Intervista alla Rete dei Redattori Precari: chi sono, per cosa lottano6 min read

16 Gennaio 2014 Politica Società -

Intervista alla Rete dei Redattori Precari: chi sono, per cosa lottano6 min read

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Rete-redattori-precari

Abbiamo letto sui quotidiani delle loro lotte, abbiamo sentito parlare dei precari dell’editoria in televisione e sul web. Ma chi sono? E per cosa si battono? Così noi di Le Nius abbiamo contattato uno degli appartenenti alla rete, Laura Solcia, per fare un’intervista, che Laura ci ha gentilmente concesso.

Com’è nata la Rete dei Redattori Precari?

Ufficialmente la Rete (www.rerepre.org) è stata costituita nel marzo del 2008. L’idea, tuttavia, frullava nelle menti di alcuni ex allievi di un corso post laurea in editoria organizzato dall’Afgp (Associazione Formazione Giovanni Piamarta) di Milano già da alcuni mesi. Nel gennaio 2008 avevano infatti lanciato un appello ai colleghi, nella speranza di dar vita a un “contenitore” che non fosse soltanto un veicolo di aggregazione e condivisione ma che diventasse anche una fucina di idee, iniziative, scambi e confronti; un’associazione che stilasse e condividesse una piattaforma di rivendicazioni, politiche e non, con l’obiettivo di porre un freno alla precarietà dilagante, alla denigrazione di una professionalità e alla negoziazione individuale di contratti a cottimo, che imprigionano alle scrivanie e consentono a stento di sbarcare il lunario.
Ecco com’è nata la Rete: dal basso, dai precari stessi che si sono uniti e autorganizzati. È nata in risposta al silenzio che ci avvolgeva e continua ad avvolgerci. È nata perché abbiamo deciso di unire le nostre voci per far sentire il nostro «basta!».

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Quanti siete e quali sono le vostre attività principali?

Il nucleo più stretto della Rete, quello attivo che si ritrova più o meno bisettimanalmente per confrontarsi su ciò che sta accadendo ed è impegnato in prima persona, oltre che in prima linea, è composto da una ventina di persone dislocate tra Milano, Bologna e Roma (i tre nodi della rete). Poi ci sono gli iscritti alla mailing list, un centinaio di colleghi che, aggiornati costantemente, seguono a distanza le nostre attività e possono intervenire o suggerire spunti di riflessioni in qualsiasi momento.

Ciò che insieme vogliamo rivendicare sono condizioni di vita e di lavoro più dignitose, retribuzioni commisurate alle nostre mansioni e maggiori garanzie contrattuali. Un welfare, insomma. Per questo in passato abbiamo partecipato a dibattiti e seminari sul lavoro della conoscenza, scritto articoli, volantinato nelle librerie, organizzato flashmob, cospirato con San Precario (www.precaria.org).

Abbiamo provato a elaborare un «tariffario del redattore» per la regolamentazione dei compensi, abbiamo continuato a batterci contro l’uso dei finti collaboratori a progetto e delle finte partite iva, arrivando anche ad avanzare proposte sindacali affinché le forme di contratto atipiche non venissero imposte come diktat dall’azienda ma negoziate tra le parti contraenti, e costassero di più dei contratti subordinati e non molto meno come accade oggi.

Sempre nell’ottica di indagare e denunciare il lavoro precario, frammentato e ancora poco conosciuto nel settore dell’editoria, e dare visibilità ai lavoratori precari ancora poco rappresentati che ruotano attorno a questo mondo, abbiamo collaborato con Ires Emilia Romagna (Istituto di ricerche economiche e sociali) e Strade (Sindacato traduttori editoriali, www.traduttoristrade.it) al progetto di ricerca sul precariato nell’editoria per conto della Slc-Cgil nazionale, di Bologna e Milano.

E, com’era prevedibile, l’inchiesta (Editoriainvisibile, editoriainvisibile.netsons.org) ha ricostruito uno spaccato del mondo del lavoro complesso, dove tematiche come precarietà, bisogno di riconoscimento, disagio, frustrazione e necessità di sentirsi rappresentati emergono in maniera evidente. La nostra lotta, comunque, è la lotta di tutti coloro che ambiscono a una maggiore giustizia sociale, e per questo ci inseriamo nell’alveo del più vasto movimento dei precari organizzati.

rete redattori precari

Ho visto che avete fatto un calendario. Da chi è nata l’idea?

