The Lobster, satira surreale e humor nero di Yorgos Lanthimos

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the lobster il film

Ci sono almeno tre motivi per vedere The Lobster. Il primo è Colin Farrell grassoccio, che è molto meglio di Johnny Depp: sarà che Colin con la panza e la facciona sembra più vero, ed è pure caruccio.

Il secondo motivo è che in questo film assurdo si riesce a ridere di (e nonostante le) tante storture sociali, il terzo che gli animali non sono mai troppi (questa la capirete dopo aver visto il film).

La pellicola è scritta e diretta dal regista greco Yorgos Lanthimos ed è stata premiata a Cannes con il premio della giuria. Un cast internazionale di tutto rispetto aiuta una storia grottesca che intreccia le vicende di Colin Farrell, Rachel Weisz e Léa Seydoux.

In un mondo distopico, curiosi e “colpevoli” single soggiornano in una struttura dove un gruppo organizzato, simile a un organismo paramilitare con l’allure della società segreta, guida i solitari in un programma di 45 giorni. Nel mese e mezzo l’ospite deve trovare un partner che gli somiglia in qualcosa per poi sposarlo. Se alla fine del programma la persona rimane single, dovrà trasformarsi nell’animale che preferisce, scelto nel colloquio iniziale. Colin Farrell sceglie l’aragosta.

Tra l’imbarazzo, la paura e un ghigno che preannuncia l’avanzare di una buona dose di surrealismo, il protagonista si appresta a conseguire il suo percorso in compagnia di suo fratello, che sta al guinzaglio in quanto diventato cane. I giorni passano e Colin Farrell si ritroverà paradossalmente in un altro gruppo altrettanto estremista, in cui per vivere devi rimanere single.

The Lobster è stralunato come il suo regista ed è un mix di nevrosi, psicodrammi di gruppo e critica sociale. La coppia è dipinta come funzionale alla sopravvivenza delle persone che la costituiscono: cosicché una donna, che si troverà ad uscire di casa col proprio partner non incorrerà in stupro, e l’uomo che a tavola potrà avere un principio di soffocamento, grazie alla donna riuscirà a non morire poiché la suddetta donna lo aiuterà nell’espellere ciò che gli impediva di respirare. E se i coniugi dovessero avere dei problemi durante il matrimonio, allora verrà mandato loro un figlio già cresciuto, perché si sa, “i figli sono il collante”.

Le affinità di coppia non esistono, sono ridotte a elementi che si incrociano come le intersezioni negli insiemi alle elementari. Le piccole somiglianze dei personaggi sono riconducibili a qualcosa di estremamente profondo e fiabesco; i personaggi sono simboli, in un intreccio di miopia e nasi che perdono sangue, elementi semplici di affinità di coppia che in effetti lasciano un po’ a desiderare.

Nel corso del film ci si abitua a ridere di una pratica esasperata che riguarda la nostra società: cercare la superficie delle cose in comune così da non scavare in profondità e non farsi troppo male. Ma è una profondità nel film ridotta ad un mondo di cose insolite che evolvono nel grottesco.

Gli animali sono un’altra dimensione ambigua del film, una sorta di reincarnazione di livello inferiore: l’animale è però un essere privo di condizionamenti sociali ed è il segno della fine di una vita da umano che è un “ricomincio dal via”.

La vera svolta (se così si può osare definirla) del film è nella seconda parte in cui il protagonista scappa e finisce in una sorta di tribù per solitari. Lì incontra l’amore. Viene da chiedersi se il regista greco ci voglia dire che l’amore si trova quando e dove non lo si cerca, oppure se descriva una relazione che nasce in un contesto dove ognuno “balla da solo”: forse non c’è una reale differenza e l’amore secondo Lanthimos è ribellione al mondo nel ritrovare se stessi.

Qualcuno ha definito The Lobster un ottimo inizio di serie tv: che faccia inorridire, sbigottire, arrendere, certo è che questa pellicola non vi lascerà indifferenti.

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Animo mal mescolato tra toni scuri e una buona dose di arancione. Leone ascendente scorpione: selettiva e piena d’amore. Mi piace la gente quanto il cinema, per questo a volte li preferisco a targhe alternate. Non so che significa ma ho sempre amato il dispotismo illuminato.

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