Isola delle Rose: il sogno ambizioso di un uomo fra mito e realtà

di
Isola delle Rose
@seidiriminise.it

Gli anni Sessanta non sono stati solo gli anni della musica beat, della moda psichedelica e della liberazione sessuale, ma anche, e forse ancora più marcatamente, gli anni dell’utopia.

Pace, amore, libertà erano le parole che si sentivano utilizzare più spesso da quei giovani che, per la prima volta nella Storia, iniziavano ad avere voce in capitolo e a contare veramente qualcosa nella società. Fu in questo clima di grandi e arditi progetti che nacque una coraggiosa realtà, oggi quasi del tutto dimenticata: l’Isola delle Rose.

Isola delle Rose: un’isola per vivere liberi

Isola delle Rose Giorgio Rosa
@rivistastudio.com | Giorgio Rosa con una foto della sua creazione

Il sogno dell’Ingegner Giorgio Rosa, bolognese, poco più che quarantenne al momento della sua realizzazione, era quello di poter creare, in una società che continuava a opprimere la creatività e la libertà delle persone, un angolo felice, indipendente, staccato dal resto del mondo. Qualcosa di simile a un rifugio, ma con piena dignità e un ordinamento autosufficiente, alieno da influenze esterne.

Questo sogno si concretizzò nella costruzione dell’Isola delle Rose, che fu inaugurata nell’Aprile del 1967 e, circa un anno dopo, dichiarò la propria indipendenza.
La struttura, a vederla emergere dalle acque dell’Adriatico, non era di per sé particolarmente affascinante: somigliava piuttosto a una piattaforma petrolifera. Tutta la suggestione che la circondava nasceva dagli ideali che avevano ispirato la sua costruzione, e che, nella mente di chi la guardava, riuscivano a renderla bella proprio come un delicato mazzo di rose.

Si trattava, in realtà, di una sorta di piattaforma marina della superficie di 400 metri quadrati, costruita più o meno davanti alla città di Rimini, ma ben al di fuori delle acque territoriali italiane. Vi erano stati allestiti alcuni alloggi (principalmente destinati ai custodi), un punto ristoro e un paio di spazi commerciali.

Una realtà minuscola, che forse non avrebbe neppure sfiorato i pensieri delle autorità italiane se non si fosse apertamente dichiarata quale Stato Sovrano.

L’Isola e la sua sovranità

Isola delle Rose
@Wikipedia

Il 24 Giugno 1968, Giorgio Rosa convocò una conferenza stampa per annunciare l’indipendenza del Libera Teritorio de la Insulo de la Rozoj (nome poi cambiato in Esperanta Respubliko de la Insulo de la Rozoj).

Il nome dell’isola derivava, ovviamente, dal cognome del suo progettista, ma anche dal suo desiderio di

veder fiorire le rose sul mare

frase sempre riferita allo stato di libertà e indipendenza al quale aspirava. La denominazione era in esperanto, idioma scelto quale lingua ufficiale del nuovo Stato. L’esperanto, lingua artificiale creata nella seconda metà dell’Ottocento dalla fusione di parole provenienti da diversi idiomi, aveva lo scopo di superare le diversità linguistiche favorendo la comprensione fra i popoli; tuttavia, proprio a causa della sua mancanza di radici e tradizioni e per il suo non appartenere alla storia e alla cultura di un popolo in particolare, fino a oggi non ha attecchito più di tanto. Questa, però, è un’altra storia.

Isola delle Rose francobolli
@Wikipedia | Un’emissione di francobolli con lo stemma dell’Isola

L’Isola, sebbene minuscola, aveva un suo Governo, con ben cinque Dipartimenti, un suo stemma, ovviamente rappresentante tre rose rosse, e un’unità monetaria, il Mill. Tuttavia, il microstato non batté mai moneta: il Mill era usato solo per attribuire il valore ai francobolli. Vi furono, infatti, cinque emissioni filateliche, l’ultima delle quali, curiosamente, fu stampata successivamente all’inizio del processo di distruzione della piattaforma.

Malgrado tutto questo, però, nessuno Stato al mondo riconobbe mai formalmente l’Isola delle Rose quale nazione indipendente.

L’Isola: utopia o furbo stratagemma?

Isola delle Rose
@bologna.repubblica.it

In un primo momento, le autorità italiane tennero l’Isola sotto osservazione, ma considerandola probabilmente poco più di una bizzarria, una burletta: tutto quell’impianto formale per una minuscola piattaforma, in effetti, appariva più che altro curioso.

Durante l’estate del 1967, però, e ancor più nella primavera successiva, un traffico sempre crescente di turisti e curiosi interessò il nuovo Stato. Con l’aumento esponenziale delle presenze, sia pure occasionali, sulla piattaforma, anche la preoccupazione delle autorità italiane iniziò a crescere.

