Le tre cose che amo e odio di più del tango

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Le-tre-cose-che-amo-e-odio-di-più-del-tangoLe tre cose che amo e odio di più del tango

Inizio con l’elenco delle cose che mi piacciono di più. Ce ne sarebbero delle altre, spaziando dall’accessorio indispensabile e fondamentale per una tanguera, ovvero le sue scarpette da ballo, per esempio, alla musica meravigliosa e varia che accompagna i volteggi di questo ballo, ma preferisco concentrarmi su queste tre indispensabili, e per nulla semplici, “regole” del buon tango.

1. L’inizio. Quando un uomo ti invita a ballare e tu accetti, soprattutto se non hai mai ballato con lui, c’è quel momento, che dura qualche secondo, in cui devi sforzarti di trovare la sintonia col partner, ancora prima di muovere un passo. Molto spesso, quel cercarsi per trovare il proprio spazio nell’abbraccio è sintomatico di come sarà poi il ballo. Le variabili in gioco sono tante, sia dal punto di vista fisico, ad esempio la corporeità, la presenza, la postura, che dal punto di vista dell’atteggiamento, che può essere sicuro, insicuro, arrogante, accogliente e via dicendo. Tutte queste variabili si devono combinare perfettamente fra di loro in ciascuno dei due ballerini personalmente, e poi, insieme. Questa fase molto bella e anche delicata, che dura solo alcuni attimi, è quindi importante, bisogna imparare ad ascoltare e ascoltarsi, capire l’altro e anche adeguarsi, se necessario, a chi abbiamo di fronte.

2. L’ascolto. Come anticipavo, un’altra caratteristica che sta alla base del tango, è la capacità di ascoltare. Molte volte, erroneamente, si è portati a credere (mi domando come mai), che debba essere una caratteristica prevalentemente delle ballerine, e quindi femminile, in quanto nel tango l’uomo guida e la donna segue. Ma, per la mia esperienza fino ad ora, non c’è nulla di più sbagliato che pensare che sia una prerogativa femminile. Spesso mi è capitato di ballare con uomini che invece di rispettare il mio spazio, i miei movimenti, i miei tempi, mi costringevano forzatamente a chiudere un passo e seguire in modo forsennato e per nulla elegante i suoi deliri di macho-che-sa-cosa-deve-fare-e-che-dice-alla-donna-come-e-quando-deve-farlo. Al contrario il tango è o dovrebbe essere un dialogo con domanda e risposta e con ascolto reciproco. Quindi, per rimanere in metafora dialettica, ho parlato con un sacco di persone che erano ben orgogliose del loro monologo, che è pur sempre un’arte per carità, ma forse qualcuno dovrebbe dire loro che hanno sbagliato ballo.

3. Il seguire. Strettamente correlato, ai precedenti (e questa volta sì qualcosa che riguarda tipicamente le tanguere) ovvero la capacità di seguire, seppur in maniera attiva, il proprio partner di ballo. Ecco, questa caratteristica del tango nelle più femministe genera qualche disappunto: considerata in qualche modo assodata l’emancipazione femminile, non concepiscono perché debba essere sempre la donna ad adeguarsi, seguire, e sostanzialmente, dipendere dall’uomo. Io non mi ritengo una femminista incallita e, anche se chiaramente condivido la parità di diritti uomo-donna, ammetto che non mi genera alcun problema adottare questo atteggiamento nel ballo. Anzi. Per me è una gioia infinita, almeno nel ballo, potermi affidare all’abbraccio più o meno sapiente di un uomo che mi sappia portare, al quale posso abbandonarmi, senza farmi un mucchio di pippe mentali sul fatto se debba o meno lasciarmi andare, se gli sto dando troppa corda, se sto esagerando nell’assecondarlo. È davvero bello così, care femministe, e anche molto più facile per noi, che per una volta l’uomo guidi (e dovrebbe farlo bene) e la donna segua senza doversi preoccupare di altro. Fantastico.

Naturalmente, ci sono anche alcuni aspetti che non mi piacciono particolarmente. E quindi, anche in questo caso, ho selezionato tre cose che mi lasciano perplessa. Ci tengo a specificare che l’ordine non è casuale.