All’inizio era una delle tante proposte saltate fuori durante i nostri mille e a volte un po’ caotici brainstorming davanti a una birra media (un po’ come quella delle Olimpiadi precarie: corsa con le bozze, correggere con un occhio bendato e una mano legata… geniale! Anche se difficilmente realizzabile, purtroppo…). Poi però ci siamo resi conto che si stava avvicinando la fine dell’anno, che uno di noi conosceva un fotografo che forse poteva aiutarci… E a quel punto passare da fissati del congiuntivo e sterminatori di refusi a modelli in mutande appesi a un filo è stato un attimo.

Ovviamente, anche per questo nuovo orizzonte che ci si è aperto, un ringraziamento speciale deve essere rivolto alle politiche aziendali dei grandi gruppi editoriali per cui lavoriamo: senza la loro totale mancanza di uno sguardo intelligente rivolto al futuro, mai saremmo diventati fotomodelli. Dopo anni di studio, professionalità e passione, di angoscia alla scadenza dei contratti, ci hanno insegnato che una gravidanza può diventare un «problema» e che se ci lasciano a casa senza disoccupazione né ammortizzatori sociali dobbiamo essergli grati se ci danno tre mesi di buona uscita. Così, per tutto questo e forse alche per altro, questa volta invece che mandare i libri in stampa abbiamo deciso di prenderci la copertina.

Progetti per il futuro?

In questo ultimo anno il quadro sociale, politico e culturale si è profondamente trasformato (e nei prossimi mesi è destinato a evolvere ulteriormente). E, come molti, anche il settore dell’editoria ne sta inevitabilmente pagando le conseguenze: riduzione del personale (ovvero sospensione di molti dei contratti dei collaboratori a progetto esenti da ogni tipo di rappresentanza e tutela), esternalizzazione selvaggia dei collaboratori (con conseguente aumento di richieste di false partite iva) e dei lavori redazionali (con inevitabile guerra tra poveri che senza un tariffario minimo di riferimento si ritrovano a farsi la guerra al centesimo).

rete redattori precariIn questa fase di ridefinizione, se così vogliamo chiamarla, anche Rerepre sta individuando in che modo ricollocarsi nel nuovo scenario. Al momento uno dei nostri orgogli è il Suc (Spazio ufficio condiviso), il primo coworking solidale di Milano.

Perché, come si legge nella locandina, l’idea di lavorare insieme, e non nella solitudine delle nostre quattro mura, a noi della Rete dei Redattori Precari era sempre piaciuta; ma dover pagare per lavorare e socializzare no. Così abbiamo pensato di fare a modo nostro mettendo a disposizione lo spazio di Piano Terra, la connessione wi-fi, l’angolo riviste, il bar-caffetteria e lo sportello informativo San precario. Per condividere le ore di lavoro, scambiare saperi, materiali, idee e solidarietà, senza dover tirare fuori un euro.

Quali consigli date ad aspiranti redattori che si affacciano ora sul mondo dell’editoria?

In primo luogo, di valutare con attenzione la situazione attuale del mondo dell’editoria. Purtroppo è un settore molto più respingente di quanto si possa immaginare. In secondo luogo, di informarsi comunque molto bene sui propri diritti prima di firmare qualsiasi proposta: la partita iva non è una forma di collaborazione così sicura come come vogliono farci credere.

Infine, di uniformarsi alle tariffe, benché non ufficiali, sia per traduttori sia per redattori. Non si può essere disposti a tutto pur di lavorare in questo ambiente. Non alla lotta tra poveri. Bisogna pretender di più non solo dalla politica, dalle aziende e dalle società, ma anche da noi stessi.

Per sostenere la Rete dei Redattori Precari c’è la possibilità di acquistare il loro bellissimo calendario: contattateli sul sito o andate a fargli visita allo spazio di Coworking.

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Le materie che lo hanno sempre affascinato di più sono la filosofia e la semiotica. Prova a prendersi cura della comunità di Le Nius, in pratica delle relazioni con le persone. Formatore nelle scuole. Per lavoro si occupa di strategie digitali. davide@lenius.it
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