20 album rock che compiono 50 anni nel 2017

di

20. Folk Beat n. 1 – Francesco Guccini

Cinquant’anni fa, primo maggio 1967. È un giovane e sbarbato Francesco Guccini, prossimo alla laurea e un po’ goffo quello che, introdotto da un’entusiasta Caterina Caselli su Rai1, imbraccia la chitarra ed esegue Auschwitz. La canzone è stata composta anni prima e interpretata con successo dall’Equipe 84, ma ora anche “Francesco”, come lo chiama la Caselli e come si fa conoscere nei suoi primi anni di carriera, la canta sfoderando una voce già matura e inconfondibile.

L’album, uscito nel marzo del ’67, dichiara fin dal titolo lo stile musicale a cui s’ispira, quel folk che parte dalle polverose strade dell’America rurale e arriva, grazie a Bob Dylan, alla ribalta globale. Guccini lo rielabora, ci aggiunge la fascinazione per la letteratura beat e su una scarna struttura sonora basata principalmente su chitarra e armonica a bocca innesta strofe toccanti (La ballata degli annegati, Venerdì Santo, la stessa Auschwitz) o più giocose e ironiche (Statale 17, Il 3 dicembre del ’39, la dylaniana Talkin’ Milano).

Noi non ci saremo e In morte di S.F., poi ribattezzata Canzone per un’amica, conosceranno maggiore successo nella versione dei Nomadi e in generale tutto il primo LP di Francesco Guccini non avrà grande successo: appena pubblicato vende poco più di cinquecento copie, ma quell’alto ragazzo dalla voce potente non demorde e su quello stile e quelle tematiche costruisce una lunga strada fatta di dischi, concerti, romanzi, saggi.

Gli ultimi due brani di Folk Beat n. 1 sono in qualche modo legati in un’unica traccia, ma mentre Il sociale è inedita L’antisociale è stata composta nel 1960 e anch’essa già incisa dall’Equipe 84. Si tratta di caricature divertenti e sarcastiche che tratteggiano i profili sociologici del conformista (attento alla rispettabilità dei propri comportamenti e ipocrita nei propri slanci ideali perché “la lotta delle classi sol mi va / per far bella figura in società”) e dell’anticonformista arroccato nel proprio nichilismo e nella propria apatia (“Sono un tipo antisociale / non ho voglia di far niente / sulle scatole mi sta tutta la gente”).

Guccini sbeffeggerà molte altre volte l’una e l’altra categoria, forse con più eleganza e sottigliezza, ma nelle semplici incisioni di cinquant’anni fa ritroviamo tutta la freschezza e il divertimento che il giovane “Francesco” sapeva già mettere nelle sue composizioni.

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Sociologo, collabora con le Università di Trento e di Padova ed è ricercatore libero professionista. Si occupa di sociologia urbana, sviluppo locale e politiche sociali. Ama la musica rock e i cantautori e ne scrive mescolando ricordi, sensazioni e aneddoti.

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