10 cose da sapere per interisti delusi

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10 cose da sapere per interisti delusi
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Sampdoria-Inter chiude “in bellezza” un mese da incubo –quello decisivo– per l’Inter di Mancini, che manca tutti gli obiettivi minimi ed abbandona emotivamente la stagione 2014/2015 già nel mese di Marzo. Peggio dell’annata buia con Strama, peggio dell’anno scorso. Non è ancora il momento di bilanci definitivi, però è bene tenere in mente alcune cose.

10 cose da sapere per interisti delusi

1) Continuo a credere che il Mancio sia un allenatore sopravvalutato, ma è ora di iniziare a prendere seriamente in considerazione la parola progetto. Siamo stufi di stagioni iniziate con rinnovi ad allenatori mandati poi via dopo pochi mesi (vedi Mazzarri), stufi di seguire i media in quella piazza pubblica dove dopo una partita vinta sei una grande squadra, dopo una persa una catastrofe. I dirigenti non dovrebbero fare i tifosi: quindi se al Mancio è stato affidato un progetto le somme si tirano alla fine dei tre anni.

2) è stato un errore fare la campagna acquisti per Mazzarri e mandarlo via: sia ben inteso, non avremmo mai voluto vederlo allenare l’Inter o sarebbe stato interessante vederlo partire alla fine della stagione scorsa. Questi errori sono gli stessi della gestione Moratti, eppure non mi pare la “Curva Nord” se la prenda con l’indonesiano.

3) Stessi errori vecchi personaggi: Thohir ha innovato nel marketing, non in società. Sono rimasti Ausilio e Fassone, il peggio: noi tifosi ce la siamo presa con Branca, che aveva sì le sue responsabilità ma era ben lungi dall’essere l’unico ad aver sbagliato. Chi ha preso Dodò a 9 milioni? Chi Podolski in prestito lasciandoci senza sostituti di Icardi e Palacio? Chi ha rinnovato Mazzarri che aveva già un altro anno di contratto? Ecco, ci piacerebbe che come pagano gli allenatori così facciano i dirigenti. Tradotto: Ausilio e Fassone non li vogliamo più vedere, vogliamo un cambio vero della dirigenza.

4) Sottotitoli per il punto numero 3). Come ci siamo messi a pressione per il cambio allenatore, dovremmo farlo per un reale cambio di dirigenza. Basta con i riciclati in casa manco fossimo il Parlamento italiano. Tralasciamo le frasi simpatiche di Fassone ai tempi della sua (fallimentare) gestione della Juve. Chi siamo noi per prenderci gli scarti dei gobbi?

5) Un’altra situazione piuttosto “antipatica” è la questione fascia da capitano: non è facile trovare un rappresentante degno dopo l’epopea Javier Zanetti e bisognerebbe avere anche l’umiltà di ammettere quando si sbaglia: Ranocchia non è in grado di fare il capitano dell’Inter, non ha carisma ed invece di trascinare la squadra nei momenti difficili la porta giù con sé nel baratro. Chi potrebbe farlo: magari uno che se responsabilizzato può fare la differenza, come Guarin.

6) Prendiamo spunto dal non capitano dell’Inter per precisare anche di non poterne più delle dichiarazioni che sanno di presa in giro. Ranocchia che ad inizio anno parla di scudetto, Mancini che a -10 dalla terza parla di terzo posto. Se all’inizio era ossigeno, dopo ripetute sconfitte e pareggi bisognava forse stare zitti e lavorare invece di fare promesse da marinaio. Sanno proprio di presa per il culo.

7) Se proprio dobbiamo fare cassa visto il fallimento di quest’anno si prendano in considerazione profili come Handanovic, Kovacic o Hernanes. Per favore lasciate fuori Mauro Icardi, che in una stagione tanto deprimente ha fatto 15 gol, dimostrando di essere un campione. O vendiamo i migliori e ci teniamo i più scarsi?

8) Capitolo Kovacic: ci abbiamo creduto e un po’ sempre ci speriamo quando entra in campo, ma continuano le prove fallite dal giovane croato. Il fatto più preoccupante non è vederlo sbagliare, ma l’atteggiamento molle che ha in partite decisive, come quella di Europa League. Ci sono giocatori che bruciamo subito, altri che dopo anni ancora stiamo lì ad aspettare, vedi Ranocchia. Se non è ritenuto da Mancini un punto fermo ( e l’acquisto di Shaqiri non lo fa pensare), forse è meglio dare via Kovacic in squadre che lo facciano giocare con più continuità. Facendocelo pagare a peso d’oro, chiaro.

9) Capitolo giovani: possibile che con la carenza di attaccanti che abbiamo non ci sia stata una chance per Bonazzoli? Attaccante super promettente, le poche volte che è entrato ha sempre fatto bene. Invece di puntare su ex giocatori dall’impatto fortemente mediatico come Podolski, non era meglio buttare sul campo i gioielli della Primavera? Invece no, anzi: abbiamo venduto Bonazzoli alla Samp.

10) Da qui l’ultima considerazione: abbiamo sempre un vivaio giovani eccezionale, vinciamo quasi tutti gli anni a livello giovanile, poi in prima squadra di queste promesse neanche l’ombra. Un progetto sostenibile a livello economico forse dovrebbe partire proprio dai giovani che cresciamo in casa, senza doverli mandare in Inghilterra (vedi Santon) per poi riprenderli dopo anni quando siamo disperati, avendo riempito le fasce dei Jonathan e dei D’Ambrosio.

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Scatto in profondità, controllo e, prima del tiro, un impercettibile passo di danza che manda in tilt gli avversari e libera la porta. Tango Hesitation lo chiamano, un movimento sublime un cui tutto – il ritmo, la passione e anche un pallone – rimane sospeso per una frazione senza tempo. Arte e struggimento: il piede e il volto di Diego Milito.

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