The Last of Us Part II, la nuova esaltante sfida di Naughty Dog

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the last of us part ii
@naughty_dog

La recente conferenza di apertura della PlayStation Experience 2016, tenutasi a inizio dicembre, ha regalato agli appassionati annunci succulenti, ma uno in particolare ha catalizzato l’attenzione del settore. Naughty Dog, la software house diventata famosa con giochi come Crash Bandicoot e soprattutto la quadrilogia di Uncharted, ha infatti strappato grida di giubilo e fatto palpitare milioni di cuori con il reveal ufficiale del seguito di The Last of Us.

The Last of Us, uscito originariamente come esclusiva PlayStation 3 nel 2013, poi rimasterizzato nel 2014 per PlayStation 4 e completato con una espansione dal titolo Left Behind, viene da più parti candidato come il miglior titolo della scorsa generazione videoludica ed uno dei migliori di tutti i tempi.

Al di là del gameplay in sé – si tratta di un action/adventure in terza persona con impostazione survival horror, caratterizzato da ambientazioni ampie ma non open world e da risorse limitate che richiedono ponderazione nell’uso delle armi – del contesto di gioco – un mondo post-apocalittico devastato da un’epidemia che ha creato dei “mostri” contagiosi – e della grafica – che comunque era ai massimi livelli per il periodo di uscita del gioco – a riservare un posto nella storia videoludica a The Last of Us è la centralità della trama e del rapporto tra i due protagonisti.

the last of us part ii
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Il giocatore controlla Joel, uomo dal passato triste e ormai privo di speranza, nel suo viaggio attraverso gli Stati Uniti devastati dall’epidemia insieme alla giovane Ellie, immune al virus contagioso e possibile strumento per la ricerca di una cura. Capitolo dopo capitolo, dietro all’esplorazione e a qualche scontro coi nemici di turno, si assiste alla crescita umana dei due protagonisti, in particolare di Joel, e alla trasformazione della loro relazione in quella che, al termine, sembra una nuova famiglia, una nuova vita per entrambi.

Il finale, azzeccatissimo, inaspettato e commovente, lascia un senso di completezza e di soddisfazione che raramente si sperimenta nei videogiochi. Tanto che lo sviluppo di un sequel venne ritenuto da subito improbabile, sia dalla Naughty Dog stessa che da utenti e stampa di settore, per evitare che la perfezione del titolo – diverse recensioni ottennero il punteggio massimo – ne venisse intaccata retroattivamente.

Eppure negli ultimi mesi le voci su un possibile secondo capitolo si sono fatte sempre più insistenti, fomentate anche da piccole fughe di notizie, lapsus e dal chiaro easter egg presente in Uncharted 4. Già all’ultimo E3 qualcuno si aspettava l’annuncio ufficiale di The Last of Us 2, che non arrivò. Per lasciare tutti di stucco appunto alla PlayStation Experience ed aprire la strada a ipotesi, dubbi, previsioni e quant’altro contribuisca a generare hype fino all’uscita del gioco.

Viene allora spontanea una riflessione. Il seguito era previsto sin dall’inizio? Quasi sicuramente no, considerando proprio la categorica smentita del suo ipotetico sviluppo. È allora indubbio che sia stata l’accoglienza di pubblico e critica a spingere la Naughty Dog a continuare sulla strada di Joel ed Ellie, per sfruttare la scia di successo di una nuova IP entrata prepotentemente nell’Olimpo videoludico.

Ma quanto è rischiosa questa decisione?

Il pubblico è volubile, affamato e ruffiano, ma sa diventare radicalmente cattivo. Basta pensare che gli stessi che dopo The Last of Us si dicevano d’accordo che rimanesse un’esperienza unica ed immortale oggi si strappano metaforicamente i capelli per l’emozione dell’annuncio del secondo capitolo. Sempre loro, tra due/tre anni, quando il titolo verrà messo in vendita, saranno giudici inappellabili, pronti a demolirlo se non rispetterà le attese e se non manterrà gli equilibri perfetti del suo predecessore.

La storia insegna che sono poche le saghe in cui ogni capitolo è all’altezza, se non migliore, dei precedenti e spesso si tratta di opere (cinematografiche e letterarie, oltre che videoludiche) specificamente nate col progetto di spalmarsi su più episodi.

La Naughty Dog non può trascurare questo particolare, e conoscendola è sicuro che avrà ponderato bene le proprie mosse, pena la condanna che andrebbe a ricadere sia sul nuovo gioco che sul primo capitolo. Un passo falso getterebbe ombre sull’intera saga e sporcherebbe la memoria di un titolo che, in un settore sempre più tendente alla mediocrità e alla ripetitività, era riuscito davvero a portare qualcosa di nuovo e a mostrare a tutti una via da seguire. Sarebbe triste se The Last of Us seguisse le sorti, ad esempio, di Assassin’s Creed, con una parabola discendente determinata dalla troppa bramosia con cui Ubisoft ha voluto sfruttare e monetizzare il brand.

The Last of Us Part II: cosa si sa?

Le poche informazioni al momento diffuse, comunque, riguardano un ruolo centrale per Ellie, un certo protagonismo del tema dell’odio ed una relazione del secondo capitolo col primo da intendere come parti di un’unica, grande storia. Il titolo sarà infatti The Last of Us: Part II, diverso da un The Last of Us 2 in modo sottile ma importante.

Il mondo, insomma, sarà lo stesso, i personaggi anche, sebbene più vecchi di cinque anni, e presumibilmente approfondiremo elementi della storia precedente, più che affrontarne una nuova (come avviene, ad esempio, nel passaggio tra un Uncharted e l’altro).

Difficile per noi tenere a bada il desiderio di tornare in compagnia di due personaggi iconici come Joel ed Ellie, di rimettere piede negli USA post apocalittici e di respirare di nuovo le atmosfere di un gioco come The Last of Us. Difficile per Naughty Dog trovare la quadra tra l’imprescindibile innovazione ed il mantenimento di punti fermi che dovranno caratterizzare The Last of Us: Part II. Ma si sa, le sfide più ardue riservano spesso le sorprese più belle ed intense.

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Classe '85, divido il tempo tra la moglie e i tre figli e le più svariate passioni. Amo la lettura, la scrittura (ho pubblicato cinque romanzi) ed i videogiochi, non disprezzo fumetti, calcio, cinema e cucina. Eterno bambino, amo la vita e credo che sia troppo breve per non interessarsi a... tutto!

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