Yuki Togashi e Markus Rehm

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Si chiamano Yuki Togashi e Markus Rehm e da due settimane stanno riempiendo i rotocalchi sportivi statunitensi e tedeschi.

Yuki Togashi

Yuki è un cestista nipponico di vent’anni che, durante un’amichevole di preparazione alla nuova stagione di NBA (la Summer League di Las Vegas), è sceso in campo con i Dallas Mavericks per segnare, con la tranquillità dei veterani, 12 punti in poco meno di 15 minuti, durante il suo esordio ufficiale nel basket a stelle e strisce.

Sin qui nulla di speciale (per quanto un giapponese che gioca in NBA non sia cosa da tutti i giorni), ma si tratta di un giocatore che è solito guardare i propri avversari dal basso verso l’alto: il “Toga”, come è stato subito soprannominato dagli attoniti tifosi sugli spalti, è alto 167 centimetri per poco meno di 70 chili di muscoli.

Muscoli, a dire il vero, non se ne vedono tanti – non ha quindi la fisicità di suoi “nobili” predecessori, quali M. Bogues o J.J. Barrea – ma la tecnica brilla sin dal più semplice dei tocchi di palla. In realtà Togashi non è una di quelle mascotte trovate sugli spalti ed erette a simbolo di una squadra in cerca di visibilità sui media nazionali, ma si tratta di una validissima guardia uscita dal liceo di Montrose Christian, scuola che ha diplomato Kevin Durant, craque della stagione cestistica recentemente conclusasi.

Che poi Yuki Togashi sia una persona dotata anche di un “cervello pensante”, caratteristica fondamentale per il ruolo ricoperto in campo, lo si apprende dalla sua breve biografia: ottenuta una borsa di studio per giocare a livello semiprofessionistico, Yuki preferì tornare in Giappone e diventare professionista viaggiando a quasi 16 punti e 8 assist di media, venendo quindi eletto nel quintetto base della lega giapponese di basket (il più giovane di sempre ad entrarci) nonché scelto come Mvp dell’All-Star Game con 23 punti e 5 assist.

Il resto della storia è dei giorni nostri, vista l’opportunità che gli scout dei Mavericks gli stanno concedendo, chiedendogli di provare con il professionismo USA: al riguardo Togashi non si monta la testa prevedendo, realisticamente parlando, un prossimo approdo nella D-League americana piuttosto che nella più ambita NBA.

Nel frattempo gioca e si allena con i compagni di squadra, montagne da superare, ma ben più basse dei pregiudizi del resto dell’ambiente.

Per ora tutti lo osservano incuriositi e divertiti dalle sue giocate, ma senza “equipararlo” ai suoi ben più noti colleghi e certi, a loro dire, che questa presenza stia semplicemente dando sfogo ai giornali in cerca dell’attenzione estiva dei lettori: può una caratteristica fisica pregiudicare, indipendentemente da un evidente talento, una partecipazione ad un campionato di alto livello?

Markus Rehm

Per inquadrare il “caso Markus Rehm” basterebbe dire che in Germania tutti lo hanno etichettato come il “Pistorius tedesco”. Il paragone, limitato all’ambito sportivo, è stato fatto per questo 25enne saltatore in lungo che settimana scorsa ha staccato tutti i suoi avversari con un salto di 8 metri e 24 centimetri, suscitando la gioia del pubblico accorso ad assistere ai campionati nazionali di atletica leggera.

In questo caso stiamo parlando del nuovo campione nazionale di salto in lungo (spodestato di 4 centimetri il famoso, non solo in patria, C. Reif) e anche di un ragazzo dotato di protesi al carbonio sotto il ginocchio destro.

Per i giornali nazionali quanto accaduto è equiparabile alla vittoria del Superenalotto: le testate germaniche avevano già riempito le pagine con articoli sui Mondiali vinti dalla formazione di Low, ed erano riuscite a mantenere alte le vendite raccontando delle settimane di festeggiamenti. Con questa ultim’ora si aspettano il tutto esaurito anche per i prossimi giorni.

Ovviamente l’Associazione Europea di atletica leggera ha indetto una riunione d’urgenza per comprendere il da farsi in merito, visto che la vittoria di cui sopra ha, di diritto, aperto a Markus le porte dei prossimi Campionati Europei di atletica leggera che si disputeranno a Zurigo a metà agosto.

Il tema non è di secondo ordine, ed il caso Pistorius (che ha partecipato alle Olimpiadi di Londra del 2012) non può essere un precedente da utilizzarsi per decidere se “accettare” o meno la presenza di Markus ai Campionati Europei.

Anche in questo caso, come per Yuki Togashi, l’equilibrio morale di Rehm prevale su tutto, inclusi i riflettori che d’acchito sono stati puntati su questo tranquillo ragazzo di Ulm: dolori e delusioni sono stati all’ordine del giorno sin dal compimento dei 14 anni quando subì l’amputazione della gamba destra. Per ora intende solo godersi la ribalta, in vista di prossimi appuntamenti.

Anche perché molti tecnici della disciplina esaltano le doti tecniche del giovanotto – si pensi che è già detentore del record di salto in lungo e che ai recenti campionati paralimpici di atletica leggera è giunto primo staccando la medaglia d’argento di quasi un metro e venti.

Ma dove inizia il merito di Markus e dove quello della protesi in carbonio?

@ Stuart Grout
Markus Rehm @ Stuart Grout

Queste due storie conducono ad un dibattito che difficilmente troverà la parola fine nelle prossime settimane: esiste un limite “fisico” per poter partecipare ad un campionato di “normodotati”? Cosa si intende per “normodotati” e quali sono le caratteristiche che identificano, univocamente, un”normodotato”? Ed infine, le limitazioni alla partecipazione ad un’attività sportiva – a livello agonistico – non portano con sé delle discriminazioni?

Immagine di copertina| The UMass Basketball Report

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Nato a Salerno qualche anno fa ma trapiantato a Milano sin dai primi dentini, cresco (si fa per dire) col pane e pallone quotidiano, accompagnandoli con una bicicletta, una racchetta da tennis, delle scarpe per correre, un costume per nuotare e tanto televideo da leggere alla pagina 200. Curioso, irrequieto, sperimentatore. Sognatore.

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