Il Governo italiano non credeva alle utopie e al desiderio di libertà dichiarato da Giorgio Rosa, ritenendo piuttosto che tutti quei discorsi da “figli dei fiori” fossero, in realtà, una furba copertura per esercitare indisturbati attività di commercio senza essere tenuti a pagare alcun tipo di tassa. Teoria, ovviamente, sempre respinta con sdegno da Rosa, che ha difeso fino all’ultimo i suoi ideali e la legittimità datagli dalla collocazione della sua isola fuori dalle acque territoriali.

Forse, però, la goccia che fece traboccare il vaso fu la voce, non confermata, che l’Isola si fosse dotata di una propria stazione radio e la stesse usando per perorare la propria causa.

Invasione e distruzione dell’Isola

Isola delle Rose
@paesifantasma.it | Il quotidiano Il Messaggero riporta la notizia dell’invasione dell’Isola

Il 25 Giugno 1968 Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza circondarono l’Isola e la invasero pacificamente. Iniziò da lì una diatriba fra l’Ingegner Rosa e lo Stato Italiano, fatto di ricorsi accolti e respinti, interrogazioni parlamentari e udienze davanti al Pretore.

Il caso era tutt’altro che facile e lineare, poiché, se da una parte l’Isola si trovava inequivocabilmente fuori dalle acque territoriali, pare che la zona fosse stata data in concessione all’ENI. Il tutto andò avanti fino al 22 Gennaio dell’anno successivo, quando furono posizionate le cariche di esplosivo per far saltare in aria la piattaforma.

isola delle Rose
@www.abitare.it | L’Isola non completamente distrutta dalle cariche esplosive

Ma l’Isola delle Rose, sebbene artificiale come la sua lingua, l’esperanto, sembrava avere radici molto più profonde: due esplosioni, provocate rispettivamente l’11 e il 13 Febbraio, riuscirono a danneggiarla gravemente ma non a distruggerla del tutto. Ciò che non poté fare l’uomo fece la natura: il 26 Febbraio successivo, una burrasca annientò quello che restava della splendida utopia di Giorgio Rosa.

Unanime fu il cordoglio degli operatori turistici della Riviera, che, lungi dal sentirsi liberati da una minaccia, deplorarono la distruzione di una “solida, utile ed indovinata opera turistica” che avrebbe certamente portato vantaggi a tutti.

Con il passare degli anni la memoria dell’Isola si è affievolita: non, però, nella mente e nel cuore del suo creatore, che ha continuato fino alla fine a diffondere il suo ricordo e a rilasciare interviste per raccontare la sua storia. È di poche settimane fa la notizia della sua morte, a quasi 92 anni.

Ma le idee, lo sappiamo, non muoiono: e chissà che un giorno non lontano qualcuno non pensi a raccogliere la sua eredità e a ricreare una nuova Isola delle Rose.

Visitare l’Isola con la fantasia

Dell’Isola delle Rose, dal punto di vista materiale, non è rimasto niente, a parte, forse, qualche palo ricoperto dal mare e incrostato di alghe.

Se, però, volete visitarla lo stesso, un sistema c’è: armatevi di letture e fantasia. Sulla storia dell’Isola, dal sapore così simile a quello di una leggenda, si possono trovare varie pubblicazioni e perfino un documentario.

Io, però, voglio consigliarvi principalmente un bellissimo romanzo di Walter Veltroni, uscito nel 2012 e intitolato, appunto, “L’isola e le rose”. I personaggi che popolano il racconto sono di fantasia, ma la vicenda dell’isola è descritta in modo veritiero, e, cosa ancora più importante, l’atmosfera che si respira nella lettura è esattamente quella dell’epoca, con i sogni, le speranze, le difficoltà, le vittorie e le delusioni che certamente anche i veri protagonisti della storia hanno dovuto affrontare. Come politico, Walter Veltroni può piacervi o non piacervi, ma la sua scrittura semplice e coinvolgente va al di là dei partiti e delle correnti politiche.

Una vera curiosità è l’albo di Martin Mystere del Luglio/Agosto 2010, versione riveduta e corretta di quello del 1998, in cui viene rievocata, a fumetti e con opportune licenze finalizzate all’inserimento del protagonista, la storia dell’Isola delle Rose.

Ma queste sono solo due delle pubblicazioni che si possono trovare e che raccontano questa vicenda incredibilmente vera. L’Isola delle Rose, oggi, non è nota a molti: ma ogni volta che la sua storia arriva alle orecchie di qualcuno, le ci vogliono pochi secondi ad affascinarlo, stimolando la sua fantasia e avvolgendolo in un incanto che difficilmente lo lascerà libero.

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Fiorentina per nascita, pratese per residenza, cittadina del mondo per vocazione. Ama viaggiare, studiare le lingue, scrivere racconti, cantare, ballare, la musica, il teatro, i musei, l’arte. Scrive per ogaeitaly.net e recensisce libri per sololibri.net. Il suo peggior difetto è essere curiosa della vita. O è un pregio?

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