Site icon Le Nius

Genny ‘a Carogna: perché in Italia serve il suo ok

genny 'a carogna
Reading Time: 4 minutes
L’infinita commedia all’italiana che sta recitando il nostro paese sul palcoscenico del mondo si popola di un nuovo personaggio, Genny ‘a carogna, e mette in scena l’ennesimo strabiliante atto, la finale di Coppa Italia di calcio. Fiorentina-Napoli dello scorso sabato sera è stata, bisogna dire, una rappresentazione perfetta, quasi didattica, dei meccanismi di funzionamento della società e della politica italiana. Gli ingredienti ci sono tutti: calcio, camorra, stato, famiglia.

Il trofeo in palio tra l’altro, la Coppa Italia, suona quasi come uno scherzo del destino; non sono solo i calciatori a contendersi la coppa, ma anche ultras, rappresentanti istituzionali, boss e imprenditori sembrano partecipare all’affollata competizione per alzare la coppa di chi meglio aderisce allo stereotipo dell’italiano tutto “calcio, mafia e famiglia”.

In tutto questo la figura di Genny ‘a carogna è sociologicamente fenomenale. Al tempo stesso capo ultras e figlio di un camorrista (probabile che il primo ruolo sia conseguenza del secondo) inevitabilmente concentra in sé un potere enorme. Che i capi ultras in generale abbiano potere è cosa risaputa e che prefetti, questori, presidenti e capitani debbano trattare con loro è strutturalmente sbagliato ma in certi momenti inevitabile.

Ieri sera era indubbiamente inevitabile. Dopo la sparatoria del pomeriggio la città di Roma era in ostaggio. Genny ‘a carogna ha avuto gioco facile a minacciare “se giocate facciamo il casino”, ed essendo non solo un capo ultras ma anche il figlio di un camorrista la minaccia valeva doppio. La trattativa è andata troppo per le lunghe e si è svolta in modo così spudorato davanti alle telecamere da farmi pensare che anche questo non fosse così casuale. In fondo sabato sera sia gli ultras sia la camorra hanno mostrato al mondo intero quanto valgono e quanto potere hanno.

Per quanto la decisione di giocare sia stata presa dal prefetto dopo avere sentito il questore di Roma, e sia stata avallata da un vertice informale in tribuna tra i presidenti del CONI Malagò, della Federcalcio Abete, della Lega Calcio Beretta, di Napoli e Fiorentina e addirittura il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, non è stato possibile applicarla finché il capitano del Napoli Marek Hamsik non ha avuto l’ok da Genny ‘a carogna.

Le istituzioni ne sono uscite a pezzi, se consideriamo che oltre ai sopra citati questore, prefetto, Presidente del Consiglio e autorità sportive è stato coinvolto anche il Presidente del Senato Grasso (seconda carica della Repubblica Italiana). È chiaro che l’immagine sgranata di Genny ‘a carogna con tanto di maglietta “Speziale libero” (già, Speziale, colui che a Catania uccise un polizotto, dunque un rappresentante dello Stato) trafigge soprattutto la credibilità delle istituzioni politiche e sportive del nostro paese.

Tuttavia sarebbe troppo facile fermarsi qua. Il fatto che per giocare la finale di Coppa Italia di calcio si debba trattare con elementi del calibro di Genny ‘a carogna è una questione strutturale, non è (solo) il frutto della mala gestione di una serata. Sabato sera bisognava fare così perché la struttura di un’organizzazione sociale non si cambia in una serata. E in questa struttura sociale Genny ‘a carogna è uomo di potere. Il potere che gli deriva dall’essere capo ultras e figlio di camorrista.

Per questo penso che iniziare a sparare a zero su “ma in che paese viviamo?” (rigorosamente con quindici punti interrogativi) sia un atteggiamento comprensibile ma vile. Perché di questa struttura sociale che conduce all’inevitabile “trattativa stato-mafia-calcio” siamo tutti parte anche se, è vero, con responsabilità diverse.

Non è un caso (o forse sì, ma è proprio un caso emblematico) che un ruolo importante nel cast di questa parodia dell’Italia ce l’avessero due dei più importanti imprenditori del nostro paese, Aurelio De Laurentis e Andrea Della Valle (figlio di Diego, comunque presente e frequentemente inquadrato in tribuna), come a simboleggiare che tutto in questo paese, politica ed economia, stato e mercato, istituzioni e imprese, deve passare per l’ok di un Genny ‘a carogna piazzato al posto giusto.

Questa storia sembra quindi sceneggiata ad uso didattico, per raccontare il funzionamento della società italiana, e così è agli occhi del mondo.

Tuttavia è stato un episodio talmente palese che non può filare così liscia. Oltre a trattenerci dal produrre lamentele sterili senza considerare le nostre responsabilità, evitiamo anche di fermarci alla superficie. In fondo che seguito ha Genny ‘a carogna? L’1% delle persone presenti allo stadio sabato sera? Esageriamo e facciamo anche il 5%?

Certo, ha un network importante, capace di influenzare calciatori e presidenti di società sportive, autorità sportive e politiche di prim’ordine, è, come si diceva, uomo di potere. Per questo tendiamo a riconoscere a Genny ‘a carogna un potenziale rappresentativo della società italiana. Per avere una visione più equilibrata dovremmo tuttavia riconoscere anche la presenza di quel 95-99%, certo silente e troppo spesso accondiscendente, ma comunque esistente.

È da questa fetta di società che può partire l’azione culturale e politica che toglie lo scettro del potere a Genny ‘a carogna. C’è da augurarsi che avvenga prima che De Laurentis ne faccia un film, dandogli il ruolo di protagonista.

Immagine | Genny ‘a carogna tributo Facebook

CONDIVIDI
Exit mobile version