Chi è François Fillon, candidato repubblicano alle presidenziali francesi

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Chi è François Fillon, candidato repubblicano alle presidenziali francesi
@UMP Photos

Lo scorso 26 novembre, François Fillon ha vinto le primarie del Partito Repubblicano francese battendo Alain Jubbé al secondo turno con ben il 66,5% di preferenze. Sarà quindi Fillon a presentarsi come candidato alle elezioni presidenziali del prossimo 23 aprile 2017. Il centro-destra francese è chiamato a confrontarsi in primis contro il crescente consenso di Marine Le Pen e del suo Front National. Cerchiamo di capire se il neo-candidato repubblicano ha le carte in regola per poter raccogliere la sfida dei populisti.

Primi anni e carriera politica

Fillon inizia la sua carriera politica fra le file dei gollisti al fianco di Philippe Séguin. Nel 1981 entra per la prima volta nell’Assemblée Nationale, venendo rieletto per svariati mandati fino al 2002. Nel 1983 diventa anche sindaco di Sablé-sur-Sarthe, incarico che ricoprirà fino al 2001. Nella sua carriera ricopre anche diversi incarichi ministeriali: Ministro delle tecnologie e dell’informazione per il primo governo Juppé sotto la presidenza di Chirac, per due volte Ministro degli Affari sociali, del Lavoro e della Solidarietà nel secondo governo Juppé e nel seguente governo Raffarin e Ministro dell’Educazione nazionale sempre sotto Raffarin. Nel 2007, viene infine nominato primo ministro dal neo-Presidente Sarkozy rimanendo in carica con diversi rimpasti fino al 2012. Da allora rimane deputato fra le file dei repubblicani.

Idee e posizioni

Il neo-candidato repubblicano è un tradizionalista convinto: 62 anni, cattolico, sposato da 36 anni e con ben cinque figli, anti-abortista (“per ragioni di fede”) e contro i matrimoni gay. Malgrado le sue posizioni personali, ha comunque manifestato la volontà di non mettere mano alle leggi sull’aborto e all’apertura dei diritti portata dalla riforma socialista. Rimane tuttavia fortemente contrario a favorire l’adozione da parte delle coppie omosessuali. Riguardo all’immigrazione, ha scritto un libro intitolato “Contro il totalitarismo islamico” in cui esprime senza troppi equivoci la sua posizione a riguardo. Sua è anche la proposta di stabilire le quote di accoglienza dei migranti attraverso una consultazione referendaria.

Il suo programma politico è di stampo prettamente liberale. In campagna elettorale ha sostenuto di avere l’unico vero programma “realistico” per far ripartire l’economia francese: prevede un programma di taglio della spesa pubblica con l’eliminazione di 500 mila posti di lavoro pubblici, l’aumento della TVA (il corrispettivo dell’IVA italiana) e il posticipo dell’età pensionabile a 65 anni nel 2022 con l’armonizzazione delle pensioni. Questo approccio da alcuni definito persino “thatcheriano” dovrebbe portare alla “liberazione dell’economia francese” e far calare il tasso di disoccupazione sotto al 7% grazie agli sgravi garantiti alle imprese.

Da alcuni inizialmente visto come outsider, la candidatura di Fillon è stata ben accolta dagli ambienti conservatori. In particolare, il direttore del quotidiano Le Figaro lo descrive come l’uomo in grado di intendere e rispondere alla domanda del cuore dell’elettorato di destra: il perfetto argine reazionario all’onda populista e nazionalista della Le Pen.

Politica estera

Sulla politica estera le sue posizioni si discostano molto dall’attuale condotta francese: è amico di Putin e spinge per un riavvicinamento della Russia alla realtà europea con la sospensione delle sanzioni imposte per l’annessione della Crimea. Inoltre, è favorevole alla creazione di un alleanza fra Trump e Putin e ha espresso la necessità di riaprire il dialogo con Bashar al Assad in Siria per sconfiggere l’Isis in Siria in maniera definitiva.

Il confronto con Le Pen

All’indomani della sua vittoria alle primaria, Fillon ha dichiarato:

Da tre anni traccio la mia strada ascoltando i francesi, con il mio progetto, i miei valori, e a poco a poco ho sentito questa onda che ha rotto tutti gli scenari che erano stati scritti in anticipo. Il mio approccio è stato compreso: (…) la Francia vuole verità e vuole azione.

Pur parlando un linguaggio simile alla Le Pen, Fillon si discosta molto dall’approccio populista adottato dalla candidata del Front National. Il candidato repubblicano rimane un uomo pragmatico, che vuole dire la “verità” ai propri elettori convinto del fatto che siano sufficientemente consapevoli da poterla comprendere. Non comunica attraverso slogan e non cavalca l’entusiasmo delle argomentazioni populiste. Pur non sposando del tutto la linea attuale dell’UE, Fillon rimane un europeista che punta a un nuovo tipo di comunità europea che lasci più autonomia agli stati membri ma che, allo stesso tempo, favorisca l’uniformità della giustizia. Punta inoltre a rafforzare l’Euro con la formazione di un governo economico formato dai presidenti e i primi ministri di tutti gli Stati aderenti alla moneta unica.

Questo nuovo approccio pragmatico ed europeista sembra al momento premiare Fillon nei sondaggi. Harris Interactive ha diffuso i dati di un sondaggio che rilevano il netto vantaggio di Fillon già dal primo turno: Fillon otterrebbe il 26%, due punti in più rispetto a Marine Le Pen, ferma al 24%; Emmanuel Macron avrebbe il 14% e Jean-Luc Mélenchon, candidato per la sinistra del Front de Gauche, il 13%; se François Hollande avesse confermato la sua candidatura si sarebbe assestato sul 9%. Al secondo turno Fillon vincerebbe senza difficoltà con ben il 67% dei voti contro 33% della Le Pen.

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Fiorentino di nascita, nativo digitale e content creator di professione, anche se ancora devo capire in cosa consiste questo mestiere. Da nerd di prima categoria ho scelto di seguire la più emozionante delle mie passioni: la politica.

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