Il sale della terra, la recensione3 min read

11 Novembre 2014 Cultura -

Il sale della terra, la recensione3 min read

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Il sale della terra

Il regista Wim Wenders incontra la potenza fotografica di Sebastião Salgado: nasce il meraviglioso documentario Il sale della terra, che ripercorre l’iter artistico e umano del fotografo brasiliano. Alla coregia il figlio del fotografo, Juliano Ribeiro Salgado.

Una vera e propria opera d’arte sulle bellezze della terra e sull’incuria umana, che ogni giorno mina la sua sopravvivenza. Alla storia personale di Salgado si alternano riflessioni poetiche sull’arte della fotografia. Memore della lezione di The Tree of Life di Terrence Malick, il documentario è un viaggio lirico nella natura perfetta e nell’io umano in divenire, è un ritorno continuo alle proprie esperienze, un andare verso la cosmica opera del creato.

Wenders esplora la poetica di Salgado attraverso i suoi reportage sulla bellezza del creato e sulla miseria delle creature che lo abitano. Vagabondo, viaggiatore, osservatore insaziabile delle cose del mondo, Salgado ha fermato con la sua fotografia ventisei paesi: un bianco e nero semplice e al contempo icastico, straordinariamente espressivo. Niente orpelli e fronzoli, solo il sommo incanto della natura. Ha raccontato l’avidità dei ricercatori d’oro del Brasile, denunciato i genocidi africani, esplorato i pozzi di petrolio incendiati in Medio Oriente, descritto le miserie del mondo industrializzato. Amore e rabbia sono i moti dell’animo suscitati dalle foto dei cadaveri in Rwanda. Un monito che permane nel tempo. Una denuncia. Un j’accuse degno di émile Zola. [quote align=”center” color=”#999999″]“Fotografare per me ha subito significato viaggiare, cercare luoghi e trovare. L’occhio del fotografo coglie la realtà, e chi ne riceve l’immagine può scoprirla, vederla per la prima volta. Il fotografo è il primo a meravigliarsi (…) Ho fotografato un animale che non fosse l’uomo, e credo di avere colto qualche aspetto della natura che prima non conoscevo. Intendo della nostra relazione con il tutto”.[/quote]

Il figlio di Salgado ha raccontato la vita del padre attraverso foto, note, appunti, ricordi affettivi di incontri con un padre sempre in viaggio verso la più completa e perfetta simbiosi panica col creato.

Nel riprodurre gli scatti di Salgado, Wenders conferisce energia nuova alle fotografie e un rinnovato amore per il creato, che si anima nelle foreste tropicali dell’Amazzonia, del Congo, dell’Indonesia e della Nuova Guinea, nei ghiacciai dell’Antartide e nei deserti dell’Africa, nelle montagne dell’America, del Cile e della Siberia.

In linea di continuità con Tokyo-Ga, Buena Vista Social Club e Pina Bausch, ancora una volta il regista si lascia affascinare dall’uomo e ci lascia un ritratto potente di Salgado: la fotografia, immagine fissa e ferma nel tempo, comunica il moto e il tormento interiore dell’uomo.

Wenders dona alla fotografia di Salgado l’inganno del colore e rende accessibile la conoscenza dei luoghi battuti dal fotografo e della varia umanità che ha incontrato. Mette in scena il viaggio epico di Salgado fino al ritorno in quelle terre dove per lungo tempo è stato assente, ad Aimorés in Brasile, con la compagna di vita, sua moglie Lélia: [quote align=”center” color=”#999999″]“Qui sono nato ed è qui che morirò, il ciclo sarà chiuso”.[/quote]

Consigliato: assolutamente Si!

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Brigida Ranieri nasce il 21 luglio 1983. Dottore di ricerca in Filologia Classica e redattrice presso il Thesaurus Latinae Linguae a Monaco di Baviera, ora è ricercatrice all'Università degli Studi di Perugia. Ama leggere e viaggiare e vive la vita come in un romanzo russo o in un film in bianco e nero di Godard in compagnia di Jean Paul Belmondo.
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