1. “Uomini altolà al sudore!” Non è per richiamare il ben noto claim pubblicitario, quanto piuttosto una triste realtà. Potrei anche dire “uomini, lavatevi!”. Riconosco che inevitabilmente parlo dal punto di vista femminile, magari loro sostengono lo stesso delle ballerine… ad ogni modo, uomini tangueri, esiste quella cosa chiamata sapone, unitamente a quell’altra cosa chiamata deodorante, che si dia il caso favorisca la pulizia e l’emanazione di un profumo piacevole per alcune ore successivamente il suo utilizzo, e che indirettamente vi consente quindi di avere un maggior successo con le donne (questo vale sia in milonga che fuori). Perché, immagino, che anche voi vi rendiate conto che le vostre probabilità di ballare e non essere rifiutati aumentino in maniera proporzionale al vostro profumo, prima ancora che alle effettive capacità e prodezze di ballerino. Della serie, anche se sei il dio del tango, ma non ti lavi o puzzi di cane bagnato, le tanguere tenderanno ad evitarti come la peste, per cui ai tuoi inviti insistenti risponderanno sempre con “mi fanno male i piedi” o con un abusato “ho mal di testa”, per poi, un secondo dopo, accettare l’invito di un ballerino più profumato.

2. Il tango è una droga. Quando ho iniziato a ballare, l’anno scorso, mi avevano messo in guardia relativamente a questo, ma in principio non mi ero resa conto di quanto effettivamente fosse così. Il tango, come una droga appunto, crea dipendenza. Così, progressivamente, man mano che andavo a ballare nelle milonghe, incontravo e conoscevo diverse persone, sia uomini che donne, che alla fine della serata, salutandomi, mi dicevano “domani sera ci sei alla milonga di zio Pino?” (nome rigorosamente di fantasia), e alla mia risposta negativa, seguiva un “che peccato, ma non ti preoccupare, puoi allora venire a quella di mercoledì” e, al mio ulteriore segno negativo con la testa, mi veniva fatto notare che “non sai cosa ti perdi, ma in ogni caso c’è poi quella di giovedì sera, o quella di venerdì, per non parlare di quelle di sabato e domenica, non puoi mancare!”. Io mi chiedo, ma al di fuori del tango, avranno anche una vita loro??? Ecco, a voi sembrerà una caricatura, ma vi garantisco che la maggior parte dei tangueri ha bisogno del tango, come un tossico avrebbe bisogno di una dose.

3. L’armata dei nottambuli. No, non mi riferisco all’ultimo libro del collettivo Wu Ming, quanto piuttosto al popolo tanguero. Difficilmente si va in milonga a ballare prima delle 23, e altrettanto raramente si viene via prima delle 2/2.30 di notte. Ebbene sì, il popolo tanguero è decisamente nottambulo, ma se questi orari non mi stupirebbero nelle serate organizzate nei weekend, mi lasciano invece sorpresa per tutti gli altri giorni della settimana. È come se fosse sempre venerdì o sabato nelle milonghe. Io, di solito, vado a ballare il lunedì sera, o meglio notte, e torno a casa parecchio tardi, verso le 3. Ovviamente tutto ciò compromette tutta la settimana. Solo da qualche mese a questa parte non mi pesa particolarmente, per il semplice fatto che sono disoccupata e quindi non devo essere alle 9 del mattino seduta a una scrivania vigile e presente a me stessa e agli altri, cercando di evitare di sembrare uno zombie. A questo punto però la domanda sorge spontanea… ma quelli che vanno a ballare tutti i giorni, o un giorno sì e il giorno dopo anche, come fanno? Ma soprattutto, che lavoro fanno? Cari tangueri in ascolto, se appartenete a quelli che vanno a ballare spesso fino a tardi e riescono, allo stesso tempo, a essere produttivi e ad avere ancora un lavoro, vi chiedo di cuore quale sia il vostro segreto o la vostra droga…basta che non mi rispondiate il tango.

Immagine / Jean-Paul Nomen

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Il mio tratto distintivo è la capigliatura leonina. Leonessa anche per segno zodiacale, ho passato i primi anni della sua vita a lottare contro i ricci ribelli, invano; ora non potrei vivere senza! PhD in management sulla relazione fra le donne e la microfinanza. Mi diletto a scrivere e a bailar el tango, il mio dna è neroazzurro.

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