Nadia Mondello: come lo sport aiuta le persone in difficoltà

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Le Nius va a scuola: abbiamo incontrato le terze medie dell’Istituto Vittoria Colonna di Milano e gli abbiamo raccontato cos’è Le Nius, come si scrive per il web e abbiamo provato a rispondere alle domande dei ragazzi. Poi abbiamo invitato chi lo desiderava a scrivere un post. Questo articolo è di Beatrice Sampietro, Luisa Riva, Pietro Salsi e Vittorio Galletti.

Lo sport viene trascurato sempre di più durante la nostra età, ossia nella fascia adolescenziale.

Questo argomento ha attirato la nostra attenzione perché quando Manuel Bortuzzo, volto noto nel mondo del nuoto agonistico, le cui gambe sono rimaste paralizzate a seguito di un colpo di arma da fuoco, è tornato ad allenarsi continuando per la propria strada, reagendo al dramma che lo ha colpito. Il nuoto quindi lo sta aiutando ad avere la meglio sul trauma subito. Crediamo che tutti i ragazzi vorrebbero come noi vedere il loro sogno realizzato nonostante le loro difficoltà fisiche o psichiche.

D’altronde, come dice Nelson Mandela, lo sport è per tutti. L’attività è un’occasione per darsi un obiettivo, divertirsi, e allo stesso tempo rispettare le regole.

Abbiamo deciso di intervistare Nadia Mondello, allenatrice nazionale di Atletica Leggera, proprio per capire come lo sport aiuta le persone in difficoltà: ragazzi e bambini, non vedenti o autistici. Lei, infatti, oltre ad allenare la squadra agonistica di adolescenti, è anche impegnata nell’insegnamento dell’atletica ai ragazzi con gravi difficoltà fisiche e psichiche.

Ciao Nadia. Puoi farci degli esempi di ragazzi con problemi che hai aiutato durante la tua attività da allenatrice?

Sì, certo! Io aiuto alcuni ragazzi autistici, altri con sindrome di Down e persone con ritardi psicomotori, ma maggiormente ragazzi autistici e con sindrome di Down. L’anno scorso ho avuto anche l’occasione di allenare i ragazzi non vedenti.

Come si svolge una lezione?

Il mio vero obiettivo è riuscire a integrarli con tutti gli altri ragazzi dei corsi. Inserire in un gruppo i ragazzi con sindrome di Down è solitamente più semplice che coinvolgere ragazzi autistici, ma esistono due tipi di autismo: quelli con alto funzionamento, e quelli con basso funzionamento; i primi riesci a inserirli nel gruppo, invece gli ultimi no perché non comunicano, quindi li alleniamo singolarmente. Le persone con sindrome di Down riescono ad esercitarsi, mentre le persone autistiche tendono invece ad isolarsi e quindi è più difficile.

Cosa ti ha portato ad aiutare le persone in difficoltà anche nello sport?

Un mio amico argentino mi ha insegnato questa espressione: “Buena Onda”. Tutti noi abbiamo una lunghezza d’onda, chi più alta chi più bassa, e ho deciso di aiutare le persone in difficoltà anche nello sport, perché voglio arrivare alla loro lunghezza d’onda, e riuscire a comunicare con tutti in base al problema che hanno. C’è sempre un canale di comunicazione!

sport aiuta persone

Come fai ad integrare questi ragazzi in un gruppo?

Lo faccio sensibilizzando il compagno: spiegando loro chi è il ragazzo autistico e come possono aiutarlo. Devi conoscere ogni persona autistica per sapere come interferire su di lei in modo leggero. Inoltre insegno ad un bambino che può essere d’aiuto ad un altro ragazzo soprattutto avendo questo tipo di difficoltà”.

Secondo te, come lo sport aiuta le persone in difficoltà?

Prima di tutto vedono che raggiungono degli obiettivi. Dà loro degli scopi che possono essere tutti raggiunti! Poi aiuta anche perché dà integrazione. Spesso i ragazzi con queste difficoltà non hanno amici… In verità secondo me è un doppio vantaggio sia per i ragazzi normodotati che per gli altri: ciò significa che nella vita c’è sempre qualcuno disposto ad aiutarti nonostante i tuoi problemi.

Inoltre il vero compito dello sport è quello di inviare un messaggio specifico: non bisogna essere i migliori ma l’importante è che l’attività sportiva dia delle lezioni di vita.

Qual è la soddisfazione più grande del tuo lavoro?

La soddisfazione più grande del mio lavoro è quando un bambino normodotato trova che un bambino disabile non sia “strano”: vivere la disabilità come normalità. Questo aspetto dello sport l’ho visto soprattutto al camp che noi organizziamo ogni anno al lago, in particolare su Matteo (nome di fantasia), un ragazzo autistico che si è perfettamente integrato nel gruppo, ed è bellissimo perché noi conviviamo insieme il tempo di tutta questa vacanza!

Secondo te perché i ragazzi pur avendo difficoltà si appassionano allo sport?

Innanzitutto devi mandare un altro messaggio oltre a quello di prima: l’insegnamento è che bisogna sempre migliorare se stessi e non vincere. Inoltre si deve partire da un livello base e da quello alzare l’asticella sempre di più, in modo tale da non scoraggiare un bambino. Ultimo aspetto, anch’esso fondamentale per il regolamento dello sport, è che non deve diventare troppo stressante, altrimenti si rischia che il ragazzo smetta di praticare attività sportiva troppo presto, senza neanche appassionarsi.

A che età iniziano i ragazzi ad allenarsi?

Loro iniziano questo percorso a tutte le età (dai quattro anni ai venti) e, ribadisco, lo sport non deve essere troppo oppressivo, altrimenti c’è il rischio che il bambino si annoi troppo presto. Il trucco sta nel fare la proposta al momento giusto.

Nadia, ultima domanda: i ragazzi sono sempre entusiasti di intraprendere questo percorso, sei tu che li convinci o i genitori?

In realtà tutte e tre le cose. Alcune volte parte da loro lo stimolo. Anche se fossero incoraggiati dal genitore, se si è bravo come allenatore si riesce ad appassionare chiunque!

Grazie Nadia per il tuo messaggio e per il tempo che dedichi a tutti i ragazzi!

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Il progetto "Le Nius a Scuola" porta i redattori di Le Nius a scuola a raccontare come funziona la comunicazione digitale, spiegare alcune competenze e accompagnare gli alunni nella elaborazione di un prodotto digitale. Molti alunni ci hanno inviato i loro articoli che abbiamo letto, editato e pubblicato. Crediamo ne valga la pena.

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