Uno in diviso, dal caso letterario al fumetto

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Continua la fortunata formula Tunué che propone nella collana Prospero’s Books la trasposizione a fumetti di romanzi italiani di successo. Questa volta è toccato a Uno in diviso, romanzo d’esordio di Alcide Pierantozzi, caso letterario del 2006 e adattato (in realtà il termine adattare non rende giustizia al gran lavoro degli autori) a fumetti da Adriano Barone (sceneggiatura) e Fabrizio Dori (disegni).

Uno in diviso, un incubo fin troppo reale

L’opera racchiude in sé tutta la forza e la violenza di una catapulta nel mondo dell’impossibile, racconta di Taiwo e Kehinde, gemelli siamesi, con un corpo a forma di una ypsilon dotato di due busti e di un solo paio di gambe.

I due fratelli lavorano come inservienti alla reception di una sauna per incontri sessuali, tentando in questo modo di nascondere la loro vera natura. La ypsilon in carne e ossa che Taiwo e Kehinde rappresentano è solo la prima, inquietante immagine in una successione di pagine tanto cupe quanto allo stesso tempo piene di una disperata e insensata violenza.

Progressivamente si fa strada l’assurdo percorso che li guiderà verso un baratro di cattiveria e disperazione, di incubi che si fondono a realtà oniriche improbabili, pulp, truci, a volte inguardabili.

Uno-in diviso, un incubo fin troppo realeI due fratelli sono totalmente diversi, condividono un solo corpo e i loro cervelli vorrebbero percorrere strade differenti. Ma la Y che li imprigiona non consentirà loro nulla se non un lento e inesorabile progresso verso la follia e la violenza che li porterà dritti alla dannazione.

Per la prima volta in oltre trent’anni di vita da “fumettaro” ho davvero faticato a portare a termine un libro. La bravura di Dori nel rendere in immagini il ritmo incalzante steso da Barone ha fatto sì che Uno in diviso diventasse un’opera totalmente iperreale.

Vedi scene di violenza e ti sembra di viverle davvero. Ti viene voglia di girare la testa, di chiudere il libro e buttarlo lontano. Però non ci riesci. Vuoi girare un’altra pagina e poi un’altra ancora. Vuoi sprofondare insieme a Taiwo e Kehinde. Vuoi vedere fino a che punto si spingeranno, anche se in fondo lo sai già. Delitto dopo delitto saranno destinati alla perdizione e tu vuoi essere lì con loro, vorresti urlare davanti a quelle pagine. Vorresti strapparle dall’insensatezza delle gesta dei protagonisti.
Fino all’epilogo.

Quando chiuderai il libro e tirerai un sospiro di sollievo interrogandoti sul come sia possibile che un fumetto riesca a lasciarti addosso un simile senso di inquietudine.

Uno in diviso un incubo fin troppo realeLa citazione: Dentro di noi, per fortuna, c’era un grande spazio. Dentro, noi, eravamo due: le mie fobie, il suo batticuore, qualsiasi impulso che irrompesse in uno dei nostri corpi, qualsiasi emozione che partisse dai nostri cervelli separati, dalle nostre diverse necessità, iniziava a scendere verso il pianoterra dei corpi, smontava fino a dove il nostro fisico diventava uno indiviso.

Uno in diviso
Adriano Barone, Fabrizio Dori
Tunué
160 pp
14,90 euro

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Federico Vergari. 3 giugno 1981. Giornalista pubblicista. Un saggio sul rapporto tra politica e fumetto pubblicato nel 2008 con Tunué. Scrive un po’ di tutto sul suo blog ilcanedaguardia.blogspot.com. Per lenius.it si occupa esclusivamente della nona arte. II fumetto.

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