L’immigrazione secondo i migranti: parlano le associazioni della diaspora africana in Italia

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La questione migratoria è al centro di crescenti e furenti dibattiti, ma raramente si ha modo di ascoltare la voce dei principali protagonisti: i migranti. Voce che, almeno per quanto riguarda le comunità storicamente presenti in Italia, si è organizzata in associazioni che portano avanti percorsi politici, economici, sociali, culturali.

È il caso delle cosiddette associazioni della diaspora africana in Italia. Per diaspora si intende la dispersione di un popolo, o di parte di esso, nel mondo. Nel caso degli africani in Italia, è un termine che si utilizza per descrivere le proporzioni che sta assumendo la presenza di persone originarie di paesi africani nel nostro paese, che ha superato il milione di residenti nel 2016.

Le associazioni della diaspora africana, come di altre diaspore presenti in Italia, costituiranno un interlocutore di importanza crescente nella discussione sul fenomeno migratorio, ma anche nella gestione dello stesso, alla ricerca di soluzioni condivise.

Basti pensare che, secondo il Dossier statistico immigrazione IDOS, nel 2016 le diaspore hanno inviato rimesse in patria per un ammontare pari allo 0,3% del Pil italiano, una cifra superiore all’aiuto allo sviluppo erogato dalla cooperazione italiana.

Per questa ragione la rubrica Racconti di Cooperazione, curata dall’Associazione Mekané, volge lo sguardo a queste realtà di immigrati che si organizzano nel nostro paese e che provengono da paesi in cui l’Italia e altri paesi europei sono impegnati in attività di cooperazione allo sviluppo.

Abbiamo intervistato Yakouba, Aissata e Suzanne, tre membri di associazioni della diaspora africana in Italia, chiedendo loro di introdurci alle associazioni della diaspora africana in Italia e darci un parere sulla gestione del fenomeno migratorio.

Associazioni della diaspora africana in Italia: intervista

Prima di parlare delle vostre associazioni, vi chiediamo di presentarvi e raccontarci la vostra esperienza di viaggio verso l’Italia.

Yakouba
Tutto è cominciato nel 1992 in Burkina Faso. Ero vice presidente di una commissione di gemellaggio tra il mio villaggio e la citta di Gap in Francia e sono stato invitato ad una campagna di raccolta fondi a Gap per finanziare la costruzione di case popolari di salute familiare. Partendo dal mio paese avevo ottenuto dalla commissione il permesso di rimanere in Francia per studiare informatica. Non ho poi avuto la possibilità di studiare per mancanza del permesso di soggiorno, e mi sono allora spostato in Italia. Così sono arrivato prima a Torino da un amico di villaggio, poi a Napoli nel famoso ghetto di Villa Literno. L’impatto è stato molto forte, più di 1200 vivevano insieme dentro un capannone abbandonato senza fogne, senza luce e soprattutto senza acqua potabile. Il mio percorso è stato dei più fortunati, anche se non senza difficoltà. Sarei pronto a rifare tutto da capo, magari cambiando qualche aspetto del mio inserimento nel tessuto sociale.

Aissata
Sono senegalese, vivo in Italia da quasi diciotto anni: un’esperienza fatta di alti e bassi ma che ripeterei. Per alcuni aspetti penso la mia sia stata una esperienza negativa, soprattutto quando penso al fatto di aver lasciato la mia famiglia, a tutti i sacrifici fatti in questi anni e, nonostante tutto, al fatto di non riuscire ad avere un minimo di stabilità. In quanto donna immigrata e madre di due ragazze non è stato facile fare la mamma e dover lavorare nello stesso momento. Invece dal punto di vista umano l’esperienza è stata molto positiva in quanto il mio soggiorno in Italia mi ha dato la possibilità di incontrare persone di diverse nazionalità e diverse culture. È un’esperienza che mi ha arricchita molto e mi ha fatto capire che la convivenza pacifica tra i popoli è possibile.

Suzanne
Suzanne è il mio nome di battesimo, mi fu tolto, in quanto nome cristiano, dai documenti ufficiali dello Zaire nel 1971 per decisione dell’allora governo del maresciallo Mobutu che era in conflitto con la chiesa cattolica dello Zaire. Ufficialmente il mio nome è Mbiye. Sono terza di una famiglia di dieci figli, di cui otto femmine e due maschi. Lavoro all’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e il contrasto delle malattie della Povertà (INMP). Sono presidente di Tam Tam d’Afrique, associazione delle donne di origine congolese (RDC) di Roma e Lazio e presidente della Redani, Rete della Diaspora dell’Africa Nera in Italia. La mia esperienza di viaggio verso l’Italia è stata molto normale: ho preso, insieme alla mia famiglia, il volo aereo della nostra compagnia di bandiera, Air Congo, per arrivare a Roma dove nostro padre era stato accreditato presso la nostra ambasciata, nel 1965. A parte la cinetosi di cui soffrivo da bambina, si lo rifarei. I miei primi anni in Italia in realtà sono stati nell’ambito del mondo diplomatico, da ragazza. In Italia ci sono tornata molti anni dopo, per l’università, ricordando il sole e l’esperienza positiva della mia vita romana.

Ciascuno di voi fa parte di un’organizzazione della diaspora africana in Italia, di cosa vi occupate?

Yakouba
Da diversi anni faccio parte del Movimento degli Africani come segretario della associazione dei Burkinabè di Roma e Lazio, dopo aver assunto il ruolo di presidente dell’associazione dei Burkinabè del sud Italia per sei anni. Il Movimento dei Africani si occupa di tematiche migratorie in Italia, ma anche di prospettive di sviluppo del continente nero, con l’obiettivo di riflettere e proporre soluzioni al grave problema dell’immigrazione.

Aissata
Faccio parte di diverse organizzazioni, sono presidente dell’associazione Penc-Mi, un’organizzazione di volontariato che promuove attività di solidarietà all’interno della comunità senegalese, di lotta per la dignità delle persone più deboli e per la parità di genere.

Suzanne
Come Tam Tam d’Afrique, ci occupiamo delle questioni femminili (diritti, violenza, democrazia) e della dignità della persona umana, del processo di integrazione, della cultura dell’incontro. Come Redani ci presentiamo come protagonisti della crescita politica, economica, sociale e culturale di questo paese (Italia) e del nostro continente d’origine (Africa): elaborando e partecipando a progetti di co-sviluppo, difendendo la dignità dell’Africa e degli africani, decodificando gli stereotipi e i messaggi che veicolano, lottando contro il razzismo.

Qual è il vostro parere sul fenomeno migratorio in Italia?

Yakouba
Credo che la gestione del fenomeno migratorio non possa essere affidata al solo potere legislativo che spesso non conosce adeguatamente il fenomeno ed è influenzato da correnti politiche e dal populismo. È necessario costruire un tavolo di concertazione con le associazioni di immigrati già consolidati sul territorio con la partecipazione delle ambasciate. Inoltre riteniamo necessario che le associazioni della diaspora siano coinvolte nelle attività di sensibilizzazione e diffusione dell’informazione sulla problematica dell’immigrazione, sia in Italia che nei paesi di provenienza.

Aissata
L’unica soluzione positiva è la promozione della libera circolazione, nel rispetto delle norme.

Suzanne
La migrazione è un fenomeno che viene gestito, sul piano soprattutto mediatico, secondo gli interessi del momento: quando non serve alla politica, cade nel dimenticatoio. Basta guardare le statistiche per capire che numericamente non ha una dimensione che possa mettere in crisi il sistema Italia. La migrazione africana viene sfruttata mediaticamente e politicamente in modo disgustoso, senza pudore e senza ritegno, strumentalizzandola fino alla nausea. La Redani ha promosso una campagna di sensibilizzazione e comunicazione sociale dal titolo Anche le immagini uccidono e a novembre verranno presentati i risultati di una ricerca fatta su questo tema. La migrazione africana mette a nudo la natura dei rapporti nord-sud e quella della governance nei paesi africani. L’unica soluzione a questo dramma sarà solo l’assunzione di responsabilità da parte di tutti i responsabili, nel frattempo tutto il resto sarà solo un palliativo.

Cosa ne pensate della questione della cittadinanza?

Yakouba
L’Italia resta uno dei pochissimi paese al mondo dove non esiste ancora una normativa sullo Ius Soli. Il diritto alla cittadinanza, oltre a velocizzare i tempi, dovrebbe essere visto come un riconoscimento di chi vive in Italia, lavora, paga le tasse e crea la propria famiglia. Il fatto di avere una famiglia qui significa che uno mette radici in questo paese, che difficilmente o quasi mai più andrà via di nuovo.

Suzanne
Si troverà una soluzione quando una massa critica degli Italiani sarà capace di vincere le proprie paure e arriverà a una vera cultura politica.

Secondo voi cosa si potrebbe fare per gestire meglio la questione dei viaggi in mare?

Yakouba
Garantire una formazione ai giovani in Africa, sovvenzionando le scuole e organizzando corsi di formazione professionale: formare i giovani ad un mestiere dà loro l’opportunità di creare lavoro a casa propria, riducendo il numero delle persone che hanno bisogno di migrare, o in alternativa si avrà la possibilità di migrare avendo già un mestiere in mano.

Aissata
Nei paese africani bisogna lavorare perché ci sia la possibilità di lavorare per i giovani. Ed anche insistere sulle attività di informazione e sensibilizzazione per far capire ai giovani che l’Europa dei loro sogni non esiste.

Suzanne
Questi viaggi in mare non devono più esistere! Il mondo deve arrivare a porsi la questione ineludibile e ineluttabile di come avviene il dramma della migrazione forzata, e non preoccuparsi solo di come mettere i cerotti sulle ferite. Questo vuol dire creare un vero partenariato nella cooperazione e processi democratici in Africa.

Potete descriverci la situazione nei paesi di partenza dei migranti che li spinge ad intraprendere un viaggio anche a rischio della propria vita?

Yakouba
La situazione disastrosa della gestione del potere e delle risorse dei paesi africani non è un segreto per nessuno. La complicità dei paesi europei e delle multinazionali non è più da dimostrare. La ricerca del benessere o semplicemente della liberta di vivere non troverà mai alcuna frontiera invalicabile. Anzi il prezzo della morte è forse il meno caro, non importa dove e come pagarlo.

Suzanne
Migrazione forzata significa non avere altra alternativa se non quella di lasciarsi morire lentamente.

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Conseguito il Master in Cooperazione e Progettazione per lo sviluppo, ha maturato 8 anni di esperienza in Italia e all’estero – in particolare in Medio Oriente – nel campo della cooperazione internazionale. Co-fondatrice di Mekané si occupa di progetti di educazione e di valorizzazione del patrimonio culturale.

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