I giochi del referendum costituzionale

di
giochi referendum costituzionale
@Noah

I giochi sono fatti e questa appassionata campagna referendaria volge già (…) al termine, sfociando nella rottura dei vasi di creta e nella conta dei sassi bianchi e di quelli neri, come nell’assemblea ateniese, prima forma di governo democratico della storia.

Termina allo stesso modo un gioco decisamente più recente, chiamato Othello (o Reversi). Si tratta di un gioco di posizionamento: su una scacchiera da 8×8, due giocatori appoggiano, uno alla volta, le pedine del loro colore, bianco o nero, in modo da incastrare tra la pedina che si sta mettendo e una già presente sulla plancia, almeno una pedina avversaria. Queste pedine imprigionate diventano del colore del giocatore che le ha imprigionate.

Il meccanismo di gioco di Othello è anche un’immagine dell’importanza degli influencer (che siano lo zio di Reggio Emilia che ne sa di politica perché in terza elementare si è candidato ad essere rappresentante di classe o Romano Prodi o entrambi):

ci sono persone che prendendo posizione spostano voti anche a prescindere dalle argomentazioni che adducono alla loro scelta.

E questo condizionamento è spesso anche negativo; quante volte abbiamo sentito (o detto) “Non ce la faccio a votare come Salvini” o “Piuttosto che votare con Renzi non voto”? Come Michele Serra scrive nella sua Amaca del 3 dicembre, ciascuno nel proprio schieramento conta elettori con cui mai e poi mai vorrebbe uscire a cena.

Ci sono quelli che votano dando priorità (invece che all’oggetto della revisione costituzionale) alle immediate conseguenze del voto, auspicando la fine o il rafforzamento del governo Renzi: per raggiungere questo obiettivo creano alleanze con chi vota come loro ma per motivi del tutto diversi.

Avviene lo stesso in giochi di società come Ulysses o Gita in bicicletta (un titolo del 1982, di 20 anni più anziano), in cui i giocatori condividono il vettore, che sia l’imbarcazione di Ulisse o una delle due biciclette, e devono guidarlo verso le proprie destinazioni: ci si trova quindi a trarre vantaggio dalle rotte che gli avversari scelgono per vincere a loro volta.

In questi giochi accade volentieri che, vedendo un competitor particolarmente prossimo alla vittoria, si scelga una traiettoria che svantaggia anche se stessi. Sarebbe un po’ come se andassimo a votare SÌ pur disapprovando la riforma perché riteniamo che i NO siano in vantaggio: lo faremmo perché il nostro obbiettivo è quello di scongiurare un governo a 5 stelle (e perché crediamo che una vittoria del NO conduca a quello scenario).

Un altro tema riguarda le verità parziali (quando non le menzogne) che le comunicazioni più agguerrite di ambo le parti recano con sé: e tocca quindi a noi capire di chi fidarci, di quali organi d’informazione, di quali politici e di quali giuristi.

Come in quei giochi fondati sul bluff e sullo smascheramento, “vince” non soltanto chi è capace di imbrogliare, ma soprattutto di scoprire le situazioni in cui gli avversari lo stanno facendo. Un classico di questa tipologia di giochi è Attenti al furbo, ma è una dinamica presente in titoli molto semplici (Tokyo o 21, con i dadi) e in altri ben più articolati (nella parte di commercio di Civilization, per esempio, quando s’inseriscono le calamità tra i beni di scambio).

In tutto questo c’è una possibilità, ottima, di scegliere cosa votare al referendum: la materia non è di facile accesso, ma confrontare le due versioni della Costituzione e deciderne la migliore rimane una strategia che mi sento di caldeggiare.

Da piccolo creavo mondi mondi. Discussi tesi sulla figura del ribelle, su Aragorn&Boromir e su Villapizzone, prima di partire per Addis Abeba. Di quelli che preferiscono Luke&Topolino a Han&Paperino. Bloggo per Vita.it e comunico (anche) per Fondazione Arché. Milanese milanista, amo i punti di vista. Soprattutto il mio. paolo@lenius.it

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