamo rendendo conto di quanto.

Il punto è: sta succedendo davvero qualcosa?

Davvero si stanno aprendo strade che nel tempo (perché sì, ci vorrà del tempo e tanto) porteranno all’eliminazione della violenza contro le donne? O il meccanismo di violenze, abusi, silenzio prenderà a ripetersi dopo questi cinque minuti di celebrità, passati i quali torna tutto come prima?

È una strada quella della lotta alla violenza contro le donne che si percorre agendo. Nella giornata di oggi, con la manifestazione nazionale di Non Una Di Meno a Roma e la presentazione del Piano Femminista contro la violenza maschile sulle donne e tutte le forme di violenza. Tutti gli altri giorni dell’anno con le parole, il sostegno, la comprensione e la determinazione di donne e uomini uniti nel dire: mai più.

#25novembreognigiorno

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