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La riforma migratoria negli Stati Uniti, perenne illusione degli e delle indocumentati/e

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La macchina sognante è una rivista trimestrale online fondata da un gruppo di scrittori e poeti. La redazione di Le Nius sceglie un articolo per ogni numero e lo pubblica. Questo articolo è uscito sul numero 21 della rivista ed è scritto da Ilka Oliva Corado. Qui tutti gli articoli scelti da La Macchina Sognante.

Foto | Ndlon

Sin dal giorno dell’insediamento di Biden a presidente degli Stati Uniti, lo spirito della comunità latinoamericana è cambiato. Dalla paura e dal terrore provato nel governo Trump, ha sentito nuovamente l’entusiasmo del governo Obama che aveva promesso la Riforma Migratoria.

Ma ci sono cose che non cambiano perché così è cementato il sistema, a beneficio di pochi: far emergere dall’ombra gli indocumentati significherebbe, per coloro che li assumono e pagano con salari da miseria, riconoscerli come lavoratori con diritti, e li obbligherebbe a pagare loro uno stipendio giusto.

Da questo dipende il fatto che gli stessi latinos che un giorno sono stati indocumentati e sono riusciti ad ottenere il permesso di soggiorno nel Paese, non siano d’accordo con la riforma migratoria proposta da Biden. Sì, non c’è peggior nemico della tua stessa gente.

Negli Stati Uniti, tutti si approfittano degli indocumentati, ma ancor di più degli indocumentati latinoamericani che sono quelli che svolgono il lavoro più pesante. Imprese di giardinaggio, di costruzione, società di manutenzione, lavoro agricolo, tutti quelli che sanno che il latino ci lascia le penne sul lavoro, che lo fa bene e in poco tempo, che non si lamenta del salario, perché abbassa la testa per la sua condizione di indocumentato.

E colui che abusa non è necessariamente gringo, può essere asiatico, africano, europeo, latinoamericano. Qualunque attività commerciale o impresa è sostenuta dalla schiena degli indocumentati latinoamericani. Ovunque si cerchi, sono loro a reggerne le fondamenta.